Chin P’ing Mei: Che è l’uomo, che è mai il potere?

di Giorgio Morale

“… racconti che si incrociano lasciando all’alternanza libera di gesti, di azioni e di accoppiamenti, il compito di rivelare il segreto di ogni avvicinamento sessuale. Un diario erotico che ricostruisce il profilo di una passione erotica e sentimentale, senza caricarla di troppi significati sottintesi, ma anzi lasciando che la fisicità pura prenda lentamente il sopravvento, celebrando la gioia della carnalità al femminile, la bellezza del corpo maschile, la magia dell’avvicinamento e della seduzione”.
Così una nota casa editrice italiana presenta una raccolta di racconti erotici inserita nel proprio catalogo.

Anch’io ho avuto la sensazione di una leggerezza priva di “troppi significati sottintesi” nel leggere qualche esemplare di letteratura erotica. Ma Chin P’ing Mei non è inquadrabile in questo tipo di testi. Anzi, presentarlo come un romanzo erotico, sbattendo in copertina la raffigurazione di un amplesso, non reca un buon servizio al libro: attira lettori che poi ne rimangono delusi, mentre ne respinge altri che potrebbero essere in grado di apprezzarlo.

Basti leggere la poesia posta come incipit (anche all’interno del romanzo sono inserite delle poesie come sigillo lirico di alcune scene):

“Che è l’uomo, che è mai il potere?
Tutte le cose sono passeggere.
I flauti si sono incurvati, le arpe han perduto le corde.
I canti del passato da tanto non son più cantati.
Hanno avuto la loro giornata…

… Quelli che amavano e facevan baldoria
da tanto in polvere debbon esser tornati”.

Presento questo, che è il più grande romanzo cinese e secondo me tra i più grandi in assoluto, sulla Bottega di Lettura, nella serie dei Maestri dell’altro mondo.

5 pensieri su “Chin P’ing Mei: Che è l’uomo, che è mai il potere?

  1. vbinaghi

    L’ho letto tanti anni fa e mi aveva aperto uno squarcio su un mondo che non conoscevo affatto, dove poi poco a poco sono entrate altre letture e qualche ottimo film. Definirlo a partire dalle situazioni scollacciate è riduttivo, come lo sarebbe per il decamerone.

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  2. Giorgio

    E’ vero, Valter, Chin P’ing Mei apre un mondo, ed è di respiro così ampio che gli unici termini di paragone che mi vengono in mente sono le opere più alte della letteratura occidentale.
    Rispetto alla questione delle situazioni scollacciate, basti pensare che le scene più crude e insopportabili sono quelle che riguardano gli assassini e le maleazioni: in particolare, le morti del protagonista e del marito di Loto d’Oro, che ho riportato nella mia lettura.
    Mi paiono tutte quante funzionali allo scopo del libro, che è la denuncia della corruzione del potere e dei suoi accoliti.
    Anche la soluzione indicata mi pare chiara: l’uscita dalla catena del male è nell’educazione.

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  3. Giorgio

    Grazie, Paola, mi fa piacere incontrare qualcuno che conosce questo libro.
    Quando leggo che per una nostra nota sinologa la letteratura cinese è qualitativamente la più alta – e quantitativamente sappiamo: più di 2500 anni di storia e un Paese che è un continente – desidererei conoscere di più di quel poco che ci è permesso…

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  4. paola

    sono d’accordo. Giorgio.
    ho lo stesso pensiero (di aprrofondimento) anche verso i poeti cinesi.
    grazie a te della risposta
    a rileggersi
    paola

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