Qualche tempo fa Erre ebbe una delle sue solite visioni di veglia. Si vedeva sul letto di morte, circondato da immagini confuse che non arrivavano a turbare quel momento di raccoglimento solenne. Ma ad un tratto se ne presentò una che dapprima lo scosse riportandolo al mondo in un moto d’orgasmo, in un tono di nostalgia sovracuta.
L’immagine che si presentava ad Erre morente era la copertina del Campanini Carboni, un vocabolario che del resto non aveva mai posseduto né usato, in una delle edizioni correnti durante la sua giovinezza. Di un segno ben dolce e insidioso si trattava, che lo riportava quasi ai primi giorni, a quando tutto sembrava essere forziere di quasi intatte possibilità. Ed insieme era il simbolo di ciò che poi era stata in effetti la sua vita, interamente dedicata agli studi. Non con grandi risultati, certo; ma ancor più certamente (dal momento che gli studi gli avevano insegnato quella saggezza che non gli era innata), con grandi soddisfazioni. Tali almeno gli erano parse. Le uniche, d’altronde, che in qualche modo avesse meritato, o fosse stato capace di apprezzare.
Così, in quell’anticipo, in quelle prove generali di morte, Erre se ne andava con un velo di lacrime e un mezzo sorriso intenerito; in altre parole imparava a vivere la proroga, il tempo che ancora gli veniva concesso.
O s’illudeva, sempre più inoltrandosi sull’ingannevole strada di cui da giovane aveva creduto d’intravedere l’imbocco, e che lui stesso, nel corso degli anni, con immani ed inani fatiche, aveva fatto tanto avanzare.
Ma ad un tratto una voce durissima e martellante lo assalì ai lati e alle spalle: “VANITA’! VANITA’! VANITA’!”.
E a quel clangore Erre si svegliò davvero.

vanità e saggezza,
eternamente opposte
mai vicine.
ciao Roberto
Però il Castiglioni Mariotti era più bello da sognare, ti risvegliavi con quella dolce eco, IL, IIILLL, IIIILLL, pensando all’interrogazione su Seneca..
Per studiare nel silenzio di quattro mura non si deve necessariamente essere , si può fare rimenendo un perfetto nessuno (secondo i criteri del mondo) e in questo può accadere di ritrovare se stessi, proprio nel rendersi conto che tutto il sapere dell’universo non è che un granello minimo di verità. io ritengo che valga comunque la pena.
buona serata
elena f