Archivi categoria: Poesia

Dario Bellezza

 

a cura di Giorgio Stella

Siamo caduti in un inverno terribile
dove non c’è più spazio per giovinezza
e amore. Pensiamo solamente ai poveri
morti che ci guardano chiudendo gli occhi
ai fasti del Passato. Ridendo allora
contempliamo il futuro che ci esclude:
smozzicati crani di persone in maschera
beviamo alla fonte perenne di eternità
un falso elisir che ci spegne per sempre.

Jim Morrison

a cura di Giorgio Stella

VII

Donna lucertola
con i tuoi occhi d’insetto
con la tua selvaggia sorpresa.
Calda figlia del silenzio.
Veleno.
Volgi le spalle con un sussulto di gemente saggezza.
Gli occhi ciechi senza palpito
dietro mura sorgono nuove storie
e svegliano sbadigliando & piagnucolando
la bizzarra alba dei sogni.
Cani dormono distesi.
Il lupo ulula.
Una creatura sopravvive alla guerra.
Una foresta.
Un fruscio di parole spezzate, soffocante
fiume.

Prima del salto: quattro componimenti per riflettere sulla poesia contemporanea

di Zairo Ferrante

Queste quattro poesie nascono da una necessità personale.
Dopo un’analisi dello stato poetico attuale, ho avvertito l’esigenza di un netto taglio con il passato. Non per il gusto della contrapposizione, ma per la necessità di ricondurre la poesia a una dimensione a mio avviso più autentica, nella quale la sostanza di un’azione possa prevalere sull’estetica della sua rappresentazione.
L’immagine che meglio sintetizza questa esigenza è quella del rospo che chiude la prima poesia. Nel suo salto goffo non vede un limite, ma una possibilità. In quell’imperfezione riconosco una parola che preferisce rischiare piuttosto che adattarsi, una parola che accetta l’attrito del reale invece di rifugiarsi nella ricerca della forma. Continua a leggere

Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

L’ombra della mia anima

L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.

L’ombra della mia anima!

Sono giunto alla linea dove ha termine
la nostalgia,
e la goccia di pianto si muta
in alabastro di spirito.

(L’ombra della mia anima!)

Il nodo del dolore
si scioglie,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.

Un labirinto oscuro
di stelle affumicate
confonde il mio sogno
che è come illanguidito.

L’ombra della mia anima!

E un’allucinazione
dispone gli sguardi.
Vedo dissolversi
la parola amore.

Usignolo mio!
Usignolo! Ancora canti?

Madrid, dicembre 1919

Michele Ranchetti

 

a cura di Giorgio Stella

Di chiesa in chiesa verso la reliquia
l’itinerario è dove sei, è in te, non ha
segni apparenti: dove era
una strada e attorno vi si apriva
un accorrere, è fisso
sbarrato un presente.
Rimane un abside, un portale
figure di dannati in fughe
apocalittiche a formare
un intrico di fede
murata nelle anime credenti:
i corpi vanno al riscontro.

Vincenzo Cardarelli

 

a cura di Giorgio Stella

Alla morte

Morire sì,
non essere aggrediti dalla morte.
Morire persuasi
che un siffatto viaggio sia il migliore.
E in quell’ultimo istante essere allegri
come quando si contano i minuti
dell’orologio della stazione
e ognuno vale un secolo.
Poi che la morte è la sposa fedele
che subentra all’amante traditrice,
non vogliamo riceverla da intrusa,
né fuggire con lei.
Troppe volte partimmo
senza commiato!
Sul punto di varcare
Lin un attimo il tempo,
quando pur la memoria
di noi s’involerà,
lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
concedici ancora un indugio.
L’immane passo non sia
precipitoso.
Al pensier della morte repentina
il sangue mi si gela.
Morte, non mi ghermire,
ma da lontano annunciati
e da amica mi prendi
come l’estrema delle mie abitudini.

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Carolina Anna Falbo

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Carolina Anna Falbo

La luce è un ragguaglio spirituale – dice la poetessa Carolina Anna Falbo – che si contrappone al livore e alla rabbia percepiti come effetti collaterali di un’esistenza a tratti narcotizzata e abbrutita. Non sono necessarie (o sempre possibili) grandi accensioni: la luce dell’anima arriva nel silenzio, nel sapersi bastare. Continua a leggere

Anne Sexton

a cura di Giorgio Stella

Neve

Fiocchi fiocchi beati,
spuntano dal cielo
come mosche candeggiate.
La terra non è più nuda.
La terra indossa i suoi vestiti.
Gli alberi sbucano dalle lenzuola
ed ogni ramo porta un calzino di Dio.

C’è speranza,
c’è speranza ovunque.
La metto in bocca.
Qualcuno una volta disse:
non mettere in bocca se non sai
se è pane o pietra.
Tutto quello che metto in bocca è pane
che lievita, gonfio come una nuvola.

C’è speranza,
c’è speranza ovunque.
Oggi Dio dà latte
ed io ho il secchio.

Antonio Porta

 

a cura di Giorgio Stella

[i piedi affondano nella terra molle]

i piedi affondano nella terra molle
i piedi si dimenticano dentro la terra molle
smemorato si allontana con le stampelle di legno
le gambe cedono a una svolta del sottobosco
qui il suolo rifiorisce tutto a tappeto
c’è una testa appoggiata al davanzale
una lingua si sporge per sete
stracolmo di inganni
paese di Primavera
ricordate

Jirì Orten

 

C’è calore da te…

(trad. G. Giudici – V. Mikeš)

C’è calore da te, ah qui poter dormire,
nella terra profonda mi immergerei volentieri,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe il mio corpo
tutto spoglio, questo nudo immiserito.

Farsi ciechi di luce con un canto che si spegne!
Già al mio palato sento sete di solitudine,
che m’inebria e mi chiama a un restare
che non sia timoroso ed entri nella musica.

Essere morto, padre, appartenere a nessuno,
non udir passi, non pensare, non sentire,
essere morto, indicibile con se stesso giacere,
esser pronto per sempre, finito essere e avere.

Avere, avere almeno, almeno quel che è più fedele,
il mio libero niente, sognare che si frantuma
in bei cubetti, esser solo, esser più taciturno,
esser nel centro esatto, essere tempo e giardino.

Esser morto alle donne, esser morto agli amici,
esser morto all’angoscia, essere morto ai morti,
essere sì, così proprio, così pienamente e totale,
e non vedere più niente che abbia nome di foglia.

Ah quanto è il tuo calore, da te poter dormire,
mi immergerei volentieri nella terra profonda,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe la gioia
che già soffriva per una meta mai vista.

Milo De Angelis

 

a cura di Giorgio Stella

L’ago del ritorno

Tornano, vedi, ricomposte le visioni
sono la prima e la penultima, i buoni
tramonti di ogni cosa, di ogni cosa:
riposa nell’unica durata, nel battito
delle tangenziali e della mente,
nel centro del buio, un’antica rima
mescolata alla vita, un calice sparso
sul catrame e, ancora prima, il sacro
rottame di ogni cosa: perciò riposa,
ti supplico, riposa in questa quiete
di fanali, interrompi il soprassalto,
sono dolci le mezze luci dei piazzali
sono queste, guarda, sono assorte
e tu accettala, la tua unica, la tua
gentile, lentissima morte.

Due poesie di Serena Cianti

Dalla silloge Denudata

La rosa

Calpestai a piedi nudi
petali di rosa
sensazione di velluto tra le dita
il suo profumo
esalò
dalla ferita
avvolgendomi smarrita.

Inaridita

Inaridita
in una terra incoltivata
come un germoglio assetato
prego la rugiada
non sono che un fiore
donato in seme
al deserto del Sahara.

Continua a leggere

Bei Dao

a cura di Giorgio Stella

Paesaggio sopra zero

È il falco che insegna al canto a nuotare
è il canto che risale a quel primo vento

scambiandoci schegge di gioia
entriamo nella famiglia da diverse direzioni

è il padre che conferma l’oscurità
è l’oscurità che conduce allo splendore dei classici

la porta dei singhiozzi sbatte e si chiude
l’eco insegue il suo grido

è la penna che fiorisce nella disperazione
è il fiore che resiste al viaggio ineluttabile

è il raggio d’amore che risvegliandosi
accende il paesaggio sopra zero

*

Domani, no

Questo non è un addio
perché non ci siamo visti affatto
malgrado ombra e ombra
per strada si sovrapponessero insieme
come un evaso solitario

Domani, no
il domani non è oltre la notte
chi aspetta è il colpevole
ma le storie che accadono di notte
si lasci che nella notte finiscano

*

Sull’eternità

Sotto il chiarore prestato dalle stelle
il maratoneta attraversa la città morta

ci confidiamo con le pecore
condividiamo il buon vino
e i crimini sotto banco

la bruma è attratta nel canto della notte
il fuoco come un’enorme diceria
va incontro al vento

se la morte è una ragione dell’amore
amiamo passioni non caste
amiamo gli sconfitti
quegli occhi che scrutano il tempo

Roberto Carifi

 

a cura di Giorgio Stella

Tra questi anni

Alcuni si amano, con una manciata
di secoli davanti alla fronte
e questa cosa distrutta dalle luci
è tutto il mondo, tutto. Sentite,
scavano sempre nel medesimo punto
con una furia lenta, qualcosa
che li divora e non avranno un resto
tra questi anni che non corrono,
non ora che la dèa delle domeniche
ha già baciato ogni panchina,
e non può fare altro

Versi inediti di Saverio Bafaro

di Saverio Bafaro

Rosa bianca

Educheremo la tua piccola orchidea
a diventare nel mistero pertugio
feritoia di rispetto e gentilezza:
nostalgia floreale mai davvero arresa.
E un giorno scoprirai la sensazione
di restare d’un tratto gravida e innescata
come scintilla tra pietre ha fatto nascere
il Grande Fuoco da domare e tenere vivo.
È uno spettacolo…
Sano come un pesce, figlio di una dinastia
tornata in vita per amor di completezza e
desiderio di disegno del suo arco variopinto
nei nostri plurimi destini, innesto, sarò per te
come di nuovo del tutto illibato, rosa bianca

Continua a leggere

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

15.

Quando svanivi, Giovanni quella casa dava sul bosco
quante domeniche correndo alla paura
stringeva l’orso, il soldatino, veniva il pianto
che gennaio conduce, debole luce che s’inginocchia
il giorno sul suo pallore… vedessi le anime dei santi
piccole fiamme costeggiavano il ponte, come svanivi
l’ombra dei tuoi capelli sul nostro viso
non c’è sorriso per l’infanzia muta, Giovanni
padre che morto ti veleggia il tempo

Restituzione, di Ilaria Palomba

Recensione per Restituzione di Ilaria Palomba
(Interno Libri Edizioni, 2025)

di Francesco De Girolamo

La raccolta poetica Restituzione di Ilaria Palomba, pubblicata alla fine del 2025 da “Interno Libri Edizioni”, rappresenta il capitolo conclusivo e più luminoso di una densa quadrilogia sul dolore e l’esplorazione dell’“Io”. Il libro, impreziosito dalla prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e dalla postfazione di Silvio Raffo, si propone come un diario catartico di una rinascita, capace di rielaborare un’originaria fase di crisi, dalla quale una personalità ferita e riemersa completa la sua parabola di un superamento, di una crescita e del suo percorso verso una consapevolezza più salda e profonda della propria volontà e potenzialità vitale. Continua a leggere

Konstantinos Kavafis

Tomba di Ignazio

Qui non sono Cleone di cui tanto si è parlato
in Alessandria (che è così poco impressionabile),
famoso per le mie splendide dimore e i giardini,
per i cavalli e le carrozze,
per i gioielli e le sete che indossavo.
Lungi da me: qui non sono quel Cleone;
si cancelli la memoria dei suoi ventotto anni.
Qui sono Ignazio, il diacono, molto tardi
sono tornato in me; ma pur se tardi ho vissuto dieci mesi felici
nella pace e nella certezza di Cristo.