I due soli scampati dal naufragio sulla scialuppa litigavano aspramente per ogni cosa, ma specialmente per la rotta da tenere.
Quando giunsero su un’isola nessuno dei due la riconobbe come una meta accettabile per sé, e ne incolpava l’altro.
Dopo aver tanto litigato per salvarsi la pelle, su quell’isola dove trascorsero il resto delle loro esistenze smisero persino di rivolgersi la parola.
Il figlio nato dai loro scontrosi amplessi sulla scialuppa, e che sarebbe poi diventato il re dell’isola, dovette crescere e imparare tutto da solo.

In effetti ogni città è un’isola a sè…
Ciao
Marco
a volte si è più soli in compagnia.
un saluto
carla
Sì, siamo monadi che hanno bisogno di altre monadi.
Ho sempre pensato che tutto ciò che conta nasce in solitudine, ma che poi deve potersi aprire, altrimenti muore senza realizzarsi pienamente.
E la speranza, comunque, è sempre quella di non rimanere gocce ma diventare mare.
Un caro saluto,
Roberto
oltre l’apologo e in esso e nel richiamo alla concordia, noto un tragico erotismo, anche un po’ mistico. grazie.
Gustosissimo, l’apologo. Accade spesso così, in tutte le isole. Ho qualche dubbio, però, che due genitori litigiosi possano allevare un re. O diventa re di un’isola desertA?
L’accidentalità e necessità di convivenza – caso estremo, qui, ma non così dissimile da quelle coatte familiari, lavorative, sociali – rispetto a quella elettiva sulla base dell’affetto e della stima – mi sembra l’aspetto focale, il monito sotteso; le cellule disaggregate che non cementano tra loro, generando disarmonia, metastasi, re senza regno.
Grazie, Roberto
Giovanni
Giovanni e Giovanni (#5 e #6),
grazie, avete toccato il punto. “Re senza regno” e “re di un’isola deserta” sono appunto le sigle di un’aporia che viviamo tutti anche senza accorgecene. Confesso inoltre, se ce ne fosse bisogno, di aver qui fatto precipitare varie suggestioni, da certi passi delle Scritture al romanzo filosofico di Ibn Tufayl.
Grazie infine a Marina per aver colto il mio erotismo tragico e mistico.
Un caro saluto,
Roberto
sempre bellissimo, e paradossale come un koan zen… grazie – mi fa sorridere quell’essere re dell’isola: dunque non era disabitata (o almeno l’apologo non la dice deserta). c’era un popolo su cui regnare. e il figlio trovò gli altri, ebbe il suo ruolo senza chiudersi nel litigio! oppure: era disabitata, ma il figlio imparò qualcosa. e imparando creò, in un certo senso… perfetto, bellissimo
massimo
Caro Massimo,
anche quando non conoscevo ancora questa parola ho sempre pensato che tutto non fosse altro che un gigantesco koan.
Vivendola, la contraddizione a poco a poco si scioglie…
Un caro saluto,
Roberto