In un’epoca in cui il ciclo della profezia era chiuso da tempo e l’interpretazione sembrava diventata l’unica realtà, come un’edera fattasi più importante della pianta che abbraccia, vivevano un attardato profeta, e un interprete schivo.
I due, malgrado ogni circostanza avversa, erano amici, e in privato si scambiavano sobrie informazioni sui loro simbolici mali: il primo soffriva di atroci dolori di gola e di cali di voce, ossessionato dal continuo imperativo di cacciarla fuori; il secondo di disturbi digestivi generalizzati, per il cronico sforzo di cuocere la pietra a sé e agli altri.
Un giorno i due guarirono di botto: il primo, gridata l’ultima parola, perse definitivamente la voce; il secondo, posata per sempre la penna, si mise a fissare un punto lontano, forse il vuoto. Entrambi non sentivano più alcun dolore.
Quel giorno, dopo tanti tira-e-molla, dopo troppe finte, ebbe irreversibile principio il lunghissimo Giorno del Giudizio

Apologo da rileggere ogni tanto e ricordarselo.
Bravissimo. Un saluto.
Cara Nadia,
esageri per amicizia, comunque grazie di cuore.
Per alleggerire un po’: se aveste fatto una colletta per mandare i due amici (sapete bene di chi parlo) in una fattoria della salute, magari ora avreste una piccola dilazione sul Giorno del Giudizio: da usare, sperabilmente, nel modo migliore.
Un caro saluto,
Roberto
L’altra notte mi ha destato un rumore.
“Chi è là?” ho gridato in un confuso dormiveglio.
“Sono uno che viene di notte come un ladro” ha risposto una voce, che mi pareva avere una pronuncia germanica.
“Ah – ho pensato – finalmente il giorno del Signore! Si è fatto aspettare un bel po’!” e mi sono riaddormentato fiducioso in un radioso domani.
La mattina dopo, sparito tutto! Anche il computer, tutta la mia vita. Anche la bibbia originale di Lutero, tutto il mio investimento (non letterario, da quel punto di vista quel testo lascia a desiderare).
“E’ una catastrofe, un’apocalisse, la fine del mondo!” ho gridato strappandomi gli ultimi capelli.
“No – ha risposto mia moglie – solo una cattiva interpretazione”
(scusa Roberto, non ho resistito)
un saluto
Caro Roberto,
ma ti pare?
Chi d’interpretazione colpisce…
Ciao,
Roberto
P.S. Però, nel tuo caso specifico, più che di cattiva interpretazione può trattarsi di cattiva digestione di una cena troppo pesante. Riguardati, che s’invecchia!
mi ricorda qualcuno, Roberto…
come farei senza di te?
faresti, faresti… ;-D
un abbraccio,
Roberto
P.S. Intanto non dimentichiamo i farmaci (scil. nella doppia accezione che sappiamo) che ci servono per “non” guarire. Altrimenti dobbiamo prenderci anche la resposabilità del Giudizio Universale.