Giovanni Agnoloni, Sinfonie itineranti.In viaggio per l’Europa tra musica, cinema e letteratura, Jimenez Edizioni – Roma
di Riccardo Ferrazzi
Da Giovanni Agnoloni, viaggiatore instancabile, romanziere e traduttore, nonché fiorentino doc, c’era da aspettarsi, prima o poi, un libro di viaggi. E lui non ha mancato all’appuntamento. Ma ha reinventato il genere: non si è limitato a magnificare le bellezze dei luoghi: anzi: a dir la verità, ne ha parlato quasi solo accennando, con rapide, nervose pennellate, scorci cittadini. Ma ogni descrizione, ogni accenno a una casa, un monumento, un luogo tipico, diventa occasione per evocare rimandi letterari o musicali e film. Ricordi di ogni genere, rievocati anche nei dettagli, come gli scherzacci feroci dei cinque Amici miei, gli indimenticabili gaglioffi fiorentini Perozzi, Mascetti, Necchi, Melandri e Sassaroli.
Quelli di Agnoloni sono viaggi labirintici, non tanto per le vie di Dublino (o Firenze, Berlino, Milano, Roma, Linguadoca e Catalogna), quanto nella testa dell’Autore, nel suo mondo, nei capisaldi della sua cultura, delle associazioni di idee che lo portano a evocare attori e cineasti, e letterati di vario genere.
Che dire? Le associazioni di idee, di suggestioni, di ricordi, sono quanto di più personale ci è rimasto nel secolo dei “social”, dove ogni argomento viene liquidato in una riga da sconosciuti che pontificano, stroncano o magnificano “perché lo dico io”. Ma le associazioni di idee di Giovanni Agnoloni, che sono sicuramente personali, sono altrettanto sicuramente condivisibili dai tantissimi che, come lui, come me, come tanti, hanno visitato e vissuto luoghi che “fanno” Europa in quello straordinario scorcio di tempo che è stato la seconda metà del ventesimo secolo. Chi l’ha vissuto ricorda come uscimmo dal provincialismo: man mano che le macerie della guerra venivano sostituite da città che si espandevano, treni che funzionavano e portavano dappertutto, perfino in Svezia (mito degli adolescenti), cresceva la voglia di andar via, alla ventura, senza meta, perché vivere senza viaggiare ci pareva che non fosse vivere.
Su questa piccola epopea, Agnoloni ha costruito e portato alle estreme conseguenze il mito degli scrittori del secolo scorso: il “flusso di coscienza”. Ci ha squadernato la sua mente e ha descritto come ogni luogo richiami un ricordo, e quel ricordo richiami un libro, e quel libro un film, e quel film una musica, e così all’infinito. Insomma, per lo stile con cui questi viaggi sono raccontati, potrebbero portare la firma di Molly Bloom.

