Provocazione in forma d’apologo 204

Mi diceva sempre che ero vanitoso perché ogni volta che mi imbattevo in uno specchio mi ci guardavo dentro. Proprio lei.

Proprio lei che nelle stanze degli specchi ci trascorreva gran parte dell’esistenza, e che non ignorava che il fine del mio rimirarmi era capire chi fossi e, prima ancora, “se” fossi qualcuno o almeno qualcosa.
O era proprio quello a infastidirla?

17 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 204

  1. Giorgina Busca Gernetti

    NON MI CONOSCO

    In un tempo lontano mi pareva
    di conoscere il mio volto interiore.
    Credevo di sapere
    chi fosse quell’amara, triste effigie
    manifesta per gli occhi trasparenti;
    chi quella fioca immagine riflessa
    dallo specchio dell’anima.

    Ora non so chi fui, non so chi sono.
    Incerto è tutto, incerta
    anche l’amara immagine
    che allora riconoscere sapevo.

    Era “mia” la tristezza
    dipinta in quell’effigie, in quelle ombre
    svelate dai miei occhi, n’ero certa.
    Il mio Ego potevo ravvisare,
    pur chiuso dentro l’anima e la mente:
    identità scolpita nel mio petto
    senza vana incertezza.

    Identità svanita
    è questa mia diuturna scontentezza
    di me, dei miei pensieri, del mio tutto.
    Non so più chi io sia. Non mi conosco.

    Giorgina Busca Gernetti

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  2. robertorossitesta

    Cara Eli,
    magari! Il tempo ci sfugge tra le dita, sia pure in cristalli.
    Raiabbraccio,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    “non so(n) chi fui”.
    Ah questi echi, questi frammenti con cui puntelliamo le nostre rovine.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    specchi appannati, incrinati, in cui l’enigma non si svela.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  5. Anna Maria

    Mi pare che la provocazione metta in rilievo il ruolo di crocevia della stanza degli specchi. Resta il dubbio se soffermarcisi, attraversarla o accettarne l’esclusione. Un caro e grato saluto.

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  6. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    quello da te rilevato è un elemento che mi sta particolarmente a cuore: non a caso i pittori in genere preferiscono vedere il loro soggetto attraverso uno specchio.
    Un secondo elemento è che, specie a una certa età, il riconoscimento di sé non passa più (principalmente) per l’altro, ma per un terzo che trascende entrambe le parti in causa.
    Un caro e grato saluto a te,
    Roberto

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  7. robertorossitesta

    Cara Carla,
    lo credo anch’io, ma non si tratta di eliminare qualcosa bensì di compiere passo dopo passo l’intero percorso.
    La visione faccia a faccia è un punto d’arrivo, e forse non per tutti.
    Buon giorno a te,
    Roberto

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  8. robertorossitesta

    Caro Matteo,
    vedo che anche gli amici prediligono il taglio breve e, pur nella problematicità, netto.
    Grazie e un caro saluto a te,
    Roberto

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  9. robertorossitesta

    Caro Fabrizio,
    è così, anche se mi ostino a credere che non tutte abbiano lo stesso peso.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  10. lp

    Lo specchio davanti a cui ci stiamo facendo la barba è freddamente maligno, poiché l’unica cosa che aspetta è di vedere se ci tagliamo.
    Ramon Gomez de la Serna

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    1. robertorossitesta

      Gentile Lorepat,
      a scanso d’incidenti non mi rado da un sacco d’anni.
      Un caro saluto,
      Roberto

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