MUNDUS IMAGINALIS – Stazione prima

Cyrano o del vivere per procura
Suggestioni psicologiche intorno all’opera di Edmond Rostand

Cyrano - Il film di Jose Ferrer
Cyrano è un valente spadaccino, animo nobile e versato nelle arti, temuto per i suoi motti mordaci più ancora che per l’ottima lama. Non c’è poetica tenzone o sanguinoso duello da cui non esca arguto o furibondo vincitore, ma non è ugualmente un uomo felice.
Cyrano a sua volta è ferito, da gran tempo, di una piaga che non risana.
Un naso impossibile gli deturpa il volto, arcigno ostacolo a mutare la stima altrui in amore. Una bruttezza rara, suggestiva a vedersi, e severamente innominabile da chiunque non voglia esser passato a fil di spada.
Temuto, dicevamo, e stimato assai: amato, mai. Eppure, suo malgrado, Cyrano ama.
Cuore indomito in un volto ridicolo lui ama, e ama da sempre.
Rossana è l’unico tesoro che ambisce conquistare, ma mai e poi mai oserà dichiararsi.
Quel suo aspetto mostruoso non può che generare ribrezzo: ed egli tace.
Fino al giorno in cui Rossana si confida innamorata di un giovane cadetto, Cristiano.
Bel giovane ma timido, di rustica favella.
Povero Cyrano! una lama gli trapassa il cuore, sì, ma ne esce un fiotto di speranza: attraverso l’altro poterla amare, finalmente, a piena voce.
Così asseconda la di lei passione per il futile Cristiano, anzi diviene di quel cadetto il confidente, il suggeritore, il ventriloquo infine! prestando al suo animo grezzo le proprie infiammate parole. Favorisce il loro incontro e assiste da lontano al loro abbraccio, eppure ciò non distrugge il suo amore perchè anch’esso ne gode, in qualche tormentato modo: sue sono le parole che scaldano il cuore di lei, suo il potente affetto che ne risveglia i sensi. Altri in vece sua riceve le consolazioni dell’amore, ma questo è mille volte meglio che dichiararsi a lei nella vergogna, esporsi a quell’inevitabile ripulsa.
Cyrano vive per procura. Egli che non può permettersi l’amore, sospinge innanzi a sè la maschera, il bello aspetto dolorosamente costruito, che in vece sua gode e patisce.
Cyrano è colui che ama nel corpo di un altro, o in un corpo alienato.
Cyrano è spettatore della vita: languente e solitario, ma intoccabile.
Cyrano è tutti noi.

Per quanto ne sia passato di tempo, ognuno se vuole ricorda il giorno in cui perdette la propria innocenza sociale. E’ accaduto durante un gioco di mocciosi, o nel clima risentito di uno scontro familiare, tra i recinti del pollaio scolastico o in occasione della prima, spontanea offerta di sè. E’ il giorno in cui qualcuno o qualcosa ti ha fatto vergognare, duramente e nel profondo, non di ciò che dicevi o facevi ma di ciò che sei.
Nudo e deriso, te ne sei fuggito come Adamo dall’Eden, e hai capito che da allora avresti dovuto ripresentarti quattro dita di corazza, e preferibilmente con qualcosa di luccicante in mano che agli altri piacesse o quantomeno incutesse rispetto, ma soprattutto proteggendo ad ogni costo la tua inferiorità, quella che d’ora in poi non avresti osato mostrare e dichiarare neanche a te stesso. Di che si tratta?
Un naso enorme, un piccolo pene, parentele meschine o un desiderio inconfessabile, il fantasma di una colpa, una vergogna nascosta qualunque. Tutto ciò che impedisce all’ amor proprio di conferire alla persona il coraggio della piena presenza.
E’ per questo che hai chinato il capo e sei fuggito quel giorno, via da tutti, e hai odiato te, il tuo corpo e le tue origini, perchè hai pensato che nessuno al mondo ti avrebbe amato mai in questa forma. Ma è durato poco il tuo isolamento: proprio in quel momento ti è venuto in aiuto l’homo faber che è l’angelo custode dell’uomo moderno. Non proprio un Mefistofele, ha piuttosto l’aspetto di un coboldo o di un nano: un pensiero terrigno, efficace. La soluzione, dice, è a portata di mano.
Segregare l’obbrobrio, e forgiare al suo posto un più onesto sembiante.
Prima hai fatto incetta di immagini: ruoli di successo, andature e compagnie, buone battute come cravatte da indossare e soprattutto tutto ciò che è ritenuto dai tuoi simili desiderabile. Poi hai cominciato a scolpire un manichino: posture, nutrimenti e weltanschaaung, uno stile domestico e uno da passeggio. Hai pensato: ora avrò viso, portamento e parole, tutto senza rischiare di soffrire orribilmente come allora.
E il resto, l’inguardabile, la ferita mai sana? E’ al sicuro.
Nella torre del conte c’è un figlio mostruoso, nei sotterranei del palazzo un Minotauro, ma non è questo che vedranno i visitatori della comitiva domenicale.
Solo, bisognerà nutrirlo, il meschino. Con che? Non hai mai del tutto risolto il problema.
Diciamo che ogni tanto si prende qualcosa. Attento: la sua voracità è imprevedibile.
Nel complesso la cosa ha funzionato, ma la notte qualcosa mugola dal labirinto e, di giorno, la tua vita sociale somiglia a un vaudeville. I dialoghi sono deducibili dai ruoli, e ogni tanto serve uno scambio di persona per dare una parvenza di vita al meccanismo. Anche a letto, ammettiamolo, sei teso come una comparsa o debordante come un istrione, tu che ormai sei la cinepresa di te stesso.
Tu, e il pupazzo che hai mandato a vivere al posto tuo.

Cyrano ama, solo Cristiano è amato.
Nello spazio tra essi, si consuma la tua assenza.

6 pensieri su “MUNDUS IMAGINALIS – Stazione prima

  1. fabry2007

    una sintesi impeccabile della condizione umana. se ne esce solo se entra in ballo una misteriosa contingenza, sin dall’antichità definita amicizia. ma il problema rimane la società, macchiata da un peccato irredimibile, proprio perché sociologicamente inevitabile.
    ricordo una bella canzone di Guccini. triste, come quasi tutte le sue.
    fabrizio

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  2. vbinaghi

    Dai ragazzi, su con la vita, prometto che i prossimi post conterranno anche impieghi più felici dell’immaginario: l’icona, ad esempio, anzichè il sosia o l’idolo.

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  3. marino

    Il Cyrano di Binaghi mi é piaciuto moltissimo, in attesa di gustare le icone che ci annuncia, e il suo libro che leggo uscirà a breve
    marino

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  4. Marco Saya

    Si, un alter-ego a misura degli altri che prende il sopravvento…Una società di cloni, così la definisco io, dominata dalla mediocrità di un potere asservito a modelli morti e bi-sepolti. Bel testo! Pensa, Valter, che quando ero bambino, il mio problema non era il naso ma la mano, quella sinistra, ero un maledetto mancino. A quei tempi, questo significava l’ostracismo sociale, una maestrina novantenne che mi metteva dietro alla lavagna con i compagnucci che mi deridevano e che mi tiravano le noccioline…Penso che il diavolo l’abbia poi accolta in gloria…la maestrina…

    A presto
    Marco

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