
Proponiamo all’attenzione del lettore di LPELS la poesia di Leda Erente (autrice della recente raccolta “Madreselva”, edita nel 2022 da Nulladie ed.), pubblicando alcuni testi inediti coi quali è stata finalista al Premio Poesia di Strada-Licenze Poetiche- Citta di Macerata 2022.
1
La fiducia nell’attesa è un’impronta
lasciata nel manto cavo di una conchiglia squamosa,
su un fondale di roccia.
Dai margini dentati tesse seta marina,
spalancata come una porta,
aspetta il ritorno della metà del guscio a cui riunirsi sul dorso
e poi aprirsi col desiderio di mordere il mare
in un ultimo boccone ancora.
Prova a bussare con le nocche sul suo guscio:
ti dirà che la fiducia è a doppio battente,
che la cerniera di incastro e di giunzione è sulla schiena
per potersi sostenere,
inclinandosi l’uno verso l’altro
lungo l’asse della vita.
Ma l’attesa scalfisce la pelle.
2
Bottoni di madreperla sono i capperi assolati
cuciti alla roccia a picco sulla controra.
Miraggio di fiori d’argento e chiodi levigati
macera in un pesto di sole e di sale da raccogliere con le mani.
3
Le ceneri abbaiano,
ringhiano sotto braci di macerie.
Si crepa il sorriso di cocci tenuti insieme dalla fioriera,
concava linea sprimacciata dall’alba
a contenere un lago di nebbia.
Un papavero illumina di rosso quello sterile bianco calcinato, frantumato,
e la stanchezza ronza nelle orecchie e scende nei malleoli, fertile.
Metto il bosco in una fragile tasca.
Tra le labbra smerigliate,
in guerra tra loro,
rimane una goccia di poesia.
Narra l’inclinata visione di un lampione sulla curva dissestata,
di spalle alla montagna dorata.
Divelte le porte e i battenti,
esposta la pelle rosata della roccia sventrata del suo altare,
le scalinate terminano in bocca a precipizi.
Le finestre non guardano più interni domestici,
ma dal cristallo rotto della vita si intravedono adesso i colori schietti del bosco.
Una cascata di cucchiaini d’argento sono le foglie degli ulivi,
che raccolgono e rimescolano le rovine umane con la terra che ha tremato.
4
Ci sono notti in cui il cuore corre troppo veloce
e io non riesco a stargli dietro.
Notti in cui il silenzio perfora i timpani
e come un ago scoppia la vescica della solitudine.
Sul declivio delle lenzuola ululo
per fermare disperatamente un paesaggio notturno che mi acquieti.
E il petto sembra rompersi da un momento all’altro
come un lago ghiacciato incrinato
sotto i passi incessanti della paura che noncurante vi cammina sola.
Troppo incandescente il dolore per maneggiarlo da soli a lungo,
occorre farlo raffreddare di mano in mano.
5
Ruzzolo incontro al vento aperto,
sento scorrere l’abisso nel mio sangue.
Marinaio è lo sguardo che ne cavalca le onde livide,
che separa goccia a goccia il pulviscolo salmastro.
Ribolle come un miraggio la linea tra il mare e l’orizzonte.
Nel punto di passaggio si distilla l’intimità dalle parole non dette,
dense di relitti, rami secchi e lacerti di rosse bandiere.
Si aprono i pugni,
si lasciano andare le mani in cui affluisce l’impeto del mare.
Si condensa il suono ondivago nei palmi,
riverbera come l’eco del coltello sulla punta della marmorea pelle
a disvelare nel taglio un manto azzurro impuntato di stelle:
è l’infinito che corre sottopelle.
6
Si ribalta la visione quando eccede in velocità ed ebbrezza.
Guizza la luna funambola.
Nel pugno chiuso tengo la nostalgia di me,
lo avvicino alla bocca per sussurrare “torna”.
Restituisce un odore di arancia amara e limone.
7
Scivolo sulla sedia
si inarca il collo sulla cresta
e la mente frana come un macigno di montagna
riecheggiando nella stanza.
Mi aggrappo ai polsi per tenermi.
Ascolto
La parola madre rantola sul pavimento
sotto il tavolo di una cucina la piango
nella notte sfiancata dalla complessità del mondo la veglio
su sentieri poco battuti la raccolgo.
Di vedetta all’alba aspetto per liberarla
fino a che nell’incavo della tua nuca ritorna la pace
anche per me.
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Leda Erente, nata a Firenze nel 1977, insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado a Vaiano (Po). Ha svolto studi e ricerche nell’ambito della Storia Medievale, realizzando delle pubblicazioni in merito. Ha pubblicato le sillogi “Come l’ombra di un vaso di fiori” (Transeuropa) nel 2021 e “Madreselva” (Nulla die) nel 2022. Ha partecipato ad alcuni premi letterari (Poesia di Strada XXV edizione), ricevendo riconoscimenti per le sue opere in concorso. Ha partecipato ad iniziative culturali e rassegne letterarie come ultimamente “Un autunno da sfogliare – Per seguire nuovi sentieri. Incontri letterari tra natura, storia e territorio”, promossa dal CDSE (Centro di Documentazione Storica Etnografica) in collaborazione con la scuola media Lorenzo Bartolini, la Biblioteca Lazzerini di Prato e il Comune di Vaiano.
La sua poetica è orientata all’aspetto polimorfo della Natura.
