“Un rubinetto chiuso perde un litro d’acqua al giorno in una vasca cubica, di due metri di spigolo. La vasca viene tappata, e quando è colma il tappo viene spostato di pochissimo, in modo tale che defluiscono nello scarico due litri d’acqua al giorno. Calcolare il tempo totale di riempimento e svuotamento.”
Erre non è fortissimo nei calcoli, pensa e ripensa mentre la vasca pian piano si riempie. Vaglia e scarta un sacco di soluzioni, i fogli appallottolati si accumulano intorno al suo banco fin quasi a sommergerlo. Intanto i compagni ad uno ad uno da un pezzo hanno consegnato e sono usciti. Lui resta lì, inchiodato al suo compito.
A un certo punto vede una luce e si affretta, ovviamente al suo passo, verso la soluzione, mentre la vasca pian piano si svuota. Finalmente ha finito, si alza trionfante e si avvia verso la cattedra che gli appare lontana lontana, dove il maestro ancora lo aspetta: un po’ curvo, le palpebre abbassate. Ma fatta poca strada Erre barcolla e cade a terra, perché proprio ora il rubinetto ha smesso di perdere, ed anche le ultime gocce stanno imboccando lo scarico.

Ho sempre odiato questo genere di problemi in quarta o quinta elementare, non ricordo bene.
Ovvio che c’è da aspettarsi qualche tiro mancino da parte di quel rubinetto, mio nemico giurato! La vasca da bagno che “perde”, poi, una vera meraviglia.
Hai visto qualche mio incubo con le tue doti mantiche?
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
ho cercato di parodiare il testo di quei problemi un po’ idioti, creando però una scena tra il quadro metafisico e l’incubo. Incubo, ti assicuro, non solo tuo.
Un caro saluto,
Roberto
Caro Roberto, è l’aspetto dell’incubo che ritrovo in pieno. A scuola odiavo risolvere i problemi e a volte penso che invece nella vita poi ne ho risolti molti di più… :-). Un saluto.
Cara Nadia,
credo che per molti i compiti in classe di aritmetica e geometria alle elementari siano stati fra i primi assaggi dell’ansia che sarebbe venuta poi, indipendentemente dall’abilità innata o acquisita nel risolvere i problemi posti di volta in volta dall’esistenza.
Un saluto a te,
Roberto
siamo sopravvissuti, mi pare, e non siamo nemmeno dei mostri. in quarta e quinta elementare oggi molti ragazzini stentano a stabilire quanto costano cinque decilitri di vino se un litro costa 8 euro. l’ansia non è sempre cattiva cosa: ci tiene svegli e un po’ bassi, ci riconsegna alla nostra “umiltà”. vincere facile dà dei risultati comunque da incubo: incubo per tutti gli altri che devono sorbirsi certi mostriciattoli ignoranti saputelli telecomandati. tipo gelmini, tipo.
una bella metafora della vita, Roberto.
qualcuno alla fine deve raccoglierci sempre.
Cara Lucy,
d’accordo, ma una cosa è l’eustress e l’altra il distress; alcuni purtroppo possono solo permettersi il secondo.
Un caro saluto,
Roberto
Caro Fabrizio,
verissimo, certo si preferirebbe essere “accolti” piuttosto che “raccolti” (poiché aderenti al pavimento non solo con l’anima)
ma pazienza, se non può essere altrimenti va bene anche così.
Un abbraccio,
Roberto
Caro Roberto,
la tua saggezza nell’accettare ciò che la sorte ci impone mi suscita un poco d’invidia, poiché io cerco di ribellarmi al “reo fato”, ma non faccio che raddoppiare la sofferenza.
Dovrei abituarmi ad accettare pazientemente come suggerisci tu.
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
non invidiarmi: la mia “saggezza” è fatta di formule di stile, di tentativi discontinui e maldestri di tenere un atteggiamento decoroso di fronte a ciò che reputo ineluttabile. Le mie fibre nervose, intanto, dolorano e gridano come quelle di tutti, anzi a volte di più.
Un caro saluto,
Roberto
“Erta la fronte, armato,
E renitente al fato,”
scriveva in “Amore e Morte” il “divino” Giacomo.
Ciò che importa è appunto tenere “erta la fronte”.
Ri-saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
mi fai venire in mente il “far fronte” di Bernanos. “Far fronte”, si spera, il più a lungo possibile. Fino in fondo quasi nessuno ci riesce, ma bisogna provarci.
Ri-saluto,
Roberto