Al figlio di mio fratello, sette anni, piace molto accompagnarmi in un nuovo supermercato dove i prezzi degli articoli si leggono su un display passando una specie di pistola sul codice a barre. “È il far west del terzo millennio” mi dico, e lascio che il marmocchio si diverta con quel marchingegno.
Ma l’altro giorno la piccola canaglia mi ha fatto abbassare con un pretesto, e mi ha puntato l’ordigno contro la fronte. Immediatamente sul display è comparsa la scritta:
“CARNE UMANA A PEZZI INTERI – € 0,28/KG”.
Con un lampo strano negli occhi l’alieno, pur carne (quasi) della mia carne, si è messo a ridere.
Resistendo all’impulso di tirargli una sberla e cercando di nascondere il disagio che quella situazione mi stava procurando gli ho chiesto: “Si può sapere perché ridi?”.
“Eh, zio, rido perché tu mi fai sempre la predica sul risparmio, e poi con le tue verdure spendi un sacco di più. Cosa credi, conti e confronti sono la prima cosa che ho imparato a scuola, altrimenti che cosa ci andrei a fare?”
“Allora non si tratta che di questo, di un utile esercizio di applicazione degli insegnamenti scolastici alla vita quotidiana…” mi sono detto a quel punto, (quasi) rinfrancato.

Applausi per l’applicazione: “accostare” e “piegare” la materia umana – per la resa dei conti… Ai figli di tutti i fratelli che sono nipoti nuovi per nuovi millenni d'(a)scrivere, assegnare. Per il peso delle rughe che la vita ci solca – quei codici, lungo la fronte, lungo la lingua. Che ci confronta e quasi conforta.
Grazie
Grazie a te, cara Chiara.
Quelle rughe non è tanto la vita a imprimercele, quanto il nostro interrogarci ed agire di fronte ad essa e in essa: quell’alchimia di cui parla Rimbaud, non vecchio d’anni bensì decrepito di furiosa saggezza.
“CARNE UMANA A PEZZI INTERI – € 0,28/KG”.”
Ma non è un pò poco?
Un saluto
Cara Nadia,
meno male che qualcuno se n’è accorto 😉
E colgo l’occasione per dire che il “contenuto” di questi post nella maggior parte dei casi fa veramente la parte della cenerentola, stretto fra le straripanti personalità dell’Autore e del Lettore, intenti e attenti a tutt’altro…
Grazie e ciao,
Roberto
Il nipote si sbaglia: non è vero che in una dieta vegetale si spende di più, si spende molto di meno. Per rendersene conto è sufficiente confrontare il prezzo di carne e legumi.
Ho trovato queste confezioni interessanti, però il prezzo non c’è.
http://www.flickr.com/photos/igualdadanimal/sets/72157615628608829/show/
Un saluto
pamela
E’ vero, Pamela, ma il nipotino intrepido ha pensato che, anche se con una percentuale alta di scarto, trattandosi di pezzi interi, a 28 cent il chilo si poteva mangiare pure lo zio…
Grazie e ciao,
Roberto
Gustosa riflessione, Roberto. Non ho potuto fare a meno di pensare, sorridendo, che prezzo sarebbe venuto fuori se una sola delle mie sette nipoti (propendo per le gemelle quasi coetanee del marmocchio) avesse puntato la pistola del codice a barre sulla zia. Che dici, la ciccia avrebbe fatto aumentare il prezzo?
“Gustosa” davvero, per chi abbia il fegato adatto (alla veneziana?). Purtroppo per te e per me la ciccia non dovrebbe far aumentare il prezzo, poiché è scarto al pari delle ossa e poiché, nei grandi numeri, rappresenta un aumento dell’offerta: il quale, se non compensato da un aumento della domanda, può anzi produrre una contrazione dei prezzi.
Del resto, se del caso, l’importo non verrebbe corrisposto a noi, pertanto…
Grazie e ciao,
Roberto