PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104

Sto andando in ufficio, seduto sul tram sto leggendo uno dei soliti cataloghi antiquari dove ormai la maggior parte dei libri offerti non è più vecchia di me. Durante la lettura ogni tanto alzo gli occhi, seduti di fronte ho un ragazzo e una ragazza ispanici sui vent’anni, forse meno, che si dividono i due auricolari dello stesso apparecchio.

Leggo e guardo, guardo e leggo. Lui ha un bel viso simpatico, sembra più giovane di lei, come capita spesso a quell’età. Lei ha un volto un po’ largo sprofondato nella sciarpa, da cui emergono una bocca dai dentini regolari e bianchi e degli occhi dalle ciglia morbide, tenuti bassi, ma che a tratti saettano. Da quella bocca, continuo, un mormorio d’acque, o a piacere un cinguettio d’uccelli. Poi, ogni tanto, senza rumore esplode un sorriso. Che però sembra non far morti né feriti: il ragazzo, tranquillo, risponde con un sorriso svagato, di chi forse si crede superiore, di chi forse non vede ancora gli incanti celati in certe cose, oppure ne è già corazzato. Li guardo e li guardo, ormai dimentico delle mie scartoffie, e loro non se ne accorgono o mi lasciano fare.
Com’era bella, com’è bella la vita!

12 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104

  1. robertorossitesta

    Cara Carla,
    per usare delle espressioni alla moda, è una realtà “controtendenza” e “sottotraccia”; nondimeno resta una realtà, e potente.
    Inutile che certi vecchioni e delusi, come faccio io a volte, vi sovrappongano le loro considerazioni, magari non del tutto sbagliate ma che non mutano la natura e lo stato delle cose.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  2. macondo

    Due ragazzi ispanici o ispanicoamericani? la descrizione dev’essere più stringente, per poterci immaginare la scena. Altrimenti, avrebbero potuto benissimo essere italiani, tanto lo struggimento della nostalgia avrebbe funzionato lo stesso.

    Rispondi
  3. robertorossitesta

    Credo ispanoamericani, caro Macondo. Ma tieni conto che spesso non vedo e non sento bene ciò che per attestazione generale c’è, mentre a volte mi capita di vedere e sentire (invero assai meglio) ciò che dicono non esserci.
    Comunque nel frattempo li ho incontrati di nuovo, alla stessa ora e sulla stessa linea: se fanno parte di un sogno è almeno un sogno che rispetta orari e coincidenze, molto più di certe realtà.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  4. robertorossitesta

    Caro Mario,
    grazie per aver messo l’accento sull’affetto.
    Non essendo stato padre, sono passato dall’essere figlio al sentirmi (quasi…) nonno, con tutto ciò che questo comporta.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Rispondi
  5. macondo

    A volte ritornano… (battutaccia un po’ troppo abusata).

    PS.: Che siano loro, invece, a incontrare te?
    Cuidado, hombre

    Rispondi
  6. robertorossitesta

    Eh già, il ritorno del rimosso…
    Da questo punto di vista, occorrerebbe loro una certa preveggenza per rimuovere me.
    Del resto, sogno sognatore e sognato formano una trinità non gerarchizzabile né tantomeno scindibile.
    Ma se veramente fossero loro ad incontrare me, poveretti, potrebbe trattarsi non di un sogno bensì di un incubo.
    Como quiera que sea,
    gracias chico.
    Roberto
    P.S. Ho un amico che dice sempre: “Cautela, uomo”. Sei mica per caso lui?

    Rispondi
  7. macondo

    Se vuoi, posso ripeterlo anch’io “cautela, uomo”, così mi aggiungerò come amico. Ma niente facebook, neh?

    Rispondi
  8. robertorossitesta

    Caro Macondo,
    con quest’ultima battuta ti sei guadagnato tre crocette nella metà della lavagna dove segno i
    BUONI (anzi quattro, tanto da quella parte di posto ce n’è un sacco).
    Ciao,
    Roberto

    Rispondi
  9. Chiara Daino

    “Poi, ogni tanto, senza rumore esplode un sorriso. Che però sembra non far morti né feriti”.

    In questo quel “quid”. Un sorriso e senza. L’essenza di un sorriso nudo. Vuoto che riempie, ricorda, ritorna. Esplode, esprime. Nessuna strage.

    Nel quand’era, nel quand’è.

    Bellezza con-divisa:i-ride.

    Grazie Roberto

    Rispondi
  10. robertorossitesta

    Grazie a te, Chiara.
    Certo, iride (nel fango, a paradisi di fecondazione?): sorride, a volte ride, giammai irride.
    Approfitto per scusarmi con te e con gli amici. Finché avevo dei gatti insegnavo loro ad arrampicarsi: erano molto educati e gentili, ringraziavano e facevan le viste di conformarsi ai miei insegnamenti.
    Ora, non avendo figli, sovente scoccio i figli degli altri con la teoria e la pratica della scoperta dell’acqua calda, dimenticando che molti la preferiscono, l’acqua, fresca o addirittura gelata.
    Compatite gli anni e le venture…
    Un saluto,
    Roberto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *