Da bambino la sua passione erano le rappresentazioni miniaturizzate della vita, meglio se incastonate l’una dentro l’altra. Mostrava anche una preoccupante attrazione per specchi, microscopi e binocoli. Poi crescendo si era scosso: aveva scritto saghe diventate best seller, venduto centinaia di migliaia di copie. Ma in seguito, forse tornato ai primi amori, si era limitato a qualche articolo d’erudizione, a delle note a margine. Quando, né vecchio né giovane, morì, nel grande cassetto centrale della sua scrivania, in un guazzabuglio di cartoline d’auguri, pubblicità postali e ritagli sottolineati, trovarono una busta spiegazzata.
Nella busta, un foglio a stampa con le seguenti frasi:
“Da me si aspettano ancora dei racconti, ma io non ne ho più. Ho soltanto un cassetto pieno di collane col filo spezzato o sul punto di spezzarsi, perle che vanno e che vengono rotolando con un ronzio sottile. E in ogni perla altri cassetti, altre collane, altre perle ancora. E i mutamenti delle nuvole, gli odori dei paesaggi, le imminenze d’attesa dei tramonti che non sfociano se non in altre notti e altri giorni. E sempre, quando un intreccio o un personaggio sembrano riaffacciarsi, subito vengono a distogliermene perle e collane, nuvole e odori, attese che non portano a niente – se non, a volte, ad esiti così repentini e bizzarri che non vale proprio la pena di parlarne, e ancor meno di scriverne”.
Sotto, una mano affrettata ma ferma aveva aggiunto queste parole:
“Perle, collane, nomi nudi. E la speranza che questo groviglio colorato sia il rovescio di un tappeto bellissimo”.

splendida descrizione, carissimo Roberto.
mi piacciono i cassetti così, le soffitte di robe.
qualcosa si trova in qualcosa che ho scritto.
efficace la descrizione. mi ricorda tanto alcune opere parigine
di Christo. Una specialmente, quella oggi al Beaubourg.
Forse anche lui ha smesso, come il tuo protagonista,
di mostrare cose. piuttosto le copre, le nasconde.
un abbraccio
Caro Alfonso,
in genere si ha meno materiale da imballo di Christo, e meno case e cose da imballare.
Ma la speranza è che il meno contenga il più.
Grazie e un abbraccio a te,
Roberto
Grande apologo, Rorote! (ma quando li raccoglierai in un libro?)
Caro Riccardo,
grazie. L’idea del libro ci sarebbe, ma finora non sono riuscito a trovare l’aggancio vincente.
Amici autorevoli mi dicono che di sicuro è solo questione di tempo, ma non ho capito se parlino della fine del mondo, della fine mia o della pubblicazione suddetta.
Un saluto,
Roberto
Hai rafforzato la convinzione circa il profumo e il senso di quel groviglio nei cassetti. Grazie, Roberto.
Cara Anna Maria,
in quei cassetti ogni tanto si cerca o si crede di far piazza pulita, ma non dura.
Un caro saluto,
Roberto
ieri sera nei cassetti cercavo affannosamente lo scontino della garanzia del p.c. che mi è andato a …….
meglio così, un motivo in più per godere gli attimi reali di questa nostra breve vita.
ciao Robertino Rorote 🙂
Ciao a te Carlettina,
ma poi la garanzia l’hai trovata
o hai affannosamente comperato un altro pc
o sei andata a mendicare
quattro tocchi di tastiera?
Noto una generale incapacità
di godere gli attimi reali
di questa nostra breve vita,
con la quale il pc
c’entra solo fino a un certo punto.
Roberto
avevo il p.c. di riserva!;-)))
non ho bisogno di mendicare questo genere di piacere 🙂
la coscienza ha un ruolo centrale, in questo controllo.
Cara Carla,
io “di riserva” ho solo gli alcolici.
E anche con questi la coscienza ha un ruolo centrale.
Ciao,
Roberto
(io di amari riserva conosco solo il Braulio:-))
ah, alla fine la garanzia l’ho trovata, meno male, con quella sberla che ho pagato il p.c.!
Saluti
C.
Mi unisco alla speranza della pubblicazione. E comunque, nell’attesa, ti ringrazio ti quest’ennesimo (uno dei miei preferiti, per ora…) apologo.
Parole stupende, bellissima descrizione di uno stato d’animo!
Cari Matteo e Fausta,
vi ringrazio per il vostro apprezzamento. So bene che la maggior parte di questi miei testi esorbita dalla definizione classica di apologo, ma una certa pigrizia mi impedisce di mutare la formula, e poi l’importante è che si lascino leggere.
Un caro saluto,
Roberto