
Quale Europa?
Dov’è mai l’Europa che si cerca
che non si trova o si trova soltanto
dove non c’è
dove si morde la coda Continua a leggere

Quale Europa?
Dov’è mai l’Europa che si cerca
che non si trova o si trova soltanto
dove non c’è
dove si morde la coda Continua a leggere

Con grande dispiacere, apprendiamo della morte, oggi, dopo lunga malattia, del poeta Matteo Fantuzzi, una delle personalità di spicco della sua generazione per talento e preparazione, per sensibilità civile. Era nato a Castel San Pietro Terme il 23 giugno 1979, e aveva esordito nel 2008 con Kobarid che gli era valso il Premio Camaiore nella sezione giovani. Nel 2017 era uscito il suo secondo volume di poesie La stazione di Bologna, per Feltrinelli.
E’ stato direttore della rivista Atelier.
Il suo impegno critico lo ha visto collaborare con editori (Giulio Ladolfi Editore, come direttore di collana), e con quotidiani e riviste. Continua a leggere

Traduzione e riduzione di Giselda Pontesilli
Dopo Il divenire iraniano e il passato culturale, viene qui presentato un altro articolo del filosofo iraniano Daryush Shayegan (1935-2018), Sfida contemporanea e identità culturale, tratto anch’esso da Les illusions de l’identité, la raccolta di venti articoli scritti in francese da Shayegan tra il 1974 e il 1990.
Sfida contemporanea e identità culturale è contenuto nella seconda parte della raccolta, intitolata Filosofia comparata, e svolge il tema, fondamentale nel pensiero di Shayegan, del dialogo millenario tra le civiltà, fino alla inedita sfida contemporanea.
SFIDA CONTEMPORANEA E IDENTITÀ CULTURALE
Noi parliamo della sfida contemporanea che provoca mutazioni intellettuali e artistiche in Asia; ci rammarichiamo per la perdita di identità che minaccia le civiltà tradizionali; deploriamo altresì questa vita a due piani che conduciamo, questo stato vicino alla schizofrenia in cui due livelli del sapere, appartenenti a due modalità di essere, si urtano per produrre spesso comportamenti irriflessi e reazioni imprevedibili; in cui lo spirito scientifico appare a volte tanto imbevuto di misticismo quanto quest’ultimo tende a rivestirsi di spiegazioni scientifiche. Continua a leggere
di Giovanna Miceli
Come in una notte piena di silenzio e meditazione, mi trovo a scrivere del canale YouTube da pochissimo aperto da Saverio Bafaro, dal titolo ‘Metaphorica Videopoetry’, chiaramente una estensione della rivista cartacea giunta all’ottavo numero e ora pubblicata da Terre Sommerse.
La prima videopoesia pubblicata realizza la fusione tra un’opera del maestro incisore Patrizio Di
Sciullo (creata ad hoc, non a caso assume come nome uno dei versi e si chiama Templi di luce) e
quattro folgoranti versi dello stesso Bafaro (anticipazione di una raccolta inedita dal titolo Altre
stelle).
Per fruire la poesia in questa forma mutevole e trasformativa, e a tratti sfuggente, le immagini in movimento, la base “musicale”, il recitato, le parole sovraimpresse meritano uno “svelamento” che mi arriva proprio da un dialogo privato con l’autore e ideatore della videopoetry:
– il tappeto sonoro è creato da un crepitio di fuoco di molto rallentato per renderlo quasi
trasfigurato e irriconoscibile (come se le stelle ardessero nel grande silenzio di fondo
dell’universo);
– le immagini dell’incisione giungono frammentate, come in cerca di un completamento nella
mente di un osservatore attento e paziente;
– la voce recitante è dello stesso poeta, e i tempi di lettura tra un verso e l’altro sono stati
allungati abbastanza da destrutturare in maniera isolata i versi stessi, scomporli come
particelle disperse nella nostra galassia. Continua a leggere

Fratelli e Sorelle!
Vi scrivo da Roma, nel cuore di questa Interpasqua, tra la Pasqua della Cattolica Roma e quella dell’Ortodossa Mosca, per un atto di Verità che non può più essere rimandato.
Mentre il mondo è ostaggio di guerre scatenate da chi ha fatto dell’oro il proprio idolo e della distruzione dell’immagine umana il proprio rito, ivi compreso il Giuda di Londra, noi riaffermiamo – siamo – l’Unità della Bellezza. Continua a leggere

Daryush Shayegan
IL DIVENIRE IRANIANO
E IL PASSATO CULTURALE
traduzione e riduzione di Giselda Pontesilli
Il testo qui presentato fa parte di Les illusions de l’identité, una raccolta di venti
articoli, scritti in francese, curata dall’autore stesso, il filosofo iraniano Daryush
Shayegan (1935-2018) e pubblicata nel 1992.
Il divenire iraniano e il passato culturale è contenuto nella Prima Parte della
raccolta, intitolata Poesia e arte, e svolge, soprattutto nei paragrafi Il contatto con l’Occidente e Un’arte di transizione, due temi fondamentali nel pensiero di Shayegan: la teoria della cultura e, congiuntamente, il “Dialogo di civiltà”, per i quali egli ricevette nel 2009, insieme a Mohammad Khatami, il Premio danese per il Dialogo Globale (Global Dialogue Prize). Continua a leggere

L’Italia è spaccata
l’Europa è spaccata
l’Onu è spaccata
famiglie e amicizie
sono spaccate,
quasi l’intero mondo…

in Europa (a Grottaferrata)
Accade – non so come – che io vada
ogni sabato, a Grottaferrata.
All’Abbazia greca di San Nilo
dove ogni sabato
-non so come accada-
io mi ritrovo simile,
misurata:
arrivo ben vestita, pettinata
o scapigliata, anche,
o col giubbotto smesso
di mio fratello;
con la cartella nera a tracolla
o anche, sulle spalle,
uno zainetto gon-go del Marocco. Continua a leggere

Chi siamo noi, come ci hanno ridotti!
Gli occhi che colano in terra
che nulla vogliono vedere.
Ora qui proprio come un tempo
la legge ferale del più forte.
<Costituzioni e princìpi non contano:
s’aggirano o si ignorano>. Continua a leggere
Europa (2025 – 2026)
Per la pace nel cuore d’Europa
è un Appello di Padre Zanotelli [dic. 2025]
– al movimento pacifista
– alla società civile
– alla gente…
perché riempiano le piazze
e in solidarietà col popolo
dell’Ucraina, chiedano la pace, Continua a leggere
EUROPA
Avrei voluto vederti e misurarti
tutta: a piedi, in treno, su corriere o navi
nuove o sgangherate.
Da Nuorgam a Lampedusa
da Cabo da Roca a Sulina. Continua a leggere

Vedervi così inermi e confusi
appena fuori dal perimetro
dei vostri bisogni primari.
Pur sapendovi capaci
di cose buone, che basterebbe
un po‘ di tempo e di organizzazione.

Vivremmo forse più sereni
senza il teatro mediatico della politica,
coi suoi attori vanitosi e insopportabili,
gli esperti e i giornalisti a gettone,
l’ampio corredo di immagini, voci, commenti,
il tutto intervallato da risiscotti e cappelletti
intimissimi e grappecandolini? Continua a leggere

Questa mattina grigia di silenzio
e di aria fresca e ferma
calata tra i palazzi e sui cortili;
che muove dentro cose
che non sappiamo. Continua a leggere

E’ un romanzo che tocca nel profondo, questo di Elena Pigozzi ambientato ad Ancona tra il 1943 e il 1944.
La storia s’intesse intorno a una vicenda reale: il difficile momento per la popolazione italiana e anconetana dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, con Mussolini liberato dai tedeschi dalla prigionia sul Gran Sasso e posto al comando (sotto il controllo tedesco) della Repubblica sociale di Salò. Ancona, come buona parte dell’Italia, fu occupata dai tedeschi con violenze e deportazioni, e bersagliata da ben centottantaquattro bombardamenti da parte delle forze alleate. Continua a leggere

da LACRIMAE RERUM (Einaudi 2025)
A Milano, capitale immorale
coi <danee in man> non col <coeur>, per suo male,
sono arrivata nell’ottantadue
per lui, e ho preso forze dalle sue. Continua a leggere

C’è ancora bellezza qui
col mare che ci isola
e sconfina nel cielo
leccando ginepri ed ulivi;
e c’è qualche amico che veglia
non cede al sonno e al vento nero
che fischia a ritmo di marcetta. Continua a leggere

Ai forti, ai furbi, ai cinici,
con carriarmati e rapine
e basse operazioni,
vanno le terre, il potere la ricchezza.
L’acqua è di chi ha le taniche e le braccia
per prenderla. Continua a leggere

a EUROPA (2025)
I. paesaggio-europa
“ […]
L’Europa degli orti.
[…]
Ferme le differenze di coltura,
latitudine e clima,
un’unità stilistica di vita,
se così posso esprimermi,
potentemente vi viene espressa:
composta, parca,
paziente, regolata, solidale”.
(da: Orti di Armando Rudi) Continua a leggere

A Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York
Io coi miei amici di South Bronx
di Hunts Point e Mott Haven sappi
Zohran che abbiamo votato te.
Perché sei indiano, africano, immigrato:
in fondo, un bastardo come noi. Continua a leggere