Un padre passava le ore seduto accanto al letto della figlia all’ospedale. La figlia, lì da molti mesi, sembrava morta, e sarebbe morta del tutto se la scienza moderna non l’avesse trattenuta in un qualche limbo di vita.
L’uomo passava le ore spiando la figlia e lasciando vagare la mente. A volte cercava di leggere qualche rivista o qualche libro che gli portavano amici e parenti in visita. Un giorno si ritrovò fra le mani un Vangelo, lettura da lui non molto praticata in precedenza, e sfogliandolo s’imbatté in alcuni versetti verso la fine del capitolo 5 di Marco, sui quali si fermò di botto.
Questa volta, quando il cappellano passò per il solito giro, aveva qualcosa da dirgli, da chiedergli. “Padre” cominciò “in questo libro che lei ben conosce c’è forse una possibilità di cura che su mia figlia non è stata tentata”, e gli porse il volume aperto sui versetti letti poco prima. “Ora, se lei volesse…”
Ma il cappellano, sbiancando e arrossendo in rapida alternanza, non lo lasciò proseguire: gli si avvicinò e lo strinse fra le braccia a lungo, a lungo, lo strinse tanto forte da riuscire, a poco a poco, a soffocare i propri singhiozzi. Alla fine si staccò e con un sorriso stranito nella faccia tristissima lasciò quel padre senza una sola parola.
Quello che il padre disse e fece in seguito trae origine da quest’episodio di cui non s’è mai parlato, annettendogli scarsa importanza.
(Certo, se Gesù tornasse oggi nel mondo non troverebbe fede.
Ma difficile è vivere.
Ed è più difficile fare miracoli o vivere senza disperazione in un mondo che i miracoli non li cerca e se mai avvengono li nega?)

Ciao Roberto, al mattino consumo il caffè e leggo il tuo apologo, che a differenza del caffè è ripetutamente fungibile.
Fa bene il cappellano a mettersi a singhiozzare, di fronte al miracolo solo orrore (nel senso antico) e meraviglia, e già colui che aveva pronunciato quelle due parole aveva ammonito a non dir nulla, ma evidentemente i presenti al fatto e l’evangelista non hanno saputo tenere la bocca chiusa.
Il tuo apologo è concluso perché offri retoricamente risposta alla domanda finale.
Noi però, intanto, ci troviamo qui perché condividiamo, o diamo un qualche credito, alla fiducia nelle parole nostre, che non hanno nulla di soprannaturale, che non fanno niente, ma davvero sono le sole cose che teniamo.
Un caro saluto.
Ciao, caro Roberto
una cosa emerge chiara, da questo tuo apologo
ed è l’importanza della fede nella vita quotidiana.
Benedire un pensiero, una scrittura, una persona…
Cari Roberto e Carla,
grazie per la vostra lettura.
Certo, avrei preferito non fare quell’aggiunta finale, non a caso fra parentesi; l’apologo sarebbe stato senz’altro “migliore”.
Ma ogni tanto è anche utile uscire dalla metafora, per vedere, non di nascosto, l’effetto che fa.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
la carica del 101? il primo episodio di una nuova serie? deve essere centralissimo per te il significato dell’apologo, se hai pensato di includervi l’esegesi. l’effetto è comunque forte. a me però piace sbagliarmi clamorosamente quando – con sommo piacere – ti leggo.
Cara Lucy,
spesso gli errori sono la nostra parte migliore 🙂
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Roberto leggo solo ora e la differenza, fra il padre che chiede al parroco e quello moderno che, dopo la morte della figlia, si mette a querelare il mondo, è abissale.
Blackjack.