20 righe (per niente facili) di Pasquale Vitagliano

Ho conosciuto Andrea Temporelli come poeta rigoroso e critico esigente. Ma ci sono energie magmatiche che hanno bisogno di rompere la crosta per emergere in superficie con tutta la loro forza. L’amore e tutto il resto – Poesie 1996-2022 (Intelinea, 2023) è un’antologia eruttiva, calda nelle vene e lucidissima nel pensiero. Divisa in nove sezioni, tuttavia, ruota intorno al poemetto Terramadre, che mi sembra il perno centrale o il nucleo focale. Nella sua cadenza orfica, ci scopriamo orfani in una terra di padri menzogneri e di madri cune funerarie, privi di una lingua per dire dolore e amore, debitori unicamente verso la poesia che ci ha fornito le parole per dire addio e così salvarci e vivere definitivamente.

Queste poesie portano in luce una Spoon River di luoghi reali e metafisici, più che di persone. E’ questa la mia chimica/ grammaticale: ogni parola è un nome/ personale (ci chiamano/ senti?, i segni, sono solchi e sognano/ di noi) e chi ama risponde in silenzio. Veniamo a trovarci al centro di un effetto vertigo della parola: malgrado ci allontaniamo dal passato l’orizzonte si spinge sempre più in là. Ci avviciniamo ma non raggiungiamo mai l’approdo, in un processo di formazione costante. L’infinito/ non si somma all’infinito. Questo tono liminale permea tutta la raccolta, animandoci e nutrendoci di un sentimento attivo e vigile di nostalgia di ogni luogo/ fantasticato che ruoterà attorno/ al cortile che fu/ il paradiso perduto, di tutti/ i confini ho dolore,/ ho passione per tutti gli orizzonti.

Tutto ritorna qui la prima volta. Ma il poeta non attende nessuno, non ha nulla da dire. Piuttosto prende appunti. E non morirà mai. Gli è già successo troppe volte. Leggendoli abbiamo imparato che la poesia non è mai ciò che dice. Ma dice ciò che è.

 

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