Provocazione in forma d’apologo 209

Fra pochi mesi Antonio e Clara festeggeranno i venticinque anni di matrimonio. Un buon matrimonio. Niente figli, all’inizio erano troppo concentrati su altro, poi quando ci hanno pensato si son resi conto che d’un tratto era diventato troppo tardi, e responsabilmente hanno lasciato perdere. Ma un buon matrimonio, davvero.
E tuttavia, quant’è buona una cosa se non se ne celebra all’intorno la bontà?

Così Clara e Antonio hanno telefonato, non lo facevano da anni, al loro vecchio compagno di scuola ora parroco per organizzare una piccola funzione da tenersi nel fatidico giorno, e hanno fissato per lo stesso giorno in un ristorante famoso e costoso un banchetto da cinquanta coperti; non hanno grandi relazioni, e nessuno fra parenti, amici e colleghi potrà dire d’essere stato dimenticato.
Mentre questi preparativi avanzavano, il matrimonio franava. Oh, niente d’eccezionale all’inizio, e nemmeno più avanti: movimenti di sabbia, sassolini che schizzavano dai discreti alloggiamenti dove avevano sonnecchiato per tanti anni, e rotolavano via senza fare rumore.
Ma i due hanno l’orecchio fine, che sente anche ciò che non si ode. E non sono nemmeno degli ipocriti, sicché cercano di affrontare la nuova e inattesa questione, ma non ne vengono a capo; del resto, come venire a capo di movimenti di sabbia, di sassolini che schizzano e rotolano via senza fare rumore?
Antonio e Clara allora tentano di bloccare la macchina dei festeggiamenti appena messa in moto, ma gli si para davanti l’atteggiamento arcigno e incomprensivo del ristorante famoso e costoso; ciò che li sorprende non poco; ma il mondo è cambiato senza che se ne accorgessero, e in proposito, leali come sono, sanno che dovrebbero accusare innanzitutto se stessi.
Prendono pertanto un’eroica e pratica decisione: evitare l’imbarazzo di parlare a quel sant’uomo dell’amico prete, portare a termine il giro degli inviti, e lasciar che le cose succedano; dopo si vedrà.
Arriva il gran giorno. I due separatamente rincasano per prepararsi alla festa; attraversando l’androne vedono nella buca delle lettere la busta intestata di un famoso e costoso studio legale, busta che nessuno dei due ritira. Forse chi ha preso l’iniziativa si dispiace o almeno si secca che proprio stavolta il servizio postale sia stato così efficiente; l’altro non può non capire di che cosa si tratta. I due, lo si è detto, non sono ipocriti ma sono civili, e poi di fronte alla decisione presa e all’azione intrapresa non resta molto da fare, almeno adesso. Perciò Clara e Antonio, ancor meno loquaci del solito ma insolitamente gentili si vestono e vanno all’informale cerimonia e al fastoso banchetto. I quali hanno luogo regolarmente, e col più grande successo.

14 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 209

  1. ilaria

    …come il sassolino nella scarpa..puoi camminare , ma prima o poi devi fermarti a toglierlo.
    …un ” buon matrimonio”??!!.
    un caro saluto.

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  2. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    per asperrima…
    Anche se qualche qualche friccico di umorismo, per quanto nero, si può magari avvertire.
    Un caro saluto a te,
    E A TUTTI BUON NATALE,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Gentile icittadiniprimaditutto,
    quando ero giovane (un secolo fa!) si diceva: “Il privato è politico, il politico è privato”; in tempi più recenti la seconda parte della massima è stata declinata come sappiamo.
    Che un blog esplicitamente politico dimostri attenzione per umori e malumori espressi in forma narrativa può ancora essere un segno dei tempi.
    Sempre che, si capisce, per questo e per altro di tempo ce ne sia ancora.
    Auguri e un caro saluto,
    Roberto

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  4. elisabetta

    “Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe dedicato sonetti tutta la vita?” George Byron
    un buon natale a te rob!

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  5. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    qui, a forza di sassolini (nelle scarpe, nelle tasche, dappertutto), altro che fermarsi a toglierli!
    C’è il caso che ci si fermi e basta, oppure che si tenti di giungere alla meta nel’unico modo che pare ormai possibile: completamente liberi da tutto, ossia nudi. Ed i buoni samaritani che lungo la via ci aiuteranno a spogliarci non mancheranno di certo.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  6. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    molti di noi ben conoscono il gusto amaro che hanno al palato certi bocconi che tanto abbiamo adocchiato, traendone peraltro ottime ispirazioni, nelle vetrine dell’arte.
    Colpa sicuramente nostra, e delle nostre fauci non all’altezza.
    Un caro saluto e auguri,
    Roberto

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  7. marcosic

    “Un buon matrimonio. Niente figli, all’inizio erano troppo concentrati su altro… Ma un buon matrimonio, davvero.
    E tuttavia, quant’è buona una cosa se non se ne celebra all’intorno la bontà?

    “… non hanno grandi relazioni… Mentre questi preparativi avanzavano, il matrimonio franava. Oh, niente d’eccezionale all’inizio, e nemmeno più avanti: movimenti di sabbia, sassolini che schizzavano dai discreti alloggiamenti dove avevano sonnecchiato per tanti anni, e rotolavano via senza fare rumore”.

    E’ tragico, leggere queste righe così intense. Sono tragiche, sono intense. Tragiche nella loro intensità.
    Loro non hanno dato frutti quando potevano. E che hanno fatto, troppo concentrati su altro? Hanno fatto altro, appunto. E questo “altro” dove è finito? Quei frutti forse li avrebbero aiutati nella crescita. Chi ha figli sa i sacrifici enormi cui va incontro. Ma sa anche cosa possono insegnarti i bimbi, i figli, quanto l’amore che riversi su di loro sia una medicina meravigliosa, che tutto cura, che tutto guarda, che tutto ama, che tanto risolve. Ama un figlio e scoprirai te stesso, un lato che non conosci, che non hai mai potuto osservare prima d’ora. Scoprirai le pene del tuo coniuge e forse i pensieri nascosti, più reconditi. Capirai cosa è una coppia. I figli si dice che dividano. I figli uniscono, che altro possono fare quando li ami, quando fai il tuo dovere amorevole, con serenità, con attesa, con il sorriso della mente, con gli occhi nella schiena, con le domande che non ti aspetti, con un tuffo nel cuore per una pena improvvisa?
    Celebra attorno a quel miracolo la sua bontà e quel dolce nascerà ogni giorno e non si esaurirà. Sarà amore vivente, pace, anche guerra, ma costruttiva. Sarà vita che rinasce e si rigenera nella mente e negli atti quotidiani. Sarà la storia, la tua storia. Sarà una storia meravigliosa. Ma se non celebri, dove finisce la bontà, quella bontà? Di norma bel buco del lavandino, è il posto più pratico dove la mente guarda quando deve scaricare. E se non è il buco del lavandino, allora è una distrazione inutile, un gioco molesto, un dispetto gratuito, una forte apatia, una morte dentro, un sottostimare chi ti sta accanto, un arrivare a odiarlo, non volerci fare l’amore, nè chiedere una carezza, nè abbracciare al mattino per un bacio ad occhi aperti, o mandare una mail corta ma intensa, passare le mani tra i capelli, sulla schiena nuda d’inverno a stringerla forte in quei pochi minuti liberi prima di scappare di casa. E’ niente di tutto questo. Quindi è tutto l’altro. Ecco, il famoso altro che arriva, presenta il conto, giunge impavido e rotola sul collo, le mani, attraversa la schiena, dà una scossa impercettibile dentro, guasta il gusto di quello che doveva esser un gran dolce. Quando arriva è tardi. E’ come la sete: quando l’avverti, vuol dire che dovevi bere già da prima.
    E poi mettici che sovente prevale un pensiero negativo, uno stracciarsi le vesti, un dire: tanto ormai, che possiamo fare. E ci si diverte a buttare nel cesso, perchè si fa prima, come se uno potesse rinascere e riprovare.
    Non sono movimenti di sabbia, sono già frane, crolli, si ode lo scricchiolio dell’impalcatura. Scansati, spostati, sta crollando. Si crolla, mi sposto, tu fa come vuoi. Che credo che sono da meno? Mi sposto, sei furbo solo tu?
    E’ arrivata la lettera dell’avvocato, inutile stare a pensare ad altre cose. Inutile far finta di non vederla. Va aperta e va gestita. Amen.
    Grazie Roberto.
    Marco

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  8. robertorossitesta

    Caro Marco,
    come i due personaggi del pezzo non ho figli e, oltre a qualche boccone maldigerito nello stomaco, ho alcuni pesetti sulla coscienza, non necessariamente quelli messi in scena nei post.
    E sento che ragionarci sopra a voce alta, in modi ora patetici ora paradossali, può essere di qualche utilità.
    Sarebbe bello che questa sensazione non riguardasse me solo.
    Tanto per chiarire, e grazie a te,
    Roberto

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  9. marcosic

    @ Roberto

    Riguarda anche me. Non sono stato un padre perfetto (ma ho ancora molto cammino da fare) nè un marito sempre all’altezza della situazione. E anche io ho i miei gran bei pesi sulla coscienza, e non pochi, ti assicuro. Non sempre mi sono comportato correttamente in famiglia, nè ho saputo comprendere lo spirito di sacrificio, o mettere l’altro prima di me. Sovebte non ho capoto cosa sia l’amore effettivamente. Ho fatto spesso il contrario di ciò che andava fatto. Poi di recente, mi è parso di capire, di comprendere, come se un treno mi fosse entrato dentro all’improvviso e mi avesse sbattuto a terra.
    Ecco, mi è capitato di restare fulminato, di vedere me stesso indicare a me stesso finalmente gli errori e le cose da evitare. Le cose da fare per rinetrare in armonia con me setsso, i miei cari ed il mondo. Mi è capitato, Roberto, anche se dal commento poteva non sembrare. Eccome se mi è capitato e mi ha lasciato il segno.
    Ciao e grazie ancora.
    Marco

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  10. robertorossitesta

    Caro Marco,
    più o meno come avvenne a san Paolo, anche se nella sua epoca non c’erano treni. Ma mi sa che con i tagli che stanno facendo alla rete ferroviaria ci stiamo rapidamente tornando.
    Perdona questo impenitente burlone ed abbiti l’abbraccio più caro,
    Roberto

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  11. marcosic

    Roberto, sorry per gli errori di battitura, ma stavo preparando da mangiare per mio figlio.
    Ciao, Marco

    Rispondi
  12. marcosic

    Si Roberto, più o meno è andata così. E ne sono felice. Non aggiungo altro poichè la gioia è immensa e quella semplice parola racchiude tutto.
    Sei un impenitente adorabile burlone. Ricevo con gioia il tuo abbraccio virtuale, nella speranza di poterlo provare veramente una delle volte che verrai a Roma non di corsa !
    Ciao, Marco

    Rispondi

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