Nello studio vuoto, sull’ultima pagina scritta da un vecchio scrittore (l’inchiostro è ancora fresco), si legge:
“Non leggete oltre questa pagina, né quello che segue.
Com’era inciso su una vecchia pendola, non contate le ore, vivetele.
Soffiatevi il naso.
Parlate con chi è solo.
Rialzate chi è caduto.
Rialzate, se potete, voi stessi.
Ma non leggete oltre questa pagina, né quello che segue”.

chi è lo scrittore, un profeta?
la vanità ci spinge sempre oltre quell’oltre che dovrebbe bastare.
ps.
come mi piacciono le tue “provocazioni in forma d’apologo”, Roberto!
🙂
Cara Carla,
questo post parla di due cose che mi stanno particolarmente a cuore: 1)della forte tensione fra espresso e inespresso insita in ogni forma di comunicazione;
2)della necessarietà dell’espressione e, nel contempo,
di una forma di profanazione che le è connessa, e quindi di una pena da scontare che ne deriva.
Insomma, per dirla con un aforisma che ho letto di recente, la saggezza consisterebbe nell’avere delle cose da dire, e tuttavia nel tacerle. Ma il più delle volte l’artista non riesce a trattenersi, e perciò ne paga il (giusto?) fio.
Un caro saluto,
Roberto
ciao Roberto
“…la saggezza consisterebbe nell’avere delle cose da dire, e tuttavia nel tacerle. Ma il più delle volte l’artista non riesce a trattenersi …”
la saggezza sta anche nel fermarsi dove ci hanno suggerito. Ma se è stato scritto perchè non leggere? non andare oltre? potrebbe esserci qualcosa di meraviglioso che sarebbe un peccato non aver letto oppure un nulla che ci delude ma sicuramente avremmo eliminato un dubbio.
curiosa per natura l’invito sarebbe troppo allettante come davanti ad una porta chiusa, magari bussando prima.
ciao
Stella
Cara Stella,
quella della conoscenza (con la maiuscola o con la minuscola)può essere una tentazione come le altre. Anzi no: può essere la tentazione per eccellenza.
Un caro saluto,
Roberto