Archivio mensile:Novembre 2024

Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 5. Antonio Prete

Postille al libro di poesia di Antonio Prete, Convito delle stagioni, Einaudi, 2024

***

La raccolta consta di sette sezioni: Convito delle stagioni, Tempo rubato, Per un bestiario, Lezioni di tenebre, Quaderno blu marino, Fiori d’aria e La lengua, lu ientu.

Natura e tempo permeano tutta la Raccolta. 

Natura animale, vegetale, umana, terrestre, celeste, natura cosmica. Terra e cielo. Finito e infinito. Visibile e invisibile, presente e passato. Il tutto nella loro commistione. E la contemplazione del tutto.

Tempo: <<Il tempo, con la sua gloria, con le sue disfatte,/ è raggiera di opache scintille all’orizzonte,/ dove un velo copre i giorni, sforma le figure>>. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Tutto quello in cui credo/ è crollato. I primi due versi della raccolta di Olivia Balzar, ed il titolo Là dove finisce il mondo (Ensemble, 2024), delimitano subito e assertivamente il perimetro semantico dell’opera. Precisamente, non è un libro sulla fine della storia ma sul trapasso di un’epoca. Le ferite che parlano con la poesia sono pieghe di un tessuto sdrucito, passaggi drammatici di cammini necessari. La singolarità, tuttavia, sta nel fatto che nulla di ciò che sta morendo – di cui siamo testimoni – appartiene veramente all’autrice e alla sua generazione. Il mondo che sta finendo non è il suo ma il mio, il nostro mondo di genitori e fratelli maggiori. Eppure, come sempre avviene nel crogiolo della creazione artistica, questo peso fatto di un interno universo immaginato (attraverso la mediazione della letteratura, della musica, del cinema) grava qui sull’anima di una sola poetessa. Siamo della materia di cui sono fatti gli incubi. Ma non sono i suoi incubi. Sono i nostri. Come un sogno dentro un sogno, anche un incubo (individuale) può stare dentro un altro incubo (collettivo). La poesia dimostra tutta la sua funzione mimetica.

Continua a leggere

Senza vederlo

Ci chiediamo: com’è possibile avere intimità con Dio, senza vederlo? Basta che Lo veda Gesù, nostro Fratello.

[ricordo, ogni tanto, che questi brevi testi sono ispirati al diario di Gabrielle Bossis, mistica francese del ‘900]

Rendez vous. Poeti che si parlano. Alessandro Pertosa e Massimiliano Bardotti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Giorgio Stella, una poesia

[dedicata a Jirí Orten]

Se siamese fosse l’ urto di coccio il provvido cerchio sarebbe l’ arco di riflesso, curvo, scuro, come un sasso bianco di lacrime a cui mi oppongo – i tronchi gialli delle ringhiere pitturare dalle flebo di sangue come non fosse nessuno il tutto del quando era niente il per sempre. Ora scocca il sonaglio dell’ opera Santa, che riprova nell’ organo l’acrobazia della parola.

“Josh in fuga” di Olivia Crosio

Recensione di Giovanni Agnoloni

Olivia Crosio, Josh in fuga, Arkadia Editore, 2024

A volte ti capita tra le mani (e non per caso) un’autentica sorpresa letteraria, che inizi a leggere alle dieci di sera e ti tiene incollato fino all’ultima pagina, alle tre del mattino. Josh in fuga di Olivia Crosio è un romanzo non solo scritto bene, anzi benissimo da un punto di vista linguistico – cosa che non mi ha minimamente stupito, dopo aver letto e recensito l’altra uscita per Arkadia Editore dell’autrice, La mentalità della sardina – e conoscendola come un’eccellente collega traduttrice. È soprattutto una bellissima storia, che contiene un segreto circonfuso d’ironia e sapiente critica sociale, ma anche di affetti e intensa umanità, capaci di immergerci nell’abisso luminoso di una personalità affascinante: quella di un misterioso visitatore di Milano, che una sera invernale piomba nella metropoli con fare naif e movenze “imbranate”, ma anche con grande simpatia e fascino mediorientale, e inizia a combinare guai a cui trova sempre, rocambolescamente, una soluzione. Soprattutto da quando incontra e fa amicizia con una polemica ma adorabile barista, Miranda, che diventa la sua accompagnatrice in un “pellegrinaggio” notturno per il capoluogo lombardo, durante il quale incroceranno strambi ma credibilissimi personaggi come la fashion influencer Susi Fashion – che inevitabilmente evoca un noto personaggio del mondo internettiano e televisivo – il suo compagno (uno strampalato parrucchiere VIP), e un avventuroso tassista e la sua petulante compagna. Continua a leggere

Luca Vaglio, Cosmologie

di Diego Bertelli

«Gare Gand-Dampoort, / transito di suoni, di voci, / lettere diventano memoria, / fanno segni, tracce nella mente». Luca Vaglio sceglie un attacco sensoriale e nostalgico per aprire il suo ultimo libro di poesia, Cosmologie (Marco Saya, 2022). L’io poetico è proiettato in un luogo e in un’atmosfera che rimandano all’immaginario primonovecentesco delle stazioni ferroviarie, allora concentrato vitale della modernità, di un’idea di spostamento che fa attrito con la concezione contemporanea del viaggio, tutta a favore della centralità degli aeroporti (Calvino ha scritto che «volare è il contrario del viaggio») e, più ancora, proiettata a sancire il primato odeporico della virtualità.  Continua a leggere

Jirí Orten

di Giorgio Stella

C’è calore da te, ah qui poter dormire, nella terra profonda mi immergerei volentieri,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe il mio corpo
tutto spoglio, questo nudo immiserito.

Farsi ciechi di luce con un canto che si spegne!
Già al mio palato sento sete di solitudine
che m’inebria e mi chiama a un restare
che non sia timoroso ed entri nella musica.

Essere morto, padre, appartenere a nessuno,
non udir passi, non pensare, non sentire,
essere morto, indicibile con se stesso giacere,
esser pronto per sempre, finito essere – e avere.

Avere, avere almeno, almeno quel che è più fedele,
il mio libero niente, sognare che si frantuma
in bei cubetti, esser solo, esser più taciturno,
esser nel centro esatto, essere tempo e giardino.

Esser morto alle donne, esser morto agli amici,
esser morto all’angoscia, essere morto ai morti,
essere sì, così proprio, così pienamente e totale,
e non vedere più niente che abbia nome di foglia.

Ah quanto è il tuo calore, da te poter dormire.
mi immergerei volentieri nella terra profonda,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe la gioia
che già soffriva per una meta mai vista.

Raffaela Fazio, quattro poesie

da qui

Le poesie:
dalla sezione Materia oscura de Gli spostamenti del desiderio (Moretti&Vitali, 2023)

 

Latenza

La mano
resta uguale.
Contiene
lo stesso potenziale
di amore e di violenza.
Tutto è in latenza
dal giorno in cui nasciamo.

La mano
resta uguale
anche adesso che ha rotto
quello che ha scosso
ancora capace
di protezione, capienza.
Ma ciò che si è rotto
ora vuole
che ogni pezzo riceva
almeno una volta
il suo vero nome.
Che non venga di nuovo
in fretta
sepolto.

* Continua a leggere

Da Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa

di Luca Pizzolitto

Da Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa (Crocetti, 2024)

Preghiera e poesia costituiscono un binomio che ha accompagnato costantemente la storia dell’esperienza religiosa. Spesso la poesia raggiunge un tempo già reso “poetico”, per così dire, dalle devozioni e dai rituali che in esso si celebrano. La sua funzione è quella dell’accompagnamento, dell’evocazione e dell’approfondimento orante e meditativo. Le risorse del linguaggio poetico sono più ampie rispetto a quelle del linguaggio discorsivo e possono dar vita a una cassa di risonanza per gli interrogativi e le attese fondamentali che l’uomo si pone riguardo al mondo e a sé stesso. La poesia può creare una vera e propria comunità degli animi che non si identifica con la comunità rituale, collocandosi su un piano diverso, ma che a quest’ultima può convergere.

(dall’introduzione di Antonio Spadaro) Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

I.N.R.I (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum)

 

«In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

[Gv 18,33b-37] Continua a leggere

14

Quel pianto

È il giorno: stessa data, stessa festa.
La tua voce risuona, come allora.
La corsa in ospedale, la paura,
il dubbio sulla fede, in quel momento
in cui tutto crollava. Il sentimento
è lo stesso: sei Tu, Signore mio,
che vuoi parlarmi? Donami l’amico,
come un tempo. Abbraccia la memoria
di quel pianto.

Lo stato dell’arte. Rosanna Frattaruolo

Qual è lo stato dell’arte?
L’arte è un’ameba in continuo mutamento, anche quando abbiamo la percezione di un’involuzione.
Oggi pare che qualunque cosa possa essere tradotta in arte (anche una provocazione, vedi Cattelan).
Si sperimenta utilizzando tecniche nuove e nuovi materiali e concetti.
La sensazione però è che la creatività sia soggiogata dagli interessi finanziari e dunque la domanda legittima da porsi è se sia l’opera d’arte a creare il mercato oppure sia il mercato a definirla.
Mi piace pensare che oltre alle opere battute all’asta per milioni di dollari, vi sia un luogo più sobrio fatto di artigianato, di cura del dettaglio, di ricerca e innovazione a cui andrebbe dato più spazio e nel quale forse si conserva intatta la vocazione degli artisti. Continua a leggere

Vivalascuola. Parliamo di libertà di insegnamento

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

Costituzione Italiana, art. 33

Libertà di insegnamento, una conquista da difendere: il corso che approfondisce il tema il 27 novembre a Torino

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La libertà di insegnamento è garantita a chiare lettere dalla nostra Costituzione, come recita l’incipit dell’articolo 33. Si svolgerà il 27 novembre a Torino presso il Liceo Cavour, dalle 9,00 alle 14,00 il primo incontro di un corso di formazione organizzato dal Coordinamento antifascista torinese e dall’Associazione culturale e professionale Scuola e società e rivolto a tutto il personale della scuola. Corso presente sulla piattaforma SOFIA e seguibile online. Continua a leggere