Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Questi, dunque, gli elementi che caratterizzerebbero il genere; e si viene realmente inghiottiti nella lettura di questi racconti che spiazzano, sorprendono, a cominciare dal primo racconto “La notte in cui sparì la luna”, che principia inquadrando un insonne trentottenne insegnante di greco e latino. Una bella donna “statuaria”, “al culmine del suo fascino” a cui nulla mancava se non la capacità di avere una relazione duratura con un uomo, perché “ogni volta che una storia aveva inizio, sembrava quella giusta, ma dopo un po’ di tempo, si stufava, la persona la disgustava, così lasciava perdere tutto.” Un racconto che procede come un film “che la vede spettatrice e protagonista nello stesso tempo.” E torna all’infanzia e alla sua storia familiare personale, segnata dall’azione più riprovevole che si possa compiere nei confronti di un figlio – l’incesto – ripetutosi negli anni fino al gesto estremo di liberazione da parte della vittima, con l’uccisione del padre progettata nei dettagli. Una storia che al pari delle altre di cui nulla diremo, però, per non privare il lettore del piacere di farsi trasportare da esse, riga dopo riga, viene raccontata in modo davvero avvincente, con una forza descrittiva che rende vividi e plastici i luoghi, i personaggi e le azioni. Tra i racconti più belli vanno segnalati ”Mano pelosa”, che richiama la favola di Barbablu, “Storia di Maria soprannome “l’orba” professione …puttana”, lo splendido e commovente “Le ali di Angelo”, “Nozze d’argento” e “Franco”. Un libro, dunque, che, se si fa apprezzare nella traduzione in lingua, nella versione in dialetto si suppone ancora più dilettevole, per il senso e l’evocatività di parole e suoni e colori e allusioni propri della lingua e d’una comunità.
Flora RESTIVO
DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano
Edizioni del Calatino (Castel di Judica, 2011)
Prefazione di Marco Scalabrino
Traduzioni a cura dell’autrice


Libro avvincente che si legge tutto d’un fiato nonostante la difficoltà per un piemontese di comprendere un dialetto così complesso.
Racconti brevi, certo, ma non per questo non emozionanti. Ad ogni racconto un’emozione diversa: gioia, angoscia, divertimento e spensieratezza a seconda del’intensità del racconto.
Difficile scegliere il più bello ma una cosa mi permetto di dirla, ammiro e mi complimento con l’autrice per il modo di scrivere.
Dario.
Da ciò che scriviamo, si comprende un tantino anche di noi. La completezza e la ricchezza interiore di Flora Restivo, che m’onoro di conoscere personalmente, è confermata dal suo meraviglioso modo di scrivere. Già mia madre, donna di vasta cultura seppur nata nel lontano ’31, mi aveva trasmesso un tal bagaglio di conoscenze da poter leggere scorrevolmente un testo in lingua siciliana anche quando in famiglia non la si parlasse e si preferissero latino, greco e lingue europee. Ma è impossibile sintetizzare in poche righe ciò che ho provato scorrendo avidamente le pagine di “Dudici”… emozioni che non provavo da tempo e che m’hanno riportato a fatti e racconti della mia infanzia, ma anche della mia giovinezza. Sento Flora molto vicina al mio modo di sentire e penso che col suo scrivere sappia trasmettere tantissimo grazie alle sue doti d’intelligenza e di sensibilita che mai devono mancare in un vero artista. Le ho più volte detto che i miei scritti mi sembrano poca cosa a confronto della sua grande professionalità e lei, con quel suo dolcissimo sorriso sempre lì a contraddistinguerla, mi dimostra il suo affetto e il suo apprezzamento. La sua visione dell’esistenza la sento coincidere con la mia… penso di non averla ringraziata abbastanza per aver scritto qualcosa di così bello. Nonostante i miei quarantasette anni, la sento talmente vicina, come una di quelle imperiture giovinezze, come energie che ti si diffondono attorno senza tempo né luogo. Grazie, Flora!
Grazie Dario, carissimo amico piemontese, che amo e stimo, giovane e valente in tanti campi, grazie angela, donna deliziosa, che illumina il cammino di chi, incontrandola, riesce a vedere oltre alla bellezza fisica, anche la grande bellezza della sua anima.
Grazie a Giovanni Nuscis per aver letto ed essersi emozionato e a tutto LPELS.
Dobbiamo molto, Flora Restivo e io, a Gianni Nuscis, per la sua affettuosa amicizia e per la sua comprovata attenzione verso i nostri lavori. Forse, chissà, il fatto di essere isolani ci rende implicitamente un po’ complici; o magari tutto è avvenuto unicamente in forza della stima reciproca e della fiducia reciproca instauratesi e consolidatesi mano mano negli anni. Comunque sia, GRAZIE, ancora una volta GRAZIE a Gianni Nuscis e a LPELS. Quanto al lavoro di Flora Restivo … ben vengano, perché meritatissimi, gli apprezzamenti, le manifestazioni di simpatia, i commenti benevoli. Punto. Punto? Punto! Peccato. Giacché, viceversa, sarebbe auspicabile una più capillare diffusione del volume, sarebbe auspicabile verso esso, e verso quei lavori che sono seri, validi, meritevoli, superata una buona volta e per sempre la pregiudiziale nei confronti del Dialetto, quella “maggiore” attenzione critica che li possa promuovere e rendere patrimonio culturale di una più vasta platea (d’altronde, avviene che importiamo, in traduzione, così tanta e tanta cultura d’ogni dove del mondo, ma ci ostiniamo a misconoscere quella di casa nostra solo perché in “dialetto”). E ancora, al fine di una reale compenetrazione con l’Autore e con l’opera, sarebbe auspicabile il miracolo che tutti potessimo acquisire la facoltà di leggere e comprendere i testi nella loro originale stesura in Dialetto (intendiamoci, la versione il lingua rende assai bene la lettera e lo spirito dei racconti, ma, la suggestione, il suono, le specificità idiomatiche del Dialetto, il suo timbro, la sua ricchezza lessicale, le sue regole ortografiche e sintattiche, le sue peculiarità finiscono per sfuggire). In futuro, perché no?, uno sguardo diverso, più attento e al contempo più distaccato, l’evoluzione della tecnologia consentiranno tutto ciò a qualche (fortunato) altro. Per il momento, un abbraccio a Flora e a Gianni e a tutti il mio più cordiale saluto, Marco Scalabrino.
grazie amici: sì, un bel leggere, e non solo per partigianeria.
Ringrazio Marco Scalabrino, di cui condivido ogni sillaba, pur consapevole del fatto che, quando dovesse accadere ciò che lui auspica e che darebbe alle scritture dialettali il peso e il ruolo che meritano…chissà se ci sarò!
Ringrazio, altresì, Fabrizio Centofanti per il positivo giudizio che mi onora particolarmente, essendo la prima volta che si occupa di me.
A tutti una serena giornata, in pace e tranquillità.
Vi ringrazio per i vostri interventi, nel concorde apprezzamento di questi racconti di Flora davvero belli e sorprendenti, anche leggendoli nella traduzione in italiano.
Il giudizio positivo espresso nel mio intervento, e ribadito in questo commento, dico rispondendo a Marco, non può nè potrà essere condizionato dalla nostra amicizia e vicendevole stima che, a maggior ragione, impongono rispetto e onestà intellettuale. Se la stima e l’amicizia di anni possono, dunque, costituire un pregiudizio in positivo, iniziando ad affrontare la lettura del libro, le parole che ne derivano, a lettura ultimata, non possono che restituirne le reali impressioni calibrando toni e soppesando aggettivi.
Un abbraccio, nell’augurio del più ampio ascolto del libro.
Giovanni
Grazie ancora, Gianni, le tue parole mi confortano. La vera amicizia, che non può non avere a monte vera stima, è ciò che veramente, dà senso ad ogni nostro atto e gesto e credo, che questo sia il senso delle parole di Marco.
Tanto bene a tutti.