Provocazione in forma d’apologo 173

A pochi passi dall’edificio dove abito c’è la casa in cui nella primavera del ’44 il diciannovenne Dante Di Nanni, partigiano garibaldino e medaglia d’oro al valor militare, da solo tenne testa per ore ai nazifascisti, dopodiché, terminate le munizioni, per non finire vivo nelle mani del nemico si lasciò cadere nel vuoto.
È una casa piccina di tre piani, e la lapide che ricorda il fatto quasi sembra più grande della facciata stessa.

Da qualche giorno un appartamento della casa è in vendita. Mi piacerebbe trasferirmi là, per montare la guardia a quella lapide che di questi tempi corre seri pericoli, e per discorrere coi fantasmi che devono aleggiare in quei dintorni (io credo nei fantasmi e non li temo, specie quando si tratta di fantasmi plutarchei).
Ma sicuramente non ne farò nulla. L’appartamento in vendita è minuscolo, e per sistemarmi dovrei abbandonare la più parte dei miei troppi libri; nonché, quasi superfluo dirlo, “ma chair triste”.

20 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 173

  1. nadia agustoni

    “È una casa piccina di tre piani, e la lapide che ricorda il fatto quasi sembra più grande della facciata stessa.”

    Grazie di questo ricordo Roberto. Ciao.

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  2. Carlotta

    Carissimo Roberto, ti sconsiglio di traslocare nuovamente, l’esiguo posto non mi sembra possa giovare al tuo immenso spazio di lettura, come ben sottolinei (la più parte dei tuoi troppi libri:-)
    anche se…
    la vicinanza dei fantasmi sicuramente avrebbe contribuito a suggerirti sempre nuovi spunti per gli apologi…

    Bonjour 🙂

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  3. rrt

    Cara Nadia,
    si interroga il passato quando abbiamo bisogno di ascoltarne le risposte che già conosciamo.
    Al di là dell’ovvia citazione, non dobbiamo tanto abbandonare la carne triste, quanto la tristezza della carne; e approfittare della presbiopia – retaggio dell’età -per guardar più lontano, ciò che ancora può riuscirci benino; stando attenti nel contempo, quasi superfluo dirlo, a dove si mettono i piedi.
    Grazie e un saluto a te,
    Roberto

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  4. Anna Maria

    Caro Roberto,
    questo tuo apologo mi ha resa consapevole di un bizzarro fenomeno: provocazione dopo provocazione, ti ho visto, con un crescendo costante, la sentinella alla quale chiedere “quid de nocte?”. Sai che potrai continuare ad esserlo anche – e forse proprio – accanto ai tuoi libri, se, come già avviene, continui a ‘stuzzicare’ altri a darti il cambio, a darsi il cambio. Grazie, come sempre, e un abbraccio.

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  5. lucypestifera

    ci sono, invece, case debordanti che porteranno, se le porteranno, lapidi grandi un francobollo, a memoria storica di questo nostro presente e, temo, del (nostro) futuro.
    il poeta è una sentinella: che altro?
    grazie, roberto.

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  6. rrt

    Cara Carlotta,
    la vita chiama altrove anche chi non chiederebbe altro che avventure e battaglie mentali nel raccoglimento dei propri cubicoli. Pertanto il mio spazio di lettura, come lo chiami tu, è in realtà da anni più un magazzino di libri, di letture rimandate e ormai forse mancate per sempre.
    Anche come magazziniere, però, cerco di far la mia parte: continuo a raccogliere libri magari di tenue prezzo ma importanti e introvabili, così che domani qualcuno, prima di scaldarsene il corpo, possa magari scaldarsene l’anima.
    Quanto dici sui miei apologhi è vero, ma nel senso che i fantasmi sono ascoltatori pazienti e suggeritori fini: prima di pubblicare i miei pezzi li sottopongo sempre a loro.
    In cambio non chiedono che il lavaggio dei lenzuoli: ma col vecchio sapone Marsiglia, e rigorosamente a mano.
    Au plasir 🙂 ,
    Roberto

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  7. rrt

    Cara Lucy,
    quanto dici pecca forse di ottimismo, anche se in tempi come questo non è certo l’ottimismo di buona lega a peggiorare le cose.
    Comunque ci siamo capiti.
    Grazie a tee un saluto,
    Roberto

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  8. rrt

    Cara Anna Maria,
    che strano: vuoi chiedere “quid de nocte?” proprio a uno che di notte dorme sempre, e molto, e piuttosto sodo.
    Vero è però che a volte soffro anch’io d’insonnia: e allora i miei compagni migliori sono proprio i libri che non permetterebbero comunque di prendere sonno.
    Grazie e un abbraccio a te,
    Roberto

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  9. alfonso

    è una questione di spazi esterni, volumetrie e muri,
    che non riescono a contenere quelli interiori,
    il nostro paesaggio spirituale.

    un caro abbraccio

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  10. rrt

    Caro Alfonso,
    anche gli spazi esterni, se ci sforzassimo in tal senso, potrebbero diventare a geometria variabile come quelli interiori.
    Un caro abbraccio a te,
    Roberto

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  11. Paolo

    Lo sai meglio di me, tocca selezionare anche i fantasmi con cui discorrere, e guardarsi da quelli che hanno troppa voglia di “comunicare”.
    Una caro saluto.

    paolo

    Rispondi
  12. rrt

    Caro Paolo,
    diciamo che lo so quanto te.
    E poi tranquillo, si distinguono
    come detto sopra dalle macchie sul lenzuolo e dallo sferragliare delle catene di cui avevo dimenticato di parlare (le catene vanno tirate a lucido con olio di gomito) 😉
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  13. Giorgina Busca Gernetti

    “O cameretta, che già fosti un porto…”. La situazione e il pensiero petrarcheschi erano certamente diversi. Mi piace, però, l’immagine di un luogo piccolo e raccolto dove stare soli con i propri pensieri, i ricordi, le fantasticherie e… i fantasmi, specialmente quelli che portano con sé un dono d’eroismo e di sacrificio per un ideale nobile. Non un trasloco, quindi, ma un ritirarsi ogni tanto in quella “cameretta” con una lapide che giustamente è più grande della casa cui è affissa. Romanticherie? Forse.

    Giorgina

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  14. Mario Bianco

    Caro Roberto.
    sono passato tante volte, di fronte a quella “casina”, in via San Bernardino 14, Borgo San Paolo. e mi sono fermato là a leggere la lapide imbronciata, sporca.

    Una volta, circa 35 anni fa, avevo conosciuto un vecchio operaio, lì, d’al Burg, e mi disse che il povero Dante si era buttato giù per la canna della pattumiera, per scampare o per morire, cosa terribile.

    Io mi auguro, tuttavia, che tu possa lì traslocare, con meno libri o senza, fa l’istèss.
    auguri
    🙂
    la foto:
    http://www.museodiffusotorino.it/luoghi.aspx?id=20

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  15. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    sì, la situazione e il pensiero petrarcheschi erano certamente diversi. Sempre possibile comunque ritirarsi in una “cameretta” della mente; ma lasciando una finestra aperta sull’esterno, come
    – dolorosamente – richiesto dai tempi.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  16. robertorossitesta

    Caro Mario,
    ho letto di quell’epica giornata cose incredibili e nondimeno, per ingenuo fervore o convenienza, a suo tempo sostenute e diffuse.
    Ma che il povero Dante si gettasse nella canna di caduta, per quanto questa potesse essere ampia e lui magro, non riesco davvero a concepirlo, per un’impossibilità materiale che mi sembra evidente.
    Volendo invece dare all’affermazione di quel tuo conoscente un senso ed un valore metaforici, devo allora ammettere che essa non mi dispiace, nella sua brutalità tendente a smascherare la retorica dei sopravvissuti e vincitori pro tempore, tutta e sempre giocata sulle spalle dei morti, che in quanto tali non possono far altro che giacere in silenzio.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  17. alfonso

    una geometria variabile sarebbe una geometria biologica e, insieme, spirituale. sentire il mondo come casa, sentirlo tanto più grande quando più ad esso ci si apre. come un guscio di lumaca

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  18. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    meglio addirittura due, per il riscontro d’aria.
    Mettendosi ovviamente una bella maglia, ché i tempi sono già cambiati e rinfrescano d’ora in ora.
    Un saluto a te,
    Roberto

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