Provocazione in forma d’apologo 13

Nella mia piccola e bellissima chiesa, oltre a preti anziani, missionari a riposo, c’è un prete giovane, straniero.

Di rado dice Messa, per lo più si limita a predisporre l’altare.
È sempre accigliato, le rare volte in cui celebra lo fa quasi con rabbia.
Forse non accetta di dover esercitare la sua missione qui, in una chiesa troppo bella, nel centro di una grande città del ricco Occidente.
Vorrei, proprio io, quello che sta sempre in piedi vicino all’entrata senza osare accostarsi di più, fermarlo mentre passa di fretta, dirgli: “Non se ne vada, Padre, la vera terra di missione oggi è questa. Fra pochi giorni è Pasqua, la Croce ha una promessa anche per noi!”.

8 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 13

  1. elena f.

    non credo che la rabbia nella celebrazione dipenda dal luogo in cui si celebra: mi fa pensare di più a problemi personali irrisolti infatti se non è cieco quel prete dovrebbe avere ben chiaro il bisogno di spirito della nostra società e la necessità, su questo sì concordo, che si inizi di nuovo a testimoniare la croce nell’occidente opulento e moribondo perchè affamato d’amore
    ma siamo sicuri che l’occidente vorrà ascoltare?

    saluto tutti

    elena f

    ps
    mi è piaciuta molto l’immagine dello stare in piedi vicino all’entrata (fuori o dentro?), mi ha ricordato il pubblicano perdonato

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  2. Fabio Brotto

    L’età media dei preti in Italia è come quella degli insegnanti: alta. Nella scuola elementare parrocchiale che frequenta mio figlio, le quattro suore hanno un’età media di settantacinque anni. Io credo che sia un segno. Un segno dall’alto.

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  3. Roberto Rossi Testa

    Cari amici,
    il prete in questione è sudamericano e non credo ci sia bisogno di pensare a suoi problemi personali quando basta guardarsi intorno per vederne a iosa, di problemi in grado d’ispirare una sacrosanta rabbia, solo che si abbiano gli occhi. Quella dello stare sulla soglia non è un’immagine letteraria; almeno, non principalmente.
    Un saluto e buona Pasqua,
    Roberto

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  4. Carla

    hai proprio ragione Roberto!
    e su questo non ci piove!
    Brutta bestia la rabbia…
    Buona Pasqua anche a te!
    e un abbraccio

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  5. elena f.

    un prete se è prete la rabbia non dovrebbe portarla sull’altare, che è il luogo in cui Dio stesso si mostra capace di prendere su di sè la miseria umana, tutta la miseria umana per trasfigurarla , l’altare cristiano è il luogo per eccellenza dove Dio manifesta quanto siamo lontani dal suo cuore quando giudichiamo il mondo perchè lui non lo ha giudicato se n’è fatto carico, l’ha portato in spalla fino al golgotha e lì vi è rimasto appeso , quelle braccia spalancate, quelle mani confitte dai chiodi sono testimonianza di un Dio che ama.

    non è con la rabbia che si testimonia la croce.

    saluto tutti

    elena f

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  6. massimo

    cari, al di là del sentimento che prova il giovane prete, su cui non saprei dire nulla – è questo che l’importante, secondo me: il sentimento di Roberto; la pietas che lo prova a notare che quest’uomo ha un dolore. Simone Weil scrive che bisogna essere perfetti, quasi divini, per poter chiedere ad un nostro simile: qual è il tuo tormento? Roberto ha cuore, e si è posto il problema: è una cosa rara e importantissima. vi abbraccio tutti, ciao
    massimo

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  7. Roberto Rossi Testa

    A volte non abbiamo modo di prenderci cura dell’altro se non preoccupandoci, e magari ricavandone un sentimento d’impotenza che si esprime in una rabbia non arginabile né mascherabile.
    Non dico che capiti a tutti, ma per molti è così.
    Poter risolvere i problemi è raro, almeno prenderli in considerazione ci porta a prendere in considerazione noi stessi e gli altri, specchiandoci gli uni negli altri.
    Ancora un saluto, e grazie,
    Roberto

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