Vorrei dirti poeta che hai il dovere di parlare
di quello che accade nel tuo paese senza
infilare la testa nella sabbia della tua clessidra
Vorrei dirti poeta che devi denunciare
soprusi e prevaricazioni e non
nasconderti dietro il dito della lirica
Vorrei dirti poeta che la poesia è nata
nel parlare e nel parlato ritorna e punge
come la coda dello scorpione
Vorrei dirti poeta ch’è finito il tempo
delle intenzioni e delle pose e che milioni
aspettano un segnale dalla tua lingua di spada
Poesia tratta dal blog personale di Luca Paci Guardafili
(Vedi anche il blog RizoMa )

Certo si può (forse si deve) chiedere al poeta di parlare di ciò che accade nel suo paese, ma lo farà restando fedele alla sua vocazione. Parola grossa! Però quella voce “di dentro” è meglio ascoltarla, qualunque essa sia.
Dirà delle cose che non mi aspetto, che non so come trattare. Forse non mi piaceranno e non saranno quelle che i “milioni” si aspettano (se mai ci sarà un pubblico, un uditorio, un qualsiasi committente). Fa niente …chi scrive è un poveretto che maneggia esplosivi. Forse Luca su questo è d’accordo.
la poesia è nata per cantare, ma forse più per gridare, il vero.
Grazie a Giovanni per aver scelto questa poesia – fa sempre piacere ‘leggere pubblicamente’. E sono d’accordo con Paola, bisogna ascoltare la propria voce e curarla. Ma qui parlo del nostro difficile tempo dove i lupi non si prendono neppure la briga di travestirsi da agnelli e sbranano la democrazia, la scuola, l’educazione..
Allora le lingue di spada devono parlare senza abbassare la testa e anche gridare, si’.
C’è davvero grande bisogno di poeti che affrontino l’impegno civile; purtroppo questa realtà degradante non invoglia a spendersi nell’agone politico. Quanto sono lontani i tempi di Brecht e di Pound…
Ringrazio Luca per avere acconsentito a dare visibilità a questa spendida poesia che, a mio parere, è uno dei più bei manifesti poetici mai scritti, perfettamente calata in questi tempi di “lupi in libertà.”
Condivido in toto il commento di Luca.
Saluto tutti.
Giovanni
grazie a Giovanni e a Luca.
sottoscrivo anch’io.
e bisognerebbe fare, forse, un’ideale raccolta di firme.
Grazie dell’ospitalita’ fabrizio!
luca
Giovanni, forse questa pagina può interessare.
cari saluti
jolanda
http://www.rhegiumjulii.com/la%20carta.htm
grazie a te, carissimo Luca.
Ringrazio e saluto Luca, ancora, e Fabrizio.
Un grazie a Paola: “parlare di ciò che accade nel suo paese”, certo, “fedele alla sua vocazione. Ascoltando quella voce “di dentro”, a cominciare da “quel tarlo malsincero che chiamano pensiero”:)
Grazie anche a te, Iolanda. Una giusta presa di posizione alla quale, si spera, ne seguano altre.
Un caro saluto a tutti
Giovanni
Cari amici,
concordo in larga parte con quanto detto da ognuno e specialmente da paolarenzetti.
Desidero in proposito dirvi in breve la mia esperienza.
Cominciai a scrivere a 22 anni, nel ’78, durante la prigionia di Moro, con la speranza di scrivere una poesia che non si appiattisse su quei fatti, per quanto enormi.
Alcuni dei testi più efficaci nati dalle emozioni e riflessioni di quei giorni si trovano anche in miei libri usciti di recente, e credo che ci vogliano attenzione e fiuto per scovarli.
A me sembra di aver fatto il mio dovere, a ciascuno il suo.
Un caro saluto,
Roberto
Grazie a te, Giovanni.
Quella carta è datata 2004, ma già era in embrione da molti anni prima.
Approfitto adesso, ieri notte l’ho dimenticato, per salutare anche Luca i cui versi sferzano e incitano. Ma il poeta, se è tale, ha o dovrebbe avere in sè lo spirito di denuncia di cui parla Luca.
Un caro saluto a tutti
jolanda
Cari amici, un caro saluto a tutti.
Il poeta ha in se lo “spirito di denuncia”, ma spesso è costretto a scrivere in condizione di silenzio, di insignificanza o addirittura in condizioni estreme di limitazione o privazione della libertà(Brecht-Pound).
Il mezzo stesso della scrittura non è immediato e presuppone ricerca: “fiuto” e “attenzione” da parte di chi vi si accosta.
Insomma … il suo non sempre è un parlare facile e “diretto” per svariati motivi.
Sappiamo, Paola, le estreme difficoltà di molti poeti, l’esilio, il carcere, la vita stessa. Momenti storici di vasta collocazione geografica, la fuga da regimi soffocanti e persecutori. Sappiamo. Ma proprio perchè sappiamo, il poeta, oggi, mi pare questa l’indicazione dei versi di Luca, deve dare ancora più forza alla propria voce anche per tutti quelli che non possono averla, per ribadire che non possiamo e non dobbiamo farci soggiogare da un potere devastante.
Per quanto riguarda il fiuto e l’attenzione e la ricerca, questo mi sembra un altro discorso.
un caro saluto
jolanda
Con accenti e sfumature diverse siamo in sostanza d’accordo. Chi tenta di scrivere in forma poetica, conosce il valore della libertà (per sé e per gli altri), perchè per primo la cerca… sente di “non avere voce” e sperimenta in qualche modo la privazione.
Voglio girarvi un commento di Alda Merini, citato da un articolo di Repubblica dei giorni scorsi, che diceva più o meno così:
“Se il poeta non lo tieni a terra per i piedi, ti vola via”
Ciao a te, Jolanda
Grazie per questa proposta, Giovanni, che non avevo ancora letto, e d’accordo con quanto dice Luca con versi affilati: occorre aprire gli occhi e parlare.
Grazie anche a Jolanda per la segnalazione della “carta”, che non conoscevo.
tutta tua vision fa’ manifesta
e lascia pur grattar dov’è la rogna
Paola, credo anch’io che, tutto sommato, ci si possa definire d’accordo.
buona giornata a te
Giorgio, mi è sembrato il post giusto per far conoscere quella carta. Grazie a te per averla letta.
una buona giornata a tutti
jolanda