Nel centro della città di Erre si aggira instancabile un vecchio immigrato che chiede l’elemosina grattando orribilmente un violino e gracchiando : “Romania… Bucarest… Marina, Marina, Mariiina!”.
Un giorno Erre, cedendo all’assalto di uno dei suoi demoni perversi, nell’incontrare per l’ennesima volta il vecchio gli porge due euro e gli dice: “Maestro, se lei è di Bucarest, la bella città in cui Oriente e Occidente paiono quasi confondersi, di certo conoscerà il principe Moni Vibescu”.
A quelle parole il vecchio s’illumina e risponde che il suo amico Moni emigrando ha coronato il proprio sogno, è diventato nientedimeno che tapeur in un lussuoso centro-massaggi di Parigi.
Ora, Moni Vibescu è il protagonista delle Undicimila verghe di Apollinaire. Chi dei due, Erre o il vecchio, ha gabbato l’altro? O piuttosto non sono stati entrambi travolti dalla potenza del Sogno che ci sogna tutti?

Buongiorno Roberto!
ci cimentiamo anche con gli indovinelli, vedo, bene,
come tu suggerisci nel finale,
sono stati gabbati entrambi…
Buona giornata
carla
Care amiche #1 e #2,
Erre è andato per suonare ed è stato suonato, perché in realtà nel vecchio violinista si è specchiato. Ma non ditelo a nessuno.
Un caro saluto,
Roberto
mi ricorda vagamente la Leggenda del santo bevitore. un gioco di specchi: là, sublime; qui, leggermente ironico.
Beh, non si può escludere neppure la buona fede di entrambi: Erre richiama semplicemente al vecchio immigrato un personaggio letterario per sapere se lo conosce, dal momento che era originario di Bucarest come lui; il vecchio poteva invece effettivamente avere un amico con lo stesso nome del principe.
Ma è bello, in fondo, poter pensare che siano “stati entrambi travolti dalla potenza del Sogno che ci sogna tutti.” E mi viene in mente la parabola della libellula di Chuang-tzu.
Grazie, Roberto, un caro saluto.
Giovanni