Narratori del Nuovo Millennio – Giulia Fazzi

Questa mia piccola rubrica dei Narratori del nuovo millennio è stata ferma per molti mesi, per varie ragioni, ma sono contenta di riaprirla con una delle mie scrittrici preferite, Giulia Fazzi.
Il suo ultimo romanzo, Le ragazze sono andate via, è appena uscito per Mondadori.
Il titolo del suo contributo l’ho scelto io, estraendolo dalle sue parole. Buona lettura!

QUANDO SCRIVO NON HO PAURA DI NIENTE

Scrivo da quando ero una ragazzina. Il primo romanzetto l’ho scritto a quattro mani con la mia amica del cuore, tra la quinta elementare e la prima media. Scrivevamo i capitoli una alla volta e seppellivamo il quaderno sotto la terra del nostro albero preferito. Era la storia di una grande amore sullo sfondo di una qualche guerra che avevamo studiato a scuola dove l’eroina moriva tragicamente di tisi tra le braccia dell’amato. Poi ho scritto una fanfiction (anche se allora non si chiamavano così) su Madonna e qualche altro raccontino. Ho sempre subito tantissimo l’influenza dei film che amavo, tra i miei archivi ho anche un breve romanzo dove la ragazza protagonista stava insieme al ragazzaccio del paese che era ispirato al River Phoenix di Stand by Me. Cioè, era lui. Le facce dei miei personaggi sono spesso le facce di attrici e attori. La scrittura è stata un mio segreto per tutta l’adolescenza e anche dopo. Nascondevo quello che scrivevo e questa tendenza alla segretezza non mi ha mai del tutto abbandonata. Credo di aver rivelato che la scrittura era una parte imprescindibile della mia vita solo da giovane adulta, quando a un certo punto ho detto ai miei genitori che mi sarei licenziata per prendermi un anno sabbatico, andarmene in un paese dell’appennino modenese e scrivere il mio primo romanzo. Cosa che poi ho fatto ed è così che ho scritto Ferita di guerra. Avevo bisogno di riappropriami del tempo, il mio tempo, e di capire se fossi capace di scrivere un romanzo oppure no. Quella storia esplodeva dentro di me in modi e forme potenti, non potevo più contenerla. Il mio primo romanzo mi ha fatto scoprire una voce in me che non conoscevo e che trovavo minacciosa, sconcertante. Tuttora inseguo quel senso di minaccia quando scrivo. È questo uno dei motivi per cui scrivo. Un altro è per dare voce a chi vive tra le pieghe di una vita anonima, che sia un’operaia stuprata dal padrone come la Lisa di Ferita di guerra, una mamma sola, un’insegnante “straniera”, una donna congelata in un lutto perenne come in Per il bene di tutti, o come nel mio ultimo romanzo Le ragazze sono andate via, dove non racconto solo tre adolescenti alla fine degli anni Ottanta, ma anche le vittime del “Mostro di Modena”, che in pochi ricordano, finite nell’oblio insieme alle loro vite disgraziate. Spezzare l’oblio. Riparare per quanto possibile a un’ingiustizia. Gettare luce dove ci sono ombre, indagare le ombre. Quando scrivo non ho paura di niente.

E poi i luoghi, le mappe, le mie città, la mia Emilia. Questo ho raccontato nei miei primi tre romanzi, per vedere meglio quello che vedo tutti i giorni, per vederlo e fantasticarci sopra, per popolare di fantasmi le strade e i luoghi amati e odiati. Guardare quello che ho intorno per guardare oltre. Altrove. Scrivere è sempre andare altrove.

 

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