Durante un tragitto in auto in una zona che conosceva poco Erre si smarrì quasi nel nulla a causa di una grande nebbia calata d’un tratto.
Dopo aver proceduto per un po’ a caso Erre notò a lato della strada delle fioche luci e decise di fermarsi a chiedere dove si trovasse e come raggiungere la città più vicina. Sceso dall’auto si trovò in uno spiazzo dov’erano montate le modeste attrazioni di un modestissimo luna-park. Come, dato il tempaccio, era ovvio, in giro nemmeno un’anima. Ma quando infine Erre giunse davanti all’ultimo baraccone, un tirassegno, vide che dietro al banco c’era una bionda vistosa, giusto il tipo che ci si aspetta d’incontrare in posti del genere. Erre le fece la sua richiesta d’informazioni ma lei, come se non lo avesse udito, gli snocciolò la rituale formuletta di sfida: “Lei sembra un uomo coraggioso. Provi a spaccarsi la faccia. Chi non ci prova la perde”. Erre guardò alle spalle della donna: in effetti, invece degli abituali bersagli, c’erano dei piccoli specchi. Erre annuì, prese un fucile dal banco, mirò e sparò. Centro al primo colpo. “Così si deve fare” approvò la donna e stava per consegnargli il solito premio, una cornicetta di latta, ma Erre la fermò: “Niente cornici vuote. Mi dia piuttosto ciò che resta del mio specchio”. La donna in silenzio ubbidì ed Erre, pagato il colpo, senz’altro si allontanò. Tornato alla guida riprese ad errare a casaccio, poi la nebbia s’alzò e lui in un modo o nell’altro riuscì a ritrovare la strada.
Una volta a casa, Erre andò alla sua scrivania e mise ciò che restava dello specchio nel primo cassetto, e prese poi l’abitudine di tirarlo fuori ogni tanto e di guardarci dentro.

Mi viene in mente “il ritratto di Dorian Gray”…
ciao Roberto
carla
Non c’è sicuramente modo migliore per ritrovarsi, riappropriarsi di sè, superarsi…
Scritto bene, mi piace molto questa formula densa, nel cuore dei cincetti
*cincetti*
ehm…concetti.