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Le micro-epifanie di Raffaela Fazio: Franca Alaimo legge “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer” (Ladolfi, 2026)

di Franca Alaimo

Il filo conduttore della scrittura di Raffaela Fazio è l’assenso alla vita, pronunciato con una partecipazione vibrante dell’intelletto e dei sensi di fronte ai bagliori del bello e del bene, recepiti attraverso una profonda conoscenza filosofica e religiosa alla ricerca di quel mistero intravedibile nelle cose della quotidianità e nelle esperienze autobiografiche.

Il confronto con filosofi ed artisti, che da sempre indagano il testo infinito dell’essere in cerca di una risposta, sottolinea l’attitudine dell’intellettuale a scegliere quali compagni di viaggio conoscitivo i propri maestri. Continua a leggere

Raffaela Fazio, Un Sì illocutorio (“Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”)

Raffaela Fazio, Un Sì illocutorio
(“Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, Ladolfi 2026)

Il filo conduttore di questo libro è una domanda che mi sono posta: qual è il Sì che può essere pronunciato davanti alla Vita

A mio parere è un Sì capillare che, attraversando prove e incertezze, comporta l’accettazione dell’esistenza e delle sue sfide non con rassegnazione, né con irenismo, ma con fiducia e con il coraggio anche di posizionarsi fuori dal coro, controcorrente. Un Sì illocutorio, che coinvolge chi lo pronuncia e ne innesca l’agire. Un Sì anaforico, che va ripetuto di volta in volta, non potendo mai essere dato per scontato, perché spesso rischia di affievolirsi, di ammutolire.

Questo Sì, questa forza vitale, assume sfumature diverse per ciascuno di noi. Sottotraccia vi è l’idea del desiderio come spinta che orienta lo sguardo e il passo, se è vero che proprio dal modo in cui concepiamo il desiderio dipende anche il modo in cui ci muoviamo nel mondo e intessiamo relazioni. In questo senso mi richiamo a una tematica a me cara, già affrontata nella raccolta precedente, “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti&Vitali, 2023), aggiungendovi punti di vista e punti di fuga diversi.

Nella prima sezione, che dà il titolo al libro, “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, mi pongo la domanda anche interloquendo (e a volte dissentendo) con alcuni filosofi che mi hanno particolarmente stimolata: Arthur Schopenhauer, Ludwig Wittgenstein, Baruch Spinoza, Michel de Montaigne, Karl Popper, Alexander Baumgarten, Edmund Husserl, Friedrich Nietzsche. 

Nella seconda sezione, più biografica, “Vivo in mezzo ai vivi”, parto da esperienze vissute, come la perdita di una persona cara, la scoperta di un tumore, il mio legame con gli affetti quotidiani. 

Nella terza sezione, “Gli iris di van Gogh”, torno su un aspetto accennato nella prima sezione, soprattutto con Baumgarten, fondatore dell’estetica moderna, riprendendo l’idea della bellezza come via percorribile per pronunciare quel Sì alla Vita, una via che fa i conti con il dolore (come quello conosciuto da Vincent van Gogh, da Caspar David Friedrich, da Edvard Munch e da Amedeo Modigliani, artisti a cui dedico i miei versi), una via che non persegue il mero piacere dei sensi, ma che, puntando all’intensificazione dell’esperito e riconoscendo il valore della condivisione, si vuole finestra aperta verso l’Ulteriorità, lascia spazio al Mistero e ad esso si appella, si affida.

***

Tre poesie della raccolta:

Invece 
dell’ultima paura, una voce
semplice, capace
                           di uscire allo scoperto
incontro sia alla vita sia alla morte
come il larice
che sulla sua corteccia
sente il fuoco e gli risponde
            offrendo
                    la resina migliore
                    goccia a goccia
o la bocca di Isaia così imperfetta
resa pura
            al tocco
del carbone ardente.


Emettere
un suono solamente
(sia sfida, sia abbandono):

Hinneni
- eccomi! ci sono.

*

Sì, Signor Nietzsche

Lo sento, lo sento
il suo grido, il suo inno
frainteso
a ogni scheggia di vita
a quel ragno, a quel chiaro di luna: 
istante 
che non muore in sé stesso
ma che è teso, vibrante
come corda in boccheggi di note
come danza che vuole
al suo interno 
l’abisso, la notte e la rosa
come serpe che si squama
e rinasce
come il Sì, Signor Nietzsche
che redime 
l’eterno
se detto anche a un solo momento 
(al tocco di un filo si muove 
l’intera rete)
ed è un Sì a fondo perduto
senza ritorno
che va ripetuto ripetuto ripetuto
nella scelta 
di volere in ciò che ci accade
l’accadimento.


Friedrich, negli occhi le vedo
il volto sfuggente del vero
la stella, il Dio ignoto
(da cammello a leone a fanciullo).
Ma lo spazio che preme
non trova 
nella mente confini.
Immobile e muta, la fine dei giorni.
Il corpo ora è cavo
e pare 
che nulla lo sollevi.
Eppure
fa ancora una prova
e tenta di unire 
le mani
all’ascolto di un brano.
Il suo ultimo gesto 
è risposta a quel dono:

vorrebbe, vorrebbe
applaudire. 

*

16/12/2024

Ieri notte ero sveglia, agitata.
La Vita mi ha detto: Ascolta.
E mi ha avvolta
mentre ero rannicchiata.
Le ho chiesto un momento.
Lei mi ha lasciato il tempo
di un singhiozzo
e ha ripreso: Non è la prima volta
ricordi? Ricorda. A ritroso
scendi passo a passo.

E nel farlo sentivo
che lei c'era a ogni svolta 
a ogni scossa
e che mi preparava (questo sì
mi ha sorpreso)
da quando ero bambina.
Ma appena ho messo il piede
su quello che credevo
l’ultimo scalino
tutto è rallentato e si è confuso.

Adesso dormi un po’.
Ti tengo stretta.
Neanche tu arriverai alla terra promessa.
Ma sposterai i tuoi confini.
Di giorno in giorno sarà
una mina che salta
in ciò che è circoscritto
un’uscita continua
dall’Egitto.

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Raffaela Fazio

Fare luce con la poesiaintervista a Raffaela Fazio

Poesia e Luce, poesia come luce. In un’epoca di grandi contraddizioni e di altrettanto grandi desideri Raffaela Fazio racconta di una luce che filtra/ come sogno ripetuto e che vuole essere non solo un atto di resistenza e ribellione contro il buio dell’ignoranza e dell’abbrutimento, ma soprattutto scintilla dalla quale nasce la bellezza e la più viva umanità. La luce attraversa il mondo come un raggio di luce attraverso la foresta per regalare l’inatteso. Continua a leggere

Etty e Rainer, di Raffaela Fazio

SPAZIO INTERIORE DEL MONDO 
Etty Hillesum e Rainer Maria Rilke (trad. Raffaela Fazio)

Rainer Maria Rilke
Spazio interiore del mondo/ Weltinnenraum (1914)

Quasi ogni cosa ci invita a un legame
e ogni svolta sussurra: Rammenta!
Il giorno che incuranti oltrepassiamo
si rivela dono un secondo momento.

Dei nostri averi chi tiene il registro?
Chi ci separa dal tempo passato?
Che cosa abbiamo dall’inizio imparato,
se non che l’uno si specchia nell’altro,

che in noi s’accende ciò che era indifferente?
O casa, luce serale, discesa erbosa,
quasi visibile lo rendi all’improvviso
e ci abbracci abbracciata, a noi aderente.

Un solo spazio unisce i viventi:
spazio interiore del mondo. Un volo silenzioso
ci attraversa. Di crescere desideroso,
guardo fuori, e in me l’albero spunta.

Sono in pensiero, e in me è la dimora.
Io mi proteggo, e in me è la protezione.
Eccomi amato: della bella creazione
in me l’immagine, piangendo, si consola. Continua a leggere

Raffaela Fazio. Madre di cieli e nude cave

Madre di cieli e nude cave,
di intarsi esposti e vene non viste
sia reso lieve e terragno
il tuo nome
si ramifichi il segno
ci fecondi la tua volontà.

Oggi e domani
dacci in dono le tue labbra
fatte di luci di piogge
che non conosciamo
Smuovi in noi la ruota
dall’acqua che ristagna
nel solco finto.

Non darci vergogna
o rimpianto
né paura
di essere il tuo sogno:
creatura.

“Polvere” di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da qui

Polvere di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da Rupert Brook. L’amore è breccia nelle mura. Antologia poetica a cura di Raffaela Fazio. Puntoacapo 2025

Polvere

Quando la fiamma bianca in noi sarà cessata
e del mondo avremo perso, ormai, ogni diletto,
rigidi nel buio, da soli abbandonati
a sgretolarci ognuno nella propria notte, Continua a leggere

Gli spostamenti del desiderio: il presidio inquieto della parola

Simone Gambacorta su “Gli spostamenti del desiderio” di Raffaela Fazio (Moretti&Vitali, 2023), Finalista del Premio Letterario Camaiore 2024:

Si è soccombenti, potremmo dire parafrasando Bernhard, riguardo ogni nostro rapporto con il reale, qualunque forma esso assuma e qualunque sia la direzione delle nostre istanze, l’orientamento delle nostre attese, la postura delle nostre speranze: è allora nello scarto degli “spostamenti del desiderio” che s’installa il presidio inquieto della parola, con i suoi enzimi interroganti e con i suoi tornanti di consuntivo. Su questo humus intimamente drammatico sorge la poesia di Raffaela Fazio, vero e proprio viatico, per dirla con Bufalino, tanto per la “luce” quanto per il “lutto”.

Contro il banale, un inno alla semplicità

di Raffaela Fazio

L’alternativa alla banalità è la semplicità.

Davanti alla complessità della vita e dell’essere umano, la banalità è un adagiarsi pigro, piatto e opaco, un tirare i remi in barca. Al contrario, la semplicità è una spinta, è il risultato di uno sforzo vivace, un viaggio continuo che non rinuncia alla ricerca di un orientamento, di un corso navigabile.

Sì, la semplicità è la vera alternativa; quella falsa risiede in ciò che è lambiccato, cervellotico, forzato. L’astrusità si rivela spesso un bluff, un ristagno che rende il complesso complicato e, fingendo originalità, in fondo non conduce lontano. Continua a leggere

Cinema e poesia. La silenziosa poeticità del quotidiano. “Paterson” vs “Perfect Days”


 

 

 

di Raffaela Fazio

La mia premessa è scontata: le riflessioni che seguono non sono né specialistiche, né universali. Sono spunti che argomenterò con gli strumenti di cui dispongo: osservazione e gusto personale. Vorrei parlare brevemente di due film che hanno tentato, a mio parere, di veicolare un messaggio simile: portare alla luce, in contrasto con la frenesia del mondo contemporaneo, la silenziosa poeticità del quotidiano che si ripete, rinnovandosi, nelle piccole cose e nei gesti umili, senza effetti speciali e senza colpi di scena. Ritengo però che gli esiti siano diversi. Mi soffermerò maggiormente sul film che decisamente preferisco, “Paterson” (del 2016, scritto e diretto da Jim Jarmusch, con Adam Driver), entrando meno nel dettaglio di quello che è più ampiamente conosciuto (e apprezzato) dal pubblico italiano, “Perfect Days” (del 2023, diretto da Wim Wenders, con K?ji Yakusho). Il protagonista di “Paterson” è Paterson, autista di autobus a Paterson, cittadina del New Jersey; vive con la moglie Laura e con il loro cane Marvin e ha la passione della poesia. Il protagonista di “Perfect Days” è Hirayama, che vive da solo e lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo; ama la musica, i libri e fotografare gli alberi. Continua a leggere

The Dark Figure – una domanda

(The Dark Figure, 1938, di Federico Castellòn)

di Raffaela Fazio

Una domanda che mi pongo: perché accettiamo cose che non dovremmo accettare? Tutti sappiamo che ci sono situazioni/persone che, se entrano nella nostra vita, mettono a repentaglio aspetti percepiti universalmente come “costruttivi” (ad esempio ? senza menzionare quello necessario, di base, che è l’incolumità ?, la serenità, l’amor-proprio, la fiducia in sé e nel mondo) e alcuni valori rodati (tra cui la trasparenza e la coerenza).
Non parlo qui di un’accettazione “passiva”, dovuta a un atteggiamento di benevolenza (quasi “zen”) o a semplice abitudine/indolenza; mi riferisco all’accettazione di una realtà/persona che noi stessi abbiamo voluto se non addirittura cercato. Continua a leggere

Massimo Morasso su “Gli spostamenti del desiderio” di Raffaela Fazio – tre poesie scelte 

Nel leggere “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti&Vitali, 2023) di Raffaela Fazio, la radice del piacere consiste nel fatto che quasi tutto in questo libro dà conto di un’intensità. 
Mentre lo leggiamo, sezione dopo sezione, capiamo sempre di più, e con sempre maggior consenso, che c’è, in atto, una tensione spasmodica fra il desiderio di spoliazione e la desiderante tensione fisica, incarnativa, della parola-viatico della “enorme materia del vivere” (come Giancarlo Pontiggia dice bene in bandella).
Ricaviamo così il senso drammatico e febbrile, che direi inevitabilmente fraterno, che ci sanno dare i libri nei quali lo stile riesce a farsi testimonianza credibile di una vicissitudine interiore.

 

Lo stato dell’arte. Raffaela Fazio

La domanda che qui viene posta sull’arte è duplice, perché riguarda due aspetti: lo stato e l’aspirazione.
Premetto che, parlando dell’arte in generale, lo faccio in maniera più “intuitiva” che scientifica, perché non ho una competenza ad ampio raggio, né una visione capillare. Queste riflessioni sono dunque parziali e non pienamente soddisfacenti. Continua a leggere

La necessità e il limite della connessione


di Raffaela Fazio

La presentazione dell’antologia “Connessioni” (Vita Activa Nuova, 2022), avvenuta a Roma a fine novembre 2023, mi ha spinta a proseguire la riflessione iniziata nel passato. Ho pensato che il tema potesse essere affrontato sia dal punto di vista della necessità della connessione (biologica ed esistenziale), sia dal punto di vista del suo limite (legittimo e naturale).

La necessità. Nasciamo dal e nel contatto. Nasciamo dal contatto tra due esseri umani. E cresciamo iscrivendoci all’interno di dinamiche relazionali. Attraverso il contatto e il confronto scopriamo parti di noi sempre nuove, e nuovi luoghi di appartenenza e di passaggio. Il contatto ci permette sia di conoscere i nostri confini, prendendo atto dell’alterità irriducibile dell’altro, sia di spingere più in là i nostri limiti, grazie all’apprendimento e all’arricchimento che proviene dall’esterno.  Continua a leggere

Disinnescare da dentro. La testimonianza di Etty Hillesum

di Raffaela Fazio

Etty Hillesum, giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel novembre del 1943, risponde alla guerra, o meglio all’odio che la guerra comporta, con un duplice movimento di disinnesco, interiore ed esteriore: 1) un profondo scavo introspettivo per estirpare dentro di sé le radici delle pulsioni negative (le stesse che si riconoscono negli altri), superando quei sentimenti “a buon mercato” e non risolutivi come il rancore e il desiderio di vendetta, e mantenendo vivo il senso di gratitudine, di fiducia e di accettazione, accettazione che non è rassegnazione o fatalismo, ma capacità di trasformare la prova in forza, in energia costruttiva e benevola; 2) un’appassionata, quotidiana dedizione agli altri, nella consapevolezza di ciò che ogni scelta implica e nell’incrollabile amore per l’umanità, nonostante le aberrazioni e le atrocità del suo tempo. 

Etty guarda in faccia il dolore e non si tira indietro. Vuole esserci. Vuole essere là, per condividere il destino della sua gente, alleviandone come può la sofferenza e testimoniando fino in fondo che “la vita è bella e ricca di significato” e che “ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo rende ancora più inospitale”.

A mio parere, il messaggio di Etty non solo è sempre attuale, ma è anche sempre attuabile se si coglie il suo fulcro: non preoccupiamoci di cambiare il mondo, ma pensiamo a cambiare noi stessi. Cambiare noi stessi è sempre possibile (per quanto richieda un lavoro costante): questa è la nostra vera libertà. Una libertà che nessuno, in nessuna circostanza, potrà mai sottrarci. Il resto poi verrà.

 *

(per Etty Hillesum)

Dentro
mi porto tutto
anche a fatica, col fiato corto.
La vita, una cesta piena
sino alla fine.
E se interrotta
farò il mio meglio
sulla soglia di un’altra stagione
passerò – staffetta –
il testimone.

Raffaela Fazio
da Gli spostamenti del desiderio (Moretti&Vitali, 2023)

Qui, il link a: “Versipelle. Poesie di guerra e di pace. Raffaela Fazio e Etty Hillesum” (15/11/2023)

https://www.youtube.com/live/chvFyl__ZQs?si=lURcPwnnZ25vmJMp

Quattro libri in commercio col divino

di Alberto Fraccacreta

Dietrich Bonhoeffer, Poesie (testo tedesco a fronte, introduzione e traduzione a cura di Alberto Melloni, Marietti)

Le liriche di Bonhoeffer, teologo evangelico ucciso nell’aprile 1945 per aver aderito al complotto contro Hitler, «sono accomunate – nota Melloni – dalla “scrittura notturna”, diversificate nel verso (ora libero, ora legato a un metro e alla rima), con echi a volta espliciti, ma spesso impliciti alla tradizione musicale tedesca, al patrimonio innologico luterano, non meno che al linguaggio biblico». Continua a leggere

Fare un passo (e cambiare l’alfabeto)

di Raffaela Fazio

 

  1. Il passo in avanti: per superare la delusione

 

A ben riflettere, la persona, la cosa che ci delude non è responsabile del sentimento che noi proviamo. Il sentimento è “nostro”.

Quando ci rendiamo conto di questo, ecco allora che spesso ci sentiamo in colpa. In colpa perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione chi/cosa ci stava davanti, perché abbiamo visto ciò che volevamo vedere, perché, insomma, non siamo stati in grado di valutare in modo obiettivo la situazione senza lasciarci influenzare dai nostri desideri. 

Certo, uno sguardo lucido aiuta. In qualsiasi rapporto, sarebbe bene non percepire l’altro come azionato da meccanismi interni uguali ai nostri e sarebbe sano non pensare che tali meccanismi trovino un unico canale di espressione. Ma, anche se ci sforziamo di ripulire il nostro sguardo, rimane il fatto che siamo esseri complessi, animati da aspettative.  Continua a leggere

In origine (L’albero)

Tornare agli archetipi significa riprendere il gioco necessario con il mondo, non dargli una risposta. 

Risaliamo la corrente fino all’Albero-Frutto, in cui non c’è distinzione e tutto è unito, il bene e il male, l’inizio e la fine.

La Donna, mangiandone, assimila questa coesistenza tra gli opposti, che si porterà dentro per sempre. Non sarà più separata neppure dal mondo: la conoscenza è ormai interiore, è un sapore, non è più solo distaccata visione.

Forse, l’errore della Donna non è il desiderio, ma l’impazienza. Nell’assaggio, è stata la prima. E la prima è anche l’unica, in quell’attimo fondante di solitudine, di non-condivisione.

Tornare agli archetipi significa riprendere il gioco necessario con il mondo, non dargli una risposta. 

Risaliamo la corrente fino all’Albero-Frutto, in cui non c’è distinzione e tutto è unito, il bene e il male, l’inizio e la fine.

La Donna, mangiandone, assimila questa coesistenza tra gli opposti, che si porterà dentro per sempre. Non sarà più separata neppure dal mondo: la conoscenza è ormai interiore, è un sapore, non è più solo distaccata visione.

Forse, l’errore della Donna non è il desiderio, ma l’impazienza. Nell’assaggio, è stata la prima. E la prima è anche l’unica, in quell’attimo fondante di solitudine, di non-condivisione.

In origine

L’albero

[…] 

Io sono l’albero-frutto

succoso

in tutte le mie parti.

Da me si passa

per morire.

La donna lo sapeva:

per generare

barattò l’eterno con la storia […]