
Gli Emigranti hanno una fissità che incede. Tutto è immobile eppure tutto si muove. Il figlio incastonato al ventre della madre, appendice bluastra e compimento. Il gallo, portato in braccio come un povero vessillo, che grida dalla cresta fiammeggiante tra i volti prosciugati di silenzio.
Il colore di Angelici ferisce. Nell’aureola solare in cui la Martire annega e dissolve una corporeità già quasi trasfigurata, nelle nervature melanconiche e spente di un Gelsomoro che ha l’eminenza fiera e stanca del sopravvissuto. Continua a leggere





