Due sono i mari, diversi per temperatura, salinità e correnti, ed uno è il luogo, il cui nome è Dovunque, nel quale si uniscono senza confondersi mai.
Proprio in quel luogo sorge un’isola, e in essa ad ogni battito di ciglia ciascuno di noi è trasportato per trascorrervi ogni volta un’intera esistenza, di cui per lo più non serba alcun ricordo nella sua vita reale, dovunque si svolga.

l’abbraccio di sempre rob….dovunque tu sia….
eli
…dentro un solo battito di ciglia , ci sta il mondo intero
basta sentirlo…sempre belle le sue parole… un caro saluto
Cara Elisabetta,
sono qui e lì.
Riabbraccio,
Roberto
Cara Ilaria,
sono parole che rappresentano quello in cui credo e spero che, se sono davvero belle come dice, la loro bellezza consista soprattutto in questo.
Un caro saluto,
Roberto
Prova invio
GBG
Caro Roberto,
ieri avevo tentato di postare questo commento al tuo Apologo, bellissimo come sempre. Più che commento è una serie di domande suscitate dalla lettura.
Chi “esiste” su quell’isola è per caso l'”alter ego” di chi vive sulla terra e non sa nulla dell’altro e viceversa? Ma talora l'”alter ego” compare come un’ombra che insegue dal mattino alla sera e tormenta il suo “doppelganger”. Allora che succede?
La compresenza dei due mari di diversa intensità salina influisce sull’indole di chi esiste sull’isola?
Grazie e un cordiale saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
sull’isola “ad ogni battito di ciglia ciascuno di noi è trasportato per trascorrervi ogni volta un’intera esistenza”: qui si battono le palpebre e lì si vivono intere vite, presumibilmente diverse. Non ho pensato a inseguimenti e persecuzioni da parte di ombre e doppi, mentre non escludo, anzi credo, che qui e lì qualcuno abbia più o meno precisa contezza dell’altra dimensione, e di un proprio coinvolgimento in essa.
Quanto all’influenza della singolarità del luogo in cui si trovano sull’indole degli isolani, direi che è inevitabile.
(Ovviamente sappiamo bene entrambi che questo apologo non è che una mia variazione su temi che non ho di certo inventato io.)
Grazie e un cordiale saluto a te,
Roberto
Caro Roberto,
quasi una vita parallela solo con un battito di ciglia, se ho ben capito. Mi piacerebbe, soprattutto se c’è la possibilità di avere una certa qual contezza dell’altra dimensione.
La mia idea fissa dell’ombra che insegue, tormenta e beffeggia mi proviene da Fëdor Dostoevskija (“Il sosia” e altre pagine che ben conosci).
Grazie e di nuovo un caro saluto
Giorgina
C’è una “a” di troppo. Sarà stato il mio doppio!
Giorgina
mi viene in mente, Roberto, lo scrittore e il suo doppio: l’altro con cui scrivere (il medium necessario), l’altro a cui scrivere, per liberarlo, l’altro contro cui scrivere, per liberarsene.
Caro Fabrizio,
non credo che i motivi tradizionali appartenenti alla letteratura religiosa e mistica cui mi sono ispirato prevedessero gli aspetti di cui parli, che col senno di poi e dalla nostra particolare angolatura diventano leciti anzi plausibili.
Un abbraccio,
Roberto
mio caro Roberto, hai disegnato un bel tappeto persiano sul quale i fili intessono trame, e le trame intessono fili.
dimenticarsi di questo disegno è un vero peccato.
Cara Carla,
per uno che dimentica (forse) c’è qualcun altro che ricorda.
Un caro saluto,
Roberto
Non solo pro-vocazione, ma e-vocazione – la leggo nel senso della premessa che Thomas Mann scrive per “Der Zauberberg” (Beschwörer des Imperfekts). Grazie, Roberto, un caro saluto a te, qui “Beschwörer der Insel”.
Cara Anna Maria,
certo: le mie vogliono essere non solo pro-vocazioni, ma anche e-vocazioni, in-vocazioni, a-vocazioni,
re-vocazioni… ad esprimere delle vocazioni.
Grazie e un caro saluto,
Roberto