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Stefano Calemme, Atlante delle ferite

a cura di Luca Pizzolitto

Stefano Calemme, Atlante delle ferite (Fara 2025)

Gli alberi cadono in disgrazia
quando smettono di essere amati.
Diventano rovine di un tempio sacro,
ogni foglia una reliquia devota al buio.
Tu sai cosa vuol dire, tremi al mondo
quando nasci, come i girasoli d’inverno
che inseguono una luce in tutti i loro Nord.
Per loro costruisci traiettorie di cura,
leggeri rattoppi al vento freddo
di una guerra che sotterra ogni seme.

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Intervista a Lucilla Trapazzo

Breve sinossi 

La quiescenza del seme è nato nel tempo immobile della pandemia, quando il mondo si è fermato e la distanza tra i corpi è diventata misura. Continua a scriversi anche adesso, a libro finito, nelle ore buie dell’uomo.
È una riflessione, a tratti una confessione, nata dal dolore, dalla perdita, dal desiderio, dalla scrittura stessa. Su ciò che resta, su ciò che, nonostante tutto, ci rende ancora umani.

Intervista Portosepolto

di Luca Pizzolitto

  • Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

È nata nel tempo sospeso della pandemia, ma parlare di “nascita”, in questo caso, è forse una semplificazione. Più che nascere, ha portato alla luce qualcosa che era già in movimento nella mia vita e che in quel periodo ha trovato un condotto per fuoriuscire, come magma. Nel silenzio coatto si sono fatti più nitidi i movimenti sotterranei: il dolore, la perdita, il desiderio, la fragilità dei corpi, ma anche tutto ciò che resiste (non ci sembrava, allora, che avessimo ritrovato una nuova maniera di essere umani?). E poi le nuove guerre, che eruttano violenza, morte, sopraffazione, negando l’umano, che ci ricordano che nulla si ricompone. Eppure, ne La quiescenza del seme, fin dall’inizio c’è sempre stata una corrente di ritorno, una pulsione che riporta alla luce, alla vita che chiama, all’Amore che non si lascia cancellare.

  •  Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

Certo che ha ancora un ruolo, e non decorativo. “Ciò che resta lo fondano i poeti”, scriveva Hölderlin (Brot und Wein), e per me la poesia oggi, in questo momento storico, è presenza, testimonianza e resistenza. In un tempo segnato da fratture politiche, disuguaglianze crescenti e un progressivo impoverimento del linguaggio pubblico fino all’anestesia, la parola poetica si colloca nel gesto minimo di opposizione, custodire ciò che ci rende umani, la luce e la bellezza, anche quando il senso sembra sgretolarsi. È anche però, inevitabilmente, un atto di disobbedienza, a volte un urlo, contro le narrazioni dominanti, contro l’automatismo del linguaggio, contro l’omologazione, contro il silenzio imposto. Spesso, infatti, quando invitata a leggere, soprattutto in contesti internazionali, scelgo le poesie meno consolatorie, la forma performativa e il gesto forte. 

  • Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

È molto altalenante. Ci sono periodi di bulimia letteraria: leggo di tutto, prendo appunti ovunque, scrivo “pizzini” sulle pagine dei libri o su qualsiasi frammento di carta. A volte mi chiudo a scrivere al computer per ore, giorni interi in cui non ho percezione del tempo. Poi ci sono momenti opposti, anche lunghi, in cui non riesco a scrivere né a leggere quasi nulla, neanche la lista della spesa. Vorrei essere metodica, dedicare ogni giorno un tempo strutturato alla lettura e alla scrittura, ma la poesia non ha un ritmo stabile nella mia giornata, a volte arriva di notte, in sogno, o si scrive da sola, e io sono più un “canale” che una volontà.

  • Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Solo tre? Aiuto! Cerco di riassumere i miei gusti ondivaghi in tre esempi-direzioni. Di Ocean Vuong (Time is a Mother) amo la scrittura per fratture, il coraggio e la libertà di attraversare parole e temi forti, di mettere a nudo tutta la sua fragilità e il riuscire a ritrovare il respiro proprio nel punto in cui tutto sembra soffocare; di Chandra Livia Candiani (Il silenzio è cosa viva) l’ampiezza del respiro universale, il senso del divino, la capacità di trovare la luce nelle cose piccole e soprattutto nelle ferite; per onestà verso il mio percorso, non posso non citare Gottfried Benn (Gehirne), anche se oggi non è più un autore che leggo. Ricordo ancora l’effetto che ebbe su di me all’università, il suo sguardo senza consolazione e la lingua chirurgica e spietata mentre guarda il corpo umano dall’interno, con una precisione che trasforma il disgusto in forma poetica. L’incontro con Benn e con le avanguardie storiche fu per me una vera epifania, compresi come l’arte potesse essere rottura. Che le ribellioni, il senso di estraneità che sentivamo da ragazzi non erano soltanto un “andare contro”, ma potevano trovare una forma, un linguaggio, una possibilità di creazione.

Intervista a Danila di Croce

Intervista per La poesia e lo spirito su Cose da sciogliere e rifare

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La nascita è mistero per ogni creatura. Muove necessariamente da una relazione, può esigere ma anche scavalcare il nostro volere, chiede nutrimento per farsi identità. Una volta posta in essere, capita poi che l’avventura della vita, a seconda della prospettiva a cui ci si espone, induca a farne ipotesi di inizio o approdo mai definitivo (Dove ancora non siamo nati: così pensavo nella mia precedente raccolta).
Chissà, forse questo vale anche per quelle che, giocando sull’affinità fonetica e con una buona dose di incoscienza, chiamiamo talvolta creazioni (letterarie, musicali, architettoniche…). Continua a leggere→

Intervista a Laura Corraducci

 

  •   di Luca Pizzolitto
  • Ciao Laura, in questa intervista che ha per oggetto principale il tuo nuovo libro (Tableaux, PeQuod 2026), partirei, con le domande, proprio dal principio, dalla copertina: che significato ha, per te, la scelta di un titolo in lingua straniera? E quale immagine racchiude, per te, la parola Tableaux?

Ciao Luca, intanto grazie di questa intervista e grazie anche a chi ci ospita “La poesia e lo spirito”.

Allora, scegliere i titoli è stato spesso un grosso problema, la maggioranza delle mie poesie non ne ha nessuno e anche in questo mio ultimo libro è piuttosto così, fatico a chiudere in una parola (o in più parole) quello che magari il testo poetico o, in questo caso, un’intera raccolta può racchiudere, anche se comprendo bene che un titolo che abbia un certo impatto di immagini e suoni sia molto importante, in particolare modo per un libro. E’ il suo biglietto da visita. Per tutti i libri che ho scritto fino ad ora, Tableaux incluso, il titolo è arrivato da sé, per Il passo dell’obbedienza (Moretti e Vitali, 2020)  il libro precedente, fu verso la fine, questa volta, invece, è stato molto prima, stavo lavorando alla sezione dedicata ai dipinti (in francese la parola “tableaux” significa quadri) e avevo pensato di intitolarla così, poi, andando avanti con il libro ho sentito che doveva essere di tutta la raccolta.  Continua a leggere→

José Tolentino Mendonça, La lingua primitiva

 

a cura di Luca Pizzolitto

José Tolentino Mendonça, La lingua primitiva (Crocetti 2026)

Il posto delle mangrovie

Quand’era bassa marea tra le mangrovie di Lobito
passavamo ore e ore a girovagare in quell’intrico di rami
indifferenti al terreno instabile
al labirinto di radici, al passo malfermo a mezz’aria

Forse era un modo di essere più vicini
alla verità senza quella sensazione
che prima o poi l’avremmo perduta
e quando attraversavamo la frontiera delle acque
festosi e gridando d’entusiasmo
ci sembrava strano che ci fosse solo una parola
per designare il mondo

Nessuna ignominia nessun veleno
scalava le pareti di quei regni
la nostra esistenza era cosa semplice e selvaggia
un sentirsi meravigliosamente

Solo quando sorprendevamo i fenicotteri
pronti a spiccare il volo
come una flotta
di zattere invisibili
comprendevamo di essere testimoni di segreti
non destinati a occhio umano Continua a leggere→

Intervista ad Andrea Tosi

 

Screenshot

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Direi che è nata con mio figlio, nel senso che è stato lui a fare da spartiacque fra la vita di prima e la mia nuova sedentarietà. Sono passati circa dodici anni dalla pubblicazione della raccolta precedente, e durante questo tempo mi sono allontanato dalla letteratura, ultimo periodo a parte. Devo dire che neanche pensavo di tornare a scrivere, ma il tempo ha creato nuove circostanze e stimoli. Continua a leggere→

Intervista a Williams Busdraghi

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

“Feroce preghiera” nasce dal bisogno di comunicare, dal bisogno di raccontare le emozioni che ogni giorno mi travolgono, quanto i ricordi e la malinconia mi stringano il cuore e quanto la bellezza invece mi riempia di gioia. Viviamo in un mondo sempre peggiore, dove la disuguaglianza la fa sempre più da padrona, dove si è perso l’empatia e la voglia di condividere con il prossimo, e questo libro cerca di essere una piccola risposta a tutto questo e un invito ad ascoltare il cuore, a sentire le emozioni, un invito ad aprire gli occhi e gioire della bellezza di tutto ciò che ci circonda, un invito a non arrendersi e a impegnarci tutti, nel nostro piccolo, per l’amore, per il bene. Continua a leggere→

Intervista a Michela Zanarella

di Luca Pizzolitto

Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La raccolta è nata come processo di ascolto interiore, un percorso di riflessione sulle cose che accadono nella quotidianità. Inutile negare che siamo protagonisti di un tempo complesso, attraversato da guerre e instabilità economiche e sociali. La poesia si muove in un contesto di attraversamento della realtà, è vita che scorre e attraversa le stagioni, le sensazioni e le emozioni, cerca riparo nella parola, ma a volte anche la parola fatica a dare risposte. Ma è pur sempre respiro.

2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia in questo tempo odierno non ha un ruolo, lo ha perso. I valori e i punti fermi sono dissolti nell’attuale follia. La parola resta comunque la risorsa per non smarrire le proprie certezze, quelle poche che conducono alla ricerca della bellezza anche dove non c’è. Le strade da percorrere sono tortuose, bisogna affidarsi al proprio sentire.

3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

Vorrei che lo studio, la lettura e la scrittura occupassero più tempo nella mia vita. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata, ritaglio quel poco che posso la sera per studiare, leggere e scrivere, anche a notte fonda. E forse è proprio la notte che mi ispira maggiormente.

4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Sicuramente citerei Emily Dickinson con Tutte le poesie che ho amato da subito, poi Antonia Pozzi con Tu sei l’erba e la terra. Le più belle poesie d’amore e Pier Paolo Pasolini con Poesia in forma di rosa. Sono loro gli autori che amo, ma ne sceglierei anche altri, sforando i tre, come Alejandra Pizarnik con La figlia dell’insonnia e Adrienne Rich con Cartografie del silenzio.

Prima dell’estate e del tuono

di Nadia Scappini

Luca Pizzolitto, Prima dell’estate e del tuono, peQuod, 2025

Più volte con orgoglio Luca Pizzolitto ha raccontato “di essere stato salvato anni fa dalla poesia, quel lumicino tenue, quasi invisibile ma tenace nel cuore della notte… Un buio reso umano quando il dolore s’è incrinato, accolto da altre mani…”. Quante volte ci siamo sentiti abbandonati nelle circostanze più diverse della nostra esistenza? Quante volte il nostro corpo ha somatizzato il dolore forse più intenso che possa esserci, l’abbandono senza appello persino da parte di chi diceva di amarci? Così, per entrare in questa nuova silloge che è a pieno titolo un’avventura spirituale – e ogni avventura spirituale è un calvario, ricorda Bernanos – declinata e affidata ancora una volta agli interstizi della poesia, ci sarà dato di sperimentare le cadute e le risalite che fanno della vita un mistero nel quale orientarsi. Perché la poesia, sorella di preghiera (non dimentichiamo la sua etimologia che ha a che fare precarius, con il nostro stato di precarietà sulla Terra), e profezia “che trasforma l’esilio in speranza, che ritesse il filo spezzato della vita” (Y. Bonnefois) e consente di cogliere il sacro nei giorni scuri, di intuire tra gli scarti, scovare l’inatteso nell’esilio in cui talvolta ci sentiamo confinati sulla Terra.  Continua a leggere→

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto. Paolo Parrini

Paolo Parrini, Imparare a dirsi addio (Samuele Editore 2025)

Immaginare il letto
dove moriremo
chiusi gli avvolgibili
le finestre appena aperte
come un fiore che nasce
muore la luce.

*

A letto la sera
col cuore che batte
penso a un prato
che accoglie
nel dormiveglia
crederci, che sia vero,
che verremo abbracciati
da un sole rovente. Continua a leggere→

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto. Hugo Mujica

Hugo Mujica, Alle stelle l’immenso (Sette Città Edizioni, traduzione di Ilaria Fior e Marisa Martínez Pérsico)

Hugo Mujica (Buenos Aires, 1942), poeta sacerdote, è uno dei maggiori rappresentanti contemporanei in lingua spagnola di una poesia del pensiero, volta a riflettere sulle aporie comunicative del linguaggio e del mondo. La sua poesia delle azioni incompiute rivela una marcata preferenza per il dinamismo dei verbi rispetto ai gesti chiusi delle nominalizzazioni ed è attraversata dallo stupore di fronte alle piccole metamorfosi della natura. Poesia spogliata di ornamenti che si avvicina alla preghiera e al miracolo di ciò che nasce, “Alle stelle l’immenso” è una celebrazione, con sguardo compassionevole e francescano, della ciclica rinascita delle creature.

(dalla quarta di copertina di Marisa Martínez Pérsico) Continua a leggere→

Luca Pizzolitto. Getsemani

di Rosa Salvia

Luca Pizzolitto, Getsemani, (peQuod, Ancona 2023)

Getsemani è un’avvincente opera poetica di Luca Pizzolitto che si apre con una dolcissima dedica in memoria dell’amico Ugo Fama e si chiude con tre componimenti teneri e commoventi che ne suggellano il perenne respiro: “Il tuo cuore è cieli quieti e lontananza”. 
Nella forma di un diario ininterrotto, vario e irregolare, l’opera sviluppa il disorientamento emblematico di un discorso impossibile fra Dio (nel silenzio che lo avvolge) e l’uomo nella sua imperfetta sofferta corporeità. Continua a leggere→

Intervista a Le rose e il deserto

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Nodo antico è una raccolta di poesie dedicata a mia mamma: alcuni testi sono stati scritti durante la sua breve malattia ma la maggior parte di essi risale ai mesi successivi alla sua morte. Mi rendo conto però solo ora, a distanza di quasi tre anni da quegli eventi, che scrivere queste poesie è stato non solo un atto di ricordo, di memoria, ma anche e forse soprattutto, di auto-cura: un lento, istintivo riemergere dagli strati del dolore sordo in cui ero sprofondato senza accorgermene. Una riemersione che grazie alla scrittura è stata a occhi aperti, in cui ogni metro di questo enorme vuoto è stato osservato, non tentativo di disinnescarne la carica dolorosa. Continua a leggere→

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 6. Jan Twardowski

Jan Twardowski, Affrettiamoci ad amare (Marietti 1820, 2009)

Affrettiamoci

Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
di loro restano un paio di scarpe e un telefono muto
solo l’inessenziale come una mucca si trascina
l’essenziale è così rapido che accade all’improvviso
poi il silenzio nomale perciò insopportabile
come la castità che nasce dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno dopo averlo perso

Non essere sicuro di aver tempo la sicurezza è malsicura
ci toglie sensibilità come ogni fortuna
arriva in coppi come il pathos e lo humor
come due passioni sempre più deboli di una
se ne vanno così in fretta tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po’ goffo o un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi
benché sia più rischioso nascere che morire
amiamo sempre troppo poco e sempre troppo tardi

Non scriverne troppo spesso ma scrivi una volta per tutte
e sarai come un delfino mite e forte

Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
e quelle che non se ne vanno non sempre ritornano
e non si sa mai parlando dell’amore
se il primo sia l’ultimo o l’ultimo il primo Continua a leggere→

“Come riempire i vuoti con il canto”, Franca Alaimo legge l’ultima raccolta poetica di Luca Pizzolitto

Quasi sempre in Prima dell’estate e del tuono di Luca Pizzolitto (peQuod Editore) i versi germinano da un dettaglio della natura o da un paesaggio di quieta bellezza, lontano dalla vita di città (che fa rare apparizioni e perlopiù nelle ore notturne con le sue strade e i bus vuoti e l’abbandono delle creature al sonno) ma che, non appena evocati, perdono i loro contorni concreti per trascorrere nella dimensione simbolica in cui, annullata la singolarità e oltrepassato il limite terreno, si insedia il tempo delle idee, dei riti, della sacralità, e la rosa, giusto per fare un esempio, rimanda alla mistica cristiana e all’apice figurale del cammino dantesco verso il Paradiso.  Continua a leggere→

Intervista a Massimiliano Mandorlo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Almadìra è nata come una sorta di diario notturno, composto da frammenti dispersi che prendevano lentamente vita nella memoria. A volte un bicchiere allungato di ouzo nelle afose sere estive mi riportava ad un universo mediterraneo, ricordi di viaggi in Medio Oriente e oltre si mescolavano a intuizioni sulla poesia e sul mistero della vita. Continua a leggere→

Prima dell’estate e del tuono, di Luca Pizzolitto

Introduzione di Gianfranco Lauretano a Prima dell’estate e del tuono, ultima raccolta poetica di Luca Pizzolitto, edita da peQuod nel settembre 2025.

Cosa possiamo opporre noi alla morte, dato che “è nel gemito della carne il morire”? Ci sono poeti che fanno discorsi, la prendono larga, raccontano per farci toccare la luce che hanno visto: Montale ne I limoni. Altri che arrivano subito al dunque, come se vivessero una continua, simultanea illuminazione dell’immenso. Ma è anche il passaggio che ha compiuto Cesare Pavese dal primo libro, narrativo e discorsivo, alle estreme poesie, un conterraneo di Luca Pizzolitto; in entrambi gli autori non c’è verso subordinato, immagine che stia su un gradino inferiore, bensì tutto è paratattico, come le note che si susseguono su uno spartito. Siffatta materia, dunque, sostanzia la poesia di questo libro, caratteristica ancor più in evidenza rispetto all’opera precedente. Continua a leggere→

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 5. Daniel Calabrese

Daniel Calabrese, Un cielo per le cose (Un cielo para las cosas), La Vita Felice 2022

Coricarsi sulla terra e tornare a sedersi

Va bene quello che hai fatto ieri
e va bene quello che stai facendo adesso,
anche se insieme i pezzi
sembrano di vite contrarie.
Entrambi sappiamo che il mondo
è uno specchio che non bisogna rompere.
Un banco di pesci avanza come pani
che si moltiplicano sulla terra
e galleggiano sull’acqua..
È il giallo nero delle morti vive.
Questo sacco sempre più pesante
che trasciniamo, chiamiamo tempo
e ci conferma che sì,
che tutto va bene.
Il pezzo di cielo in cui ti sei vista
riflessa in riva alla palude
mi si è conficcato nel perno, è un vetro
scheggiato e mi fa male.
Molti camminiamo sull’acqua senza sforzo
quando chiudiamo gli occhi.
Pochi si azzardano a rimuovere
un vetro conficcato nel petto.
Nessuno ha dedicato tanto lavoro
a disarmare la tristezza. Continua a leggere→

Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 4. Soren Ulrich Thomsen

Soren Ulrik Thomsen, Vivo (Donzelli 2004)

Esiste una nave con le luci spente,
un libro aperto
sul silenzio.
Non c’è scorciatoia per il mondo
nel primo mattino
mentre la pioggia cade
c’è un uomo,
che sono io,
nella cucina gelida.
Ma nemmeno una strada
per uscire dal mondo.

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Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 3. Sophia de Mello Breyner Andresen

Sophia de Mello Breyner Andresen

Poesie da Come un grido puro (Crocetti 2013)

Le fonti

Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All’agitarsi del mondo dell’irreale,
E calma salirò fino alle fonti.

Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell’amore.

Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.

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