Provocazione in forma d’apologo 166

Quando si era ragazzi, decenni fa che sembrano secoli, bastava poco per spezzare la severa e tediosa routine: una grandinatella, una scossetta di terremoto, una bombuccia da niente. Allora si esultava gettando i libri per aria e gridando tutti, somari compresi, “Deus nobis haec otia fecit!”, e ci si sguinzagliava per strade assolate o fumose sale da biliardo, alla faccia dei professori e dei loro compiti in classe.

Ma si sa che non tutti i giorni è festa, e che il Cielo non sempre aiuta, onde s’impari ad aiutare se stessi. Sicché, incapaci di scatenar gli elementi e le forze telluriche, alcuni impararono a fabbricarsi gli otia da soli, imboccando la via della cabina telefonica e del gettone ben speso. “La bomba, ah sì, la bomba…”: e le classi pigramente sciamavano all’aperto, e l’ora dell’interrogazione di greco scorreva innocua per tutti, impreparati e secchioni.

Veniamo all’oggi, con un salto di decenni che sembrano giorni. Quanti di quei pierini di allora continuano a servirsi di quel collaudato sistema, dalle loro poltrone raggiunte magari anche grazie al medesimo?
Niente di meglio di un bel fumo di fumi per creare discontinuità che rendano ardui i confronti, per regalarsi a spese altrui connotati nuovissimi, per trasformarsi in un amen da responsabili a giudici.
Beninteso, la posta in gioco si è alzata, e le risorse del pari; e a questi livelli non si corrono rischi.
Prima di telefonare, pertanto, le bombe si mettono davvero; e poi, facendo le viste di cercarle per disinnescarle, ci si guarda intorno per cogliere al volo le reazioni, i rumori; con la mano abbandonata fuori vista, sotto il bordo del tavolo: e un dito contratto sul bottone, per premerlo – al bisogno – un attimo prima dell’altro.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 166

  1. alfonso

    stanza del bottone sotto al tavolo.
    una bella immagine, una metafora
    del potere raggiunto senza merito,
    per vie clandestine.
    nella stanza ufficiale dei bottoni
    si muovono mani sotto il tavolo:
    servizi deviati, criminalità organizzata,
    gangs, cricche e lobbies per indirizzare
    e influenzare il presente.
    l’otium del dominante che diventa negotium

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  2. riccardo ferrazzi

    Quel “deus” di allora, o Melibeo, si chiamava Gioventù (e magari anche Juventus, quella di John Charles, Sivori e Boniperti).
    Oggi, in questo “mundi tempore iniquo”, comincio a temere che siamo noi quelli fuori posto.

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  3. robertorossitesta

    Caro Alfonso,
    “l’otium del dominante che diventa negotium”, tu dici.
    Non so se il dominante possa avere un vero e proprio otium, quello che è certo è che rapina ed appesta quello dei dominati.
    Un saluto,
    Roberto

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  4. robertorossitesta

    Caro Riccardo,
    per me niente calcio mai, e Juventus meno che meno.
    Quanto all’essere o almeno al sentirsi fuori posto, invece, sempre.
    Un saluto,
    Roberto

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  5. alfonso

    forse con qualche forzatura del significato
    ho inteso l’otium dei dominanti come SPECULAZIONE,
    nelle varie accezioni del termine: da progetto per ottenere
    un profitto al profitto ottenuto

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  6. rrt

    Caro Alfonso,
    concordo. Inoltre, il termine speculazione forse ci riporta all’osservazione e all’azione da luogo riservato e protetto, che alcuni possono concedersi: il più delle volte non a favore ma a danno di altri.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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