Provocazione in forma d’apologo 26

Erre, poeta quasi vecchio e senza gloria, trova su una bancarella l’opera omnia di un poeta laureato di poco più anziano di lui. “Un boss editoriale, uno dell’altra parte.”

Erre si era sempre fatto un vanto di non averlo mai letto, e quando proprio gliene erano capitati sotto gli occhi due versi non gli avevano suscitato altro che sogghigni e motteggi. Ma questa volta prende il volume e lo scorre, trovandovi persino una cert’aria familiare; sicché, magari anche per la tenuità del pezzo, lo acquista e se lo porta a casa.
Nella notte Erre si sveglia di soprassalto, colto da una delle sue crisi; e in attesa che le solite pillole facciano effetto va allo scaffale, ne estrae l’ultimo acquisto ed incomincia a leggerlo. Davanti agli occhi gli si dipana allora la storia di una vita segnata, per alcuni versi così simile alla sua, espressa fin dall’inizio in un linguaggio che per lui è stata un’ardua conquista della maturità.
L’angoscia di Erre, nel partecipare a quelle vicende, raddoppia, ma la lettura lo fa sentire in qualche modo meno solo, anche se, forse irrimediabilmente, uno sciocco, per non dire il peggior nemico di se stesso.
Quante cose avrebbero avuto da dirsi! Eppure, ogni volta che che lo avevano esortato a informarsi e a ponderare meglio, ogni volta che, negli intervalli di qualche convegno, gli avevano addirittura offerto di presentarlo all’altro, Erre con alzate di spalle e sopraccigli aveva risposto NO!, sempre NO!
Ecco, un’altra delle troppe occasioni – in primo luogo umane – sciupate a causa del suo ferreo pregiudizio, del suo cieco orgoglio. E adesso è tardi per tutto, tranne che per capire…
Erre avverte che il sonno sta per tornare e prima di chiudere gli occhi pensa che non gli importa di vivere ancora a lungo, ma spera, nel poco o nel molto che gli resta, di poter abbattere i cumuli di prevenzioni che hanno ostruito le vie della sua arte, come della sua vita.
Morire alla fine, sarà bene; ma prima di chiudere gli occhi per sempre bisognerà finalmente riuscire ad aprirli; ad aprirli davvero.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 26

  1. carla

    Bentornato, Roberto!

    una bella abitudine sarebbe quella di pulire spesso gli occhi, liberandoli da quella patina sottile che spesso ci offusca la vista.
    L’essenziale sta dietro.
    dentro.

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  2. fabry2007

    per aprire gli occhi bisogna averli. oggi si vedono molte orbite vuote. ma qualcosa di nuovo può sempre nascere. per questo, grazie.

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