Il periodo d’oro del Rock ‘n’ Roll (1950 -1964) – I° parte

Abbiamo visto nelle precedenti puntate come il movimento del Jazz abbia influenzato il Blues e come assieme siano sorti storicamente e si siano sempre intrecciati, condizionandosi l’uno con l’altro come due gemellino che, se pur distanti, sentono il reciproco respiro!

Anche oggi le dinamiche interattive sono sempre le medesime e se talvolta le condizioni sociopolitiche si sono modificate e svuotate degli antichi significati rimane la continuità di una musica “totale” che assorbe come un contenitore senza fondo tutto cio che fermenta e poi si deposita, alimentando un fuocherello che, forse, aspetta nuovi paletti, agenti esterni pronti a rinvigorirlo e a dargli quella forza che solo “una nuova rivoluzione” può portare.

A tal proposito

Torniamo ora un passo indietro per iniziare ad analizzare una corrente musicale che ha dato moltissimo e che oggi continua a vivere nel ricordo di vecchi e gloriosi miti. Mi riferisco al Rock ‘n’ Roll, non solo una musica ,sarebbe riduttivo, ma un coacervo di tendenze, miscugli musicali, riflessi sociali, culturali e politici di un’america post bellica imbevuta di perbenismo e scossa da un boom economico senza precedenti.

E allora cominciamo

L’origine del termine Rock ‘n’ Roll (che significa”dondola e rotola”) sembra da attribuirsi ad Alan Freed, un noto DJ degli anni Cinquanta.

Verso la fine degli anni ’40 la parola d’ordine che circolava nell’ambiente discografico era: “Portatemi un bianco che canti come un nero e la nostra fortuna sarà fatta…”
Senza volerlo i boss del mercato discografico avevano già indicato, grosso modo, quali sarebbero state le connotazioni musicali della nuova musica giovane e arrabbiata, appunto del Rock ‘n’ Roll.

Il Rock è una musica che si è sviluppata nel corso di duecento anni, dalla musica campagnola o contadina bianca e nera, dalla musica black dei ghetti, dalle sonorità del jazz e delle Big Bands.
Possiamo affermare che rappresenta un incrocio tra il Country (la musica della campagna) e il Blues. Si può, dunque, ragionevolmente sostenere come alle radici del Rock ‘n’ Roll ci siano come al solito le due anime americane: quella nera e quella bianca, il blues e la canzonetta popolare , o “pop”, di consumo, il Rhythm and Blues e la Country & Western Music.

In sintesi e parafrasando la celebre definizione che Jain Lang ha dato del Jazz classico, potremmo dire che il Rock ‘n’ Roll è figlio di un matrimonio misto. Nè il nero da solo, nè il bianco da solo avrebbero potuto dargli vita. E’ una canzone bianca cantata da un nero, una melodia spesso molto semplice rinvigorita dal “beat” negro-africano. Ma quando questi due filoni confluirono in un’unica forma espressiva…?
La data risale agli inizi degli anni Cinquanta, quando il Rhythm & Blues si spaccò in due tronconi, un’operazione resa necessaria dall’inquinamento che il R&B (Rhythm & Blues) aveva sofferto dal suo contatto con la Country & Western Music.
Una parte del R&B annacquato dal Country si scolorò, si addolcì perdendo i suoi accenti aspri e sanguigni, diventando così R&R (Rock ‘n’ Roll). Ma l’altra parte, quella fedele alle sue qualità naturali, accentuò , quasi per legge di compensazione, le sue connotazioni razziali diventando Soul Music, ovvero la musica dell’anima.

(NON VOGLIO) APPENDERE LE MIE SCARPE DA ROCK AND ROLL
parole e musica Chuck Willis (1928-1958)

La mia ragazza mi ha detto
che non ama questo rock and roll
Ma cara, cara, ti prego
Cara, non capisci proprio
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Ho una sensazione come dei vecchi tempi
Ogni volta che sento il blues
Mi hanno detto: “Trovati un lavoro
e poniti un traguardo”
Ma loro non sono in grado di comprendere
Voglio solo ballare il rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Mi succede qualcosa
Ogni volta che ascolto il blues
Farò i lavori domestici
Ripulirò il cortile tutti i giorni
Laverò persino i piatti
Farò tutto quello che mi chiedi
Dicono che il rock and roll
ben presto sparirà
Ma lascia che ti dica
che il rock and roll è qui per restare
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Ho una sensazione di benessere
Ogni volta che ascolto il blues
Magari qualcuno mi dirà pure
che mi mette il diavolo in corpo
Ma sono tutte cazzate
Io voglio solo fare del rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
Non voglio appendere le mie scarpe da rock and roll
I miei piedi hanno bisogno di muoversi
Ogni volta che ascolto il blues

12 pensieri su “Il periodo d’oro del Rock ‘n’ Roll (1950 -1964) – I° parte

  1. Mauro Righi

    Ciao Marco,

    leggendoti mi è venuto in mente Otis Redding, un R&B annacquato in parte dal country, penso alla splendida the dock of the bay.

    Mauro

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  2. vbinaghi

    Risentiti tutti i big di allora e tolto Elvis, che del roch’n roll è stato soprattutto l’icona, musicalmente farei due nomi su tutti: Eddie Cochrane, una meteora irripetibile, e Chuck Berry, il nero che ha confezionato la musica del diavolo per i bianchi. Un vero maestro: Keith Richards ha imparato quasi tutto da lui.

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  3. Marco Saya

    Non dimentichiamochi, Valter, anche Bill Haley, forse, la prima R&R Star. Ciò avvenne , molto probabilmente, perchè un suo brano, Rock Around the Clock, fu inserito nella colonna sonora del film “Blackboard Jungle” (Il seme della Violenza del 1955)

    Marco

    Ps. Si, Mauro, Otis e altri hanno rivestito di soul la loro tradizione country.

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  4. Luca Ariano

    Che bel post!Io adoro il rock. Preferisco quello fine anni ’60, anni ’70. Il mio genere preferito è il prog. Impazzisco per i Pink Floyd,Camel,Yes, ecc…Non vedo l’ora di leggere quelle puntate. Sono un estimatore del programma Area Protetta di Franco Mancinelli su radio Capital che alla sera ripropone tanta buona musica di quegli anni. Mi rendo conto che tanti mie coetanei, anzi forse quelli di qualche anno più giovani, non amano questo tipo di musica, però, a mio modesto parere, è stupenda…
    Un caro saluto

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  5. Marco Saya

    @Luca

    il rock fine anni 60, inizio 70 rappresenta, forse, il periodo migliore. Come non citare,anche, i Led, Deep Purple, e poi sul versante pop-jazz-blues i Blood Sweet and Tears e i Chicago? A parte che, poi, dovremmo differenziare stilisticamente in quel periodo la musica anglosassone da quella d’oltreoceano.

    @Chiara

    Ike Turner, son contento che l’hai citato, un autentico genio dimenticato per la sua esasperata sregolatezza e per le sue mancate collaborazioni con i grandi (vedasi Jimi), ci è rimasta la sua versione di Proud Mary.

    Marco

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  6. mario pandiani

    Io quando ti leggo mi prudono le mani, ma non importa amiamo la stessa musica.
    Elvis non fu solo un’icona, direi che è stato il più grande interprete e il modulo vivente dello scippo al blues che fu il R&R.
    James Brown racconta molti aneddoti sui suoi incontri con Elvis, di come cercasse in ogni modo di assorbire il modo nero di cantare, in questo credo che allora fosse sincero, infatti i pezzi incisi per la Sun records sono indimenticabili e segnarono profondamente la sua generazione.

    Nel ’53 Leiber e Stoller scrivono insieme a Big Mama Thornton una canzone che diventerà l’emblema del R&R nella sua valenza “ribelle” che in fondo è quello che lo caratterizzò maggiormente: Hound dog.
    Fu un successo enorme, vendette due milioni di copie, e Big Mama incassò ben 500 dollari (!), non vollero riconoscerle i diritti delle parole scritte da lei e che i meglio rappresentati legalmente L&S dicevano proprie.
    Più o meno tutti conosciamo cosa significò l’esibizione televisiva di Elvis (che diventò Pelvis e vendette un numero incalcolabile di copie) di quello stesso pezzo riarrangiato.

    Nel blues degli anni cinquanta ci sono già tutti gli stilemi del R&R, (l’influenza gentile di Hank Williams venne presto segregata dalla grande spaccatura che divise presto il R&R tra country e rock), ma manca quella carica generazionale che diede agli “imitatori” di Elvis tanto successo e diffusione e che non essendo politica ne segnò il tramonto negli anni ’60.
    Il blues non tramontò perchè il blues è eterno.
    Eddie Cochran è certamente il più amato da me, con il primo Elvis evidentemente, Gene Vincent e Jerry Lee Lewis, lui morì presto e gli altri rifiutarono la trasformazione in rock della loro musica, del re sappiamo la triste vicenda.

    “Spesso mi hanno chiesto di suonare più “acid”, ma io sono nato rock ‘n roller e morirò rock ‘n roller”
    Diceva Gene Vincent quando suonava solo più in localini del sud di fronte a pochi nostalgici.

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  7. Marco Saya

    Di Elvis, Mario, devo ancora parlare…ma ti anticipo qualcosa sperando che non ti prudano più le mani…

    “E’ stato lui a dare il via a tutto” hanno dichiarato i Beatles.
    Con un approccio più esplicito Jerry Rubin ha scritto: “Elvis Presley sbattè fuori Einsenhower facendo vorticare i nostri giovani corpi irrigiditi e ridestantisi…il suo fu un ritmo che svegliò gli istinti repressi…(con lui) nacque la nuova sinistra, figlio predestinato, espulso dal bacino rotante di Elvis”.

    Come ho scritto i primi anni ’50 videro il sorgere del Rock’n Roll per indicare questa nuova direzione della musica popolare, la quale degenerò rapidamente inseguendo la voglia travolgente di ritmo dei giovani dal momento che più che un genere si trattava di un ballo mozzafiato all’insegna delle piroette più sfrenate e narcisistiche. Il dopoguerra aveva rappresentato nella società Americana anche la fine di un periodo di perbenismo puritano. I giovani cominciarono a sentirsi attratti da atteggiamenti anticonformisti e ribelli in opposizione a un maccartismo dilagante.

    Il Rock’n Roll con quel tanto di sensualità e di violenza rispondeva a questa loro esigenza di pseudo libertà, esso fu la sintesi musicale e sociale della civiltà americana degli anni Cinquanta in quanto troviamo l’identificazione urlo-frenesia, ballo-sesso, chitarra-successo, ritmo-automobile.

    A tal proposito pensiamo al mito cinematografico James Dean, idolo per la quasi totalità dei teenagers di quel periodo.
    Il Rock’n Roll riproduce in musica i suoni stridenti, frenetici, brutali, violenti e ripetitivi della metropoli. Nasce infatti dalla fusione di traffico, marciapiedi, autostrade, scuole, bar, bowling, cinema ecc. Esso è in effetti la prima forma di cultura musicale che celebra senza riserve quelle caratteristiche della vita cittadina che erano stati additate come mali del secolo dagli uomini di cultura. Se consideriamo poi la musica commerciale di questi ultimi anni potremmo stabilire dei parallelismi molto vicini e di continuità con il quotidiano sociale del tempo che viviamo…
    Anche se scaturisce da un meccanismo economico-capitalistico il Rock’n Roll è una musica di rottura perché, in qualche modo, ridicolizza la musica leggera sdolcinata e mielina, avvicina per la prima volta il pubblico giovane bianco alla musica dei neri, e soprattutto consacra il ribellismo giovanile.
    Allo stesso tempo però esso è anche un fenomeno conformista in quanto il Rock’n Roll visse all’insegna dei peggiori pregiudizi americani: maschilismo e razzismo. Il Rocker era scandaloso perché era modello d’incitazione alla delinquenza per i maschi ed alla prostituzione per le donne, ma in realtà esso dava grande valore alla potenza e alla virilità ponendo il maschio in una posizione di supremazia sulla donna.
    In genere comunque il giovane che ascolta il Rock’n Roll è un ragazzo che cerca l’evasione dai problemi del mondo.

    Sempre tuo, spero…
    Marco

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  8. Marco Saya

    Non dirlo a me, Gian Ruggero, in questo momento sto ascoltando il mio album preferito: Let it Bleed dei Rolling e precisamente you can’t always get what tou want.

    🙂

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  9. lucaariano

    @Marco hai citato tutti gruppi che mi piacciono molto, in particolare impazzisco per i Led Zeppelin! Complimenti ancora..
    Un caro saluto

    Rispondi

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