Luca Pizzolitto, Prima dell’estate e del tuono, peQuod, 2025
Più volte con orgoglio Luca Pizzolitto ha raccontato “di essere stato salvato anni fa dalla poesia, quel lumicino tenue, quasi invisibile ma tenace nel cuore della notte… Un buio reso umano quando il dolore s’è incrinato, accolto da altre mani…”. Quante volte ci siamo sentiti abbandonati nelle circostanze più diverse della nostra esistenza? Quante volte il nostro corpo ha somatizzato il dolore forse più intenso che possa esserci, l’abbandono senza appello persino da parte di chi diceva di amarci? Così, per entrare in questa nuova silloge che è a pieno titolo un’avventura spirituale – e ogni avventura spirituale è un calvario, ricorda Bernanos – declinata e affidata ancora una volta agli interstizi della poesia, ci sarà dato di sperimentare le cadute e le risalite che fanno della vita un mistero nel quale orientarsi. Perché la poesia, sorella di preghiera (non dimentichiamo la sua etimologia che ha a che fare precarius, con il nostro stato di precarietà sulla Terra), e profezia “che trasforma l’esilio in speranza, che ritesse il filo spezzato della vita” (Y. Bonnefois) e consente di cogliere il sacro nei giorni scuri, di intuire tra gli scarti, scovare l’inatteso nell’esilio in cui talvolta ci sentiamo confinati sulla Terra. Continua a leggere



