Archivi tag: Luca Benassi

Tutte le carezze del mondo – ricordando Plinio Perilli di Luca Benassi

 

– Che ne dici di iniziare con alcune interviste?
– Mi sembra un’ottima idea
– Pensavo ad alcune domande sul rapporto fra poesia e luce, dunque fra atto creativo e possibilità di aprire squarci su una realtà sempre più complessa e inafferrabile, sulla relazione fra poesia e speranza, versi e sacro.

È stato più o meno questo il dialogo con Don Fabrizio Centofanti quando ci siamo confrontati su questa nuova rubrica – immeritatamente affidata al sottoscritto – dal titolo forse troppo pretenzioso La Luce nella Stanza. Deciso l’argomento, la discussione si è spostata sui poeti da intervistare. Plinio Perilli è stato fra i primi nomi venuti in mente. La ragione non risiedeva solo nello straordinario acume critico e nella profondità del pensiero, o nella bellezza della sua poesia, quanto nell’atteggiamento di un uomo che, con gioia ed umiltà, è sempre in cammino alla ricerca della luce che l’arte e la letteratura possono dare. Continua a leggere

Qui che tutto ti ricorda, su Matteo Fantuzzi

 

di Luca Benassi

I poeti muoiono come tutti gli altri: di vecchiaia, di incidente o di una qualche malattia, breve o lunga come è accaduto al poeta romagnolo Matteo Fantuzzi (Castel San Pietro Terme, 23 giugno 1979 – Lugo di Romagna, 9 giugno 2026). Rispetto a tutti gli altri, passati i clamori della notizia e il dolore degli affetti più cari, affievolito il ricordo delle vicende umane, dei poeti però rimangono i versi che sfidano il tempo e il pungiglione della morte. Matteo non l’ho mai conosciuto di persona, nessuna lettura insieme, mai un’e-mail, solo l’amicizia su Facebook che significa tutto e niente se non si sceglie il contatto umano vero, ma si delega la possibilità dell’incontro all’imperscrutabile algoritmo del social network. Adesso che mi accingo a scrivere di lui, il non conoscerlo è un vantaggio che mi permette un ricordo scevro dall’emozione che ha colto i tantissimi poeti ed amici che ne hanno parlato in questi giorni. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Marina Petrillo

FARE LUCE CON LA POESIA 

Convertire in poesia l’immersività della luce significa poter cantare l’origine e il mistero, scoprire nella parola i fondamenti del sacro e della storia dell’essere umano. Per Marina Petrillo esiste un luminoso buio nel quale bisogna immergersi per poter crescere nello spirito e nella verità.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

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La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Massimo Morasso

Fare luce con la poesia – intervista a Massimo Morasso

Per Massimo Morasso la luce è un principio ontologico che coincide con la capacità di conoscenza della realtà sia essa fisica che metafisica. La poesia non deve addolcire o consolare, né risolversi in una sterile diatriba fra luce e buio come un fatto estetico, piuttosto deve farsi carico di aprire un accesso alla verità.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Marco Onofrio

Fare luce con la poesia – intervista a Marco Onofrio

C’è una luce fisica – che illumina il mondo attraverso la conoscenza – e una luce metafisica che entra nel mistero del visibile e apre alla visionarietà dell’immaginazione. Per Marco Onofrio il poeta è colui che è capace di passare dal visivo al visionario, attraverso una poesia che sia in grado di esaltare la luce e cantare la meraviglia e la bellezza del creato. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Massimiliano Bardotti

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Massimiliano Bardotti

Per Massimiliano Bardotti la poesia deve saper gettare uno sguardo nuovo sul mondo. Non si tratta di donare luce, ma di levare “le travi dagli occhi” per poter osservare la bellezza che circonda gli esseri umani. Dunque, la poesia è modo per abitare l’esistenza, una vocazione di bellezza alla quale affidarsi con speranza.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista ad Anna Maria Curci

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista ad Anna Maria Curci

Vestire di luce il buio: è questo il compito della poesia per Anna Maria Curci. La luce deve poter fare piazza pulita di equivoci e menzogne, riuscendo a sollevare l’indignazione e la giusta collera per l’oscurità della Storia e della brutalità contemporanea. In quest’ottica la poesia può e deve farsi sacra, come una preghiera – anche laica – che sappia risvegliare ciò che è più profondamente umano. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Raffaela Fazio

Fare luce con la poesiaintervista a Raffaela Fazio

Poesia e Luce, poesia come luce. In un’epoca di grandi contraddizioni e di altrettanto grandi desideri Raffaela Fazio racconta di una luce che filtra/ come sogno ripetuto e che vuole essere non solo un atto di resistenza e ribellione contro il buio dell’ignoranza e dell’abbrutimento, ma soprattutto scintilla dalla quale nasce la bellezza e la più viva umanità. La luce attraversa il mondo come un raggio di luce attraverso la foresta per regalare l’inatteso. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Dante Maffia

Fare luce con la poesia intervista a Dante Maffìa

Perché pensare la luce come antidoto al buio? Oscurità e luminosità si scontrano ogni momento ed è da questo scontro, da questa eterna frizione che nasce la scintilla della poesia e dell’arte. Sempre e comunque – anche quando l’arte sembra tuffarsi nell’abisso più nero – la poesia canta la vita e sprigiona la bellezza. Ce lo racconta Dante Maffìa con abilità del critico capace di muoversi agilmente fra le letterature antiche e moderne e lo stupore fanciullino del poeta che sempre guarda il mondo con la speranza e gli occhi pieni di meraviglia. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Atlas non torna indietro

3I/Atlas è un oggetto proveniente dallo spazio profondo che sta attraversando il sistema solare. È stato scoperto il 1° luglio 2025, ha transitato dal perielio il 29 ottobre, avvicinandosi alla terra fino alla distanza di 269 milioni di km il 19 dicembre. Lascerà definitivamente il sistema solare nel 2030, dopo aver toccato l’orbita di Giove nel marzo del 2026, sfrecciando alla velocità di 30km al secondo. Questo è quello che si legge dopo una veloce ricognizione su internet. Insieme a queste informazioni i motori di ricerca propongono il dibattito che ha infiammato il web in queste settimane. Che cosa è 3I/Atlas? Una stella cometa come quella che a Natale mettiamo sopra il Presepe oppure un’astronave aliena? La discussione è stata alimentata da alcune anomalie rispetto ai comportamenti delle comete finora osservati che hanno portato alcuni scienziati a ipotizzare una natura artificiale dell’oggetto. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi

Luce necessaria

Abbiamo bisogno di luce. Si tratta di una necessità che coinvolge la Storia che sembra evolvere a una velocità alla quale non riusciamo a stare al passo e con esiti imprevedibili. Sono parole da luoghi comuni, si dirà, ma luoghi nei quali viviamo e sperimentiamo, ogni giorno e insieme, paura, affanno, buio. È inutile elencare (nuovamente) le pene di quest’epoca, le guerre, le tensioni sociali, le crisi climatiche, l’avvento misterioso e debordante dell’IA. Nulla di nuovo è sotto sole, quando le nuove paure sostituiscono quelle antiche per le epidemie, le carestie, le invasioni, le guerre (quest’ultime un classico intramontabile). Eppure, guardando al passato con le mani protese al futuro, non si può non pensare come la Storia (il progetto della Storia) volga a un bene anche quando questo passa attraverso la sofferenza, il mutamento, la morte. Per illuminare questo bene abbiamo bisogno della luce. Veniamo da un secolo (il XX) dove l’arte e la poesia hanno lucidato il dolore come l’argenteria di casa, hanno coltivato il culto del buio, hanno preferito la disgregazione, amato l’incomunicabilità, coccolato l’oscurità. Abbiamo percorso il primo quarto del XXI dove è esplosa una luminosità abbagliante e ingovernabile, attraverso la proliferazione di comunicazioni, social, feed, video, post, scroll, termini che indicano una bulimia di stimoli, immagini, suoni, parole, reali e irreali, artificiali, veri e falsi a un tempo in maniera indistinguibile. L’oscurità caleidoscopica e luminosa ci ha accecati. Abbiamo gli occhi chiusi.
La luce di cui abbiamo bisogno è quella lieve che svela pian piano il senso delle cose, mostra la natura, trasforma le ferite in feritoie dalle quali passa per mostrare i volti e il cuore.
In questo spazio proveremo a condividere questa luce e lo faremo in maniera multimediale, nella consapevolezza che la poesia e l’arte passano attraverso strumenti e condivisioni anche molto diverse fra loro.

La parola ai poeti. Luca Benassi

Abbiamo bisogno di luce. È un dato di fatto che quando osserviamo la realtà che ci circonda siamo portati a coglierne gli aspetti negativi. Vediamo uomini e donne affaticati dal lavoro e dal moltiplicarsi delle difficoltà, vediamo persone narcotizzate davanti agli schermi, allo scorrere di video colorati, confuse di fronte a un panorama di notizie e menzogne, scandali, attrazioni, tutto mischiato insieme. Siamo portati a vedere un mondo in disfacimento, che corre verso la rovina. Tendo a essere pessimista; non perché lo sia di natura, ma perché sono un poeta. Il Novecento ha amato il nero, ha lucidato come ninnoli d’argento il dolore, ha messo in crisi i linguaggi. Essere poeti significa cantare lo sfacelo, aderire a “ismi” che devono raccontare il fallimento e il crollo dell’essere umano. Vedo nero non perché ami le tenebre, ma perché il poeta ha cantato e deve cantare l’oscurità dell’abisso ed io sono un poeta. Dunque, quando vedo l’umanità sono chiamato a coglierne la desolazione e il buio. Continua a leggere

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Intervista a Luca Benassi

 

Da anni ti occupi di poesia. Lo fai con passione e serietà. Hai letto e conosciuto molti autori/autrici, che hai studiato e presentato con grande sensibilità. Cosa ti spinge a inoltrarti nella scrittura altrui? Ci sono elementi che senti più vicini? Personalmente, parto dal presupposto che l’oggettività pura non esista (e non debba esistere), ma che, oltre agli strumenti del mestiere, siano necessarie onestà, chiarezza, precisione ed empatia. Cosa credi che debba (e possa) fare un buon critico? Continua a leggere

Di me diranno, di Luca Benassi.

Il libretto di Luca Benassi, Di me diranno – Edizioni CFR, 2011 – fu, a suo tempo, una sorpresa natalizia bene annunciata nell’introduzione del compianto Gianmario Lucini, allora direttore della “Collana Turoldo di poesia dell’Essere”. L’incrocio tra fede e poesia, pace e solidarietà; la lontananza dalla storicità del Natale, innescata da secoli di iconografia edificante e astratta; la nostalgia dell’innocenza, contrapposta al realismo a volte crudo della vicenda autentica; e ancora: la fisicità, intrisa di dolore; Continua a leggere

Di me diranno, di Luca Benassi

Le prose poetiche di Luca Benassi conservano l’atmosfera e i personaggi della tradizione religiosa cristiana: l’asino ( Di me diranno la pazienza della soma. ), il bue ( Di me diranno il fiato caldo. ), la stella (Di me ricorderanno la luce che segna la strada verso il bimbo. ), il fico ( Di me diranno sterile,…), il gallo ( Di me diranno il pianto amaro del tradimento. ), la croce (Di me diranno il segno della storia. ), il lago (Non c’è rete al dubbio se non quella / tesa al pesce, a rinnovare il mestiere del lago. Ma nel collaudato meccanismo dell’allegoria, Benassi introduce due sostanziali innovazioni: la rinuncia a qualsiasi morale spicciola e soprattutto l’elemento sorpresa. Mi viene spontaneo un riferimento a La Buona Novella di Fabrizio De André, per il quale il legame con i Vangeli Apocrifi è al contempo profondo e tenue: allo stesso modo per Benassi il ricorso alla rappresentazione tradizionale del Natale. Egli fa riferimento alla tradizione cristiana del presepe, ne usa alcuni strumenti, per poi stravolgerne lo schema statico e rituale. Continua a leggere

Il dono della notte, di Emilio Coco

 

di Luca Benassi

 

Nel 1911 la rivista La Voce rifiutò la pubblicazione di un intervento di Umberto Saba dal titolo “Quel che resta da fare ai poeti”. Lo scritto, ritrovato fra le carte del poeta e pubblicato nel 1959, inizia rispondendo, senza preamboli o giri di parole, alla questione posta dal titolo: “ai poeti resta da fare la poesia onesta.Continua a leggere