Giochi d’infanzia, scuola, lavoro, amicizie ed amori: tutto un sogno, in realtà da quando son nato non faccio che salire, con sempre minore baldanza e maggiore fatica, lungo queste scale che s’avvolgono intorno a una tromba in cui non ho mai gettato uno sguardo.
E adesso a un tratto non si sale più, le scale finiscono in un muro. Buttato su una sedia contro questo muro un tizio solleva il viso fosco, mi guarda e dice in malo modo: “Eccoti arrivato”, e subito con gesto brutale e indifferente mi scaraventa di sotto.
E mentre cado ecco salirmi incontro un torreggiante cumulo di scomposti cadaveri, dal fondo di quella tromba di scale in cui non ho mai voluto gettare uno sguardo.

A me capitavano sogni in cui camminavo su binari vuoti, interminabili. Qui sembra sia il contrario: la vita è sogno e quel cadere un confronto con qualcosa di eterno.
Un saluto Roberto.
Cara Nadia,
è proprio quello che intendevo.
Grazie e un saluto,
Roberto
E quel “salire di grado” è la Scala di tutti. E’ la scala/salita di Sisifo. [ E sempre il muro e sempre Ummagumma e sempre Pink Floyd ]. Perché prima bisogna conoscerli tutti: i cadaveri e i cannibili. Condividere pane e vermi. Perché se la salita è una fuga in maschera, torneremo al Via, senza passare da piazza della Vittoria.
Grande Grazie, Roberto, sempre…
dal primo dall’ultimo piolo
Chiara