Archivi categoria: Poesia

Rosa Salvia, Sull’orlo di chi siamo

Della vita non resta altro che sentirla
perdersi in certe vie fuori mano
di sterpame bruciato, di grido consumato –

di memoria che deforma nei suoi
specchi.

Tra spirali inattese, mordaci paure,
l’incerto battere come di remi
nello stretto dei transiti.

E tuttavia, qualunque sia l’equazione
inerente all’enigma,
urta alle pareti del mondo
l’ardore delle cose che trascorrono
invisibili
nel segno mancante, interrotto, distante,

dove l’Assoluto è ovunque,
immobile nella sua vertigine.

da Rosa Salvia, Sull’orlo di chi siamo, Poesie scelte 2007-2026, Giuliano Ladolfi Editore 2026

Giorgio Stella, Sterpia

Sterpia

Questa è la poesia figlia del
fato che mai avrei voluto
scrivere mai, sai?
Nel delta sterpia
la data sua sulla mia ultima
poesia che non può più mai mai
per tornare a
quei mari, rovesciati, nella
rotta di tutti i cieli fino ai
nidi dei firmamenti, stessi,
le narici colme di… di sale
nella bambina estate
dove chiamavi le conchiglie madri
che chiamano al vento i figli loro
principi degl’abissi nei
castelli di sabbia bagnata
e t’avvolgeva un raggio d’ombra
dal sole al cuore fosti preso in
pieno morto e vivo
nello stabilimento marino
dove muoio in eterno riposo
per ritornare vivo e vegeto
al resto di me stesso
che ho scordato d’annegare
nell’ultima estate per la prima
volta fanciullo, perfetto nel
rudere elementare nella stagione
della terra ferma dove si ferma la terra
stessa sull’asse suo nel vuoto mio sono
io il sono suo del primo viso morto
sull’ultimo volto vivo al mondo
io non piango, risparmiato.

da Giorgio Stella, Sterpia, Albatros 2010.

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Carlo Livia

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Carlo Livia

Se la parola è espressione esclusivamente del rigore scientifico e dei concetti del sapere e della filosofia nessuna luce potrà giungere da essa. Per Carlo Livia è invece necessario che la poesia si abbeveri alle sorgenti inquiete e misteriose dell’inconscio, liberando sogni e visioni capaci di placare l’ansia di verità e di bellezza.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

Giuliano Mesa

ritorna ciò che rimane,
ritorna
inaridito d’ossido,
non come,
non concavo,
solo parole andate,
che rimangono,
a fare piaghe,
una dopo l’altra,
làmina frangia intaglio,
a fare un corpo nuovo,
fatto di piaghe, fitte,
una accanto all’altra,
parole piaghe,
parole vere non più vere,
parola tace,
taci
taci

[da Fuga tripla]

Giuseppe Conte

Noi fioriamo così

Allora niente è cosa salda qui
niente, la sostanza che cerco
per me non appartiene
agli uomini, essere intero, indiviso
da se stesso, stabile come una roccia
continuo come un fiume
leggero come un anemone
alto come un acanto
rapido come un ramo
di pesco nel coprirsi di germogli
nessuno lo può.

Per questo riempiamo i fogli
di parole: per questo conosciamo il canto;
noi fioriamo così. Intanto
il sogno della vita si avvera
non sinché non ci tocchi un freddo, un nero
sporco risveglio.

[da Dialogo del poeta e del messaggero]

Intervista a Danila di Croce

Intervista per La poesia e lo spirito su Cose da sciogliere e rifare

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La nascita è mistero per ogni creatura. Muove necessariamente da una relazione, può esigere ma anche scavalcare il nostro volere, chiede nutrimento per farsi identità. Una volta posta in essere, capita poi che l’avventura della vita, a seconda della prospettiva a cui ci si espone, induca a farne ipotesi di inizio o approdo mai definitivo (Dove ancora non siamo nati: così pensavo nella mia precedente raccolta).
Chissà, forse questo vale anche per quelle che, giocando sull’affinità fonetica e con una buona dose di incoscienza, chiamiamo talvolta creazioni (letterarie, musicali, architettoniche…). Continua a leggere

Remo Pagnanelli

L’hidalgo è stanco.
Il suo orizzonte è senza fondali,
se pure non erano parvenze quelle architetture,
e il copione già di per sé imprevedibile
non serve al suo futuro di trovarobe.
Così l’hidalgo stanco
non traccia più chimere
nell’arco del cielo e tutto
si riconnette – l’ora, il rosa
in uno smerigliato ma tenace
fluire, anche la sua bianca allegria
che pure gli sembrava prodigio inattaccato.

Da Epigrammi dell’inconsistenza

Chandra Candiani, Essere nuvola

Giovedì 10 settembre alle ore 18 nella Sala Excelsior del Cinema Anteo, in via Milazzo 9, a Milano, Chandra Candiani presenta la nuova raccolta di poesie Essere nuvola (Einaudi 2026) in dialogo con Giorgio Morale.

Dalla quarta di copertina
In questa raccolta la parola nasce fragile, si perde, ritorna. È una creatura viva Continua a leggere

Singolare, femminile, di Filomena Ciavarella

di Giovanni Parrini

È di ragguardevole sostanza, eppure di una leggerezza ineffabile, quel che riceviamo da Singolare, femminile, l’ultimo libro della poetessa Filomena Ciavarella, uscito per i tipi di RP Libri, nell’aprile scorso.
Esso è costituito da una poesia introduttiva, “A sé stessa”, più quattro sezioni, “Di poche briciole”, “Enaima”, “Singolare femminile”, “Note al margine”, per un totale di settantasette pagine. Continua a leggere

Corpo di fondo, di Lucianna Argentino

di Prisco De Vivo

Corpo di fondo di Lucianna Argentino

Poesia della trascendenza dei giorni azzurri che rimangono da vivere

Chi conosce già la poesia di Lucianna Argentino sa bene che il suo registro poetico si articola su “un desiderio di trascendenza”, una trascendenza dettata sull’esperienza umana, talvolta più profonda di un desiderio sradicato dalla passione; si può parlare di autobiografismo di una realtà spirituale che investe non solo tutti i sensi, ma che adotta con benevolenza una forma delicata e lirica che si modella sulla scrittura stessa, come una “conca” irta sull’acqua salata del mare, che dopo lunghi anni ritorna a riva e si lascia modellare ancora dall’acqua. Continua a leggere

Daìta Martinez, sant’anna

Daìta Martinez, sant’anna (Ilglomerulodisale 2025)

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Continua a leggere

Antonia Pozzi

Confidare

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

Angelo Barile

Uscire dalla vita

Uscire dalla vita come quando
s’esce di chiesa
in un finale d’organo: s’avventa
l’anima a scale prodigiose, trova
il piede sulla soglia
un bianco che vi palpita: e la luce
è nuova.
Ma uscire non è dato in rapimento.
Ch’io possa almeno
lasciarmi dietro la mia stanza, un poco
volgendo il capo a riguardarla, alfine
pulita, sgombra
d’ogni discordia, in ordine sereno
come la chiesa ora vuota: le croci
fanno una chiara ombra
sul pavimento.

Poesie (1930-1963), Scheiwiller, Milano 1965, p. 137.