PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 120

Giochi d’infanzia, scuola, lavoro, amicizie ed amori: tutto un sogno, in realtà da quando son nato non faccio che salire, con sempre minore baldanza e maggiore fatica, lungo queste scale che s’avvolgono intorno a una tromba in cui non ho mai gettato uno sguardo.

E adesso a un tratto non si sale più, le scale finiscono in un muro. Buttato su una sedia contro questo muro un tizio solleva il viso fosco, mi guarda e dice in malo modo: “Eccoti arrivato”, e subito con gesto brutale e indifferente mi scaraventa di sotto.
E mentre cado ecco salirmi incontro un torreggiante cumulo di scomposti cadaveri, dal fondo di quella tromba di scale in cui non ho mai voluto gettare uno sguardo.

3 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 120

  1. nadia agustoni

    A me capitavano sogni in cui camminavo su binari vuoti, interminabili. Qui sembra sia il contrario: la vita è sogno e quel cadere un confronto con qualcosa di eterno.

    Un saluto Roberto.

    Rispondi
  2. Chiara Daino

    E quel “salire di grado” è la Scala di tutti. E’ la scala/salita di Sisifo. [ E sempre il muro e sempre Ummagumma e sempre Pink Floyd ]. Perché prima bisogna conoscerli tutti: i cadaveri e i cannibili. Condividere pane e vermi. Perché se la salita è una fuga in maschera, torneremo al Via, senza passare da piazza della Vittoria.

    Grande Grazie, Roberto, sempre…
    dal primo dall’ultimo piolo

    Chiara

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *