Archivio mensile:Settembre 2024

Lorenzo Mari, “In ordine sparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023

Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell –  in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.

In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.

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Cose che non si raccontano. Raccontate benissimo da Antonella Lattanzi

Autrice: Antonella Lattanzi
Titolo: Cose che non si raccontano
Editore: Einaudi 2023
Pagine: 216
Prezzo: 19 euro

La vita è quello che succede mentre combatti contro la paura? Oppure sono tutti gli attimi di gioia e inconsapevolezza che riesci a ricavarti per non farti prendere dalla paura?

Cose che non si raccontano è la storia di una donna che sceglie, con il compagno, di intraprendere il percorso tortuoso della PMA, Procreazione Medicalmente Assistita. Si apre una finestra su un mondo di personaggi (persone), avvenimenti, dinamiche che chi non ne è stato mai toccato non riesce nemmeno a immaginare.

Ogni volta che leggo un libro di Antonella Lattanzi penso che vorrei scriverle per dirle quanto mi abbia spaccato il cuore, quanto si sia infilato nella mia testa. Il suo ultimo romanzo è il racconto di un dolore, forte, fortissimo, che spiazza, lascia senza fiato, uccide perfino la speranza di riuscire a venirne fuori, prima o poi. Non ci si immedesima nella vicenda (troppo rispetto per lei per dire “ti capisco”), ma si riconoscono tratti comuni nel provare dolore, e ci si mette in ascolto. Lei, che non ha raccontato mai se non a pochi (prima di scrivere questo libro) la sua esperienza, chiede di essere letta, ascoltata.
Forse non lo chiede nemmeno, ma non si può non stare in silenzio e leggere, leggere, dimenticando ogni altro impegno.

Il romanzo racconta anche il processo creativo, la genesi della storia, delle storie, il lavoro della scrittrice mentre avviene:

La puntura fermerà il cuore di (scrivo, cancello, riscrivo).

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Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

E così vorresti fare lo scrittore

E cosi vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene li a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare
dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o
morirà
in te.

non c’è altro modo

e non c’è mai stato.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Integrità e Integrazione

«In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». [Mc.9,38-48]

[vedi anche Numeri 11,25-29]m Continua a leggere

10

Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 3. Maurizio Cucchi

Postille al libro di Maurizio Cucchi, La scatola onirica, Mondadori, collana Lo Specchio, 2024

Per chi conosce l’opera in versi, nonché i romanzi e altri scritti, compresi gli interventi di militanza critica pressoché quotidiani, di Maurizio Cucchi, non c’è alcuna meraviglia nel ritrovare nel suo nuovo libro di poesia appena uscito, La scatola onirica, Mondadori, Collana Lo Specchio, 2024, il filo rosso dei leitmotiv che hanno caratterizzato il suo percorso di poeta e di scrittore con la stretta vicinanza a una poetica imbevuta di fenomenologia, con il suo ritorno stringente alle cose e di conseguenza con il caratteristico minimalismo descrittivo, l’oggettivismo e l’epochè, tutte cose così presenti nel nostro autore, che tendono a sbriciolare e a eludere per quanto possibile la soggettività. Come, del resto, da scuola di appartenenza.  Continua a leggere

12

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Per sempre vivi (Luigi Pellegrini Editore, 2024), l’ultima raccolta di Alessandro Moscè, è una Recherche poetica molto intima. Mi sono quindi messo a cercare il suo personale sapore di madeleine. Ho scoperto, invece, che il suo tempo perduto si ritrova grazie agli odori, che addolciscono come quello di vaniglia, oppure che curano come l’odore di alcool. Nelle prime tre sezioni – Silenzi, Sogni e Apparizioni – leggiamo una poesia descrittiva, scarna fino all’osso, prosastica e quotidiana. Questo andamento ordinario possiede una sorprendente forza ipnotica. Potremmo definirlo il canto di una sirena urbana che ciascun lettore sente familiare e profondamente magnetico. Eppure, penetrati dentro questo luogo domestico, veniamo ridestati da improvvisi cambi di forma. Inattesi versi compongono costruzioni inusitate e visionarie che ci proiettano in un altro mondo, immateriale se non irreale. Ritrovo solo l’ippocastano del millennio/ respirare nel suo regno di terra e fuoco/ fino al cuscino del letto vuoto/ mentre un taxi passa ancora tra le case.

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L’era dell’Immacolata

di Giampaolo Centofanti

L’era dell’Immacolata

Luci del borgo antico nella notte,
gialle come la pietra di queste case
oranti da sempre nel semplice ora!

Voi altro non ricordate che segreti
che sciolgono nodi, aprono strade,
per questo un dì venni a cercarvi.

Era quando perso in oscuro cielo
seppi che v’era l’inarrivabile oltre
che veniva pur dove non si poteva…

La parola ai poeti. Andrea Rompianesi

La mia pratica poetica ha avuto inizio nel 1979. Spontanea come può esserlo la necessità di cogliere una via espressiva nell’equilibrio di una tendenza a ricercare il senso delle cose. Da subito, quindi, una vocazione filosofica che andava a costituirsi non attraverso il saggio speculativo ma utilizzando la formula letteraria che presto ha visto affiancarsi alla poesia anche lo sviluppo di una prosa creativa o poetica, propriamente descrittiva e riflessiva. Direi la ricerca di un significante letterario in grado di esprimere un significato filosofico, specificamente metafisico. Questo attraverso la ricerca nel linguaggio, la peculiare attenzione al termine possibilmente esatto per contenere l’indicazione svelante, la possibilità di costruire un’architettura testuale profondamente fondata sul valore ritmico e fonetico ma anche visivo e grafico poiché il testo, nel suo equilibrio significante/significato, abita lo spazio della pagina. La tonalità metafisica è ricercata nel rapporto con gli enti, con le cose, gli elementi; la fisicità è poi negli aspetti dei corpi, così come il rapporto con le pagine, nella proprietà intertestuale dei riferimenti, e quello con i luoghi che hanno definito l’importanza della tematica del viaggio come sintesi di contatti. Temi apparentemente paralleli che in realtà convergono su di un obiettivo comune: la necessità di un senso. Fondamentale l’acquisizione di una dizione di ricerca rispetto ad un esito solo sperimentale, fermo alla dicitura del significante in chiave ludica o eversiva come è avvenuto nella storia della letteratura; la ricerca invece coniuga l’evento scritturale con l’approfondimento concettuale che va oltre il significato immediato, verso un percorso ulteriore. L’approccio è quello della critica stilistica che vede come un certo tipo di sensazioni sia talmente profondo da richiedere un linguaggio altro, non usuale o comune, ma capace di una ibridazione esplicativa. Il testo si costituisce quindi in una sua natura complessa dove le intelaiature sintattiche offrono coinvolgimento adeguato alle seduzioni semantiche. Il mio ormai lungo tracciato si è definito, ad oggi, in trenta titoli editi tra poesia e prosa.

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La giustizia. 4

La Giustizia 4.   Un tiro alla fune

Giustizia e poesia: opposte squadre impegnate in un combattuto tiro alla fune, che non prevede vincitori né vinti, avendo piuttosto l’obiettivo, nell’ininterrotta tensione, di render conto del potenziale umano così com’è, non solo come dovrebbe essere. 
Sto visualizzando, attraverso quest’immagine agonistica, l’idea portante di un volume che sin dal titolo, Giustizia poetica, mette a confronto due mondi apparentemente non conciliabili, due mondi conchiusi in sé, autosufficienti, ciascuno in grado di evolversi e di espandersi, di convincere e spiazzare, di suscitare rifiuto o rispetto. La scommessa di Martha C. Nussbaum, filosofa statunitense, è viceversa quella di avvicinare i due mondi, di compenetrarli quasi, attraverso uno scambio di prospettive capace di riscattare l’aridità troppo spesso accettata della vita civile, che si traduce poi nel dettato e nell’osservanza di norme giuridiche le quali altrettanto spesso giungono a configure un essere umano incompleto, riducibile e riconducibile al solo raziocinio.  Continua a leggere

Elio Grasso, Orienti I-II-III

di Antonio Fiori

Elio Grasso, Orienti I-II-III, pp. 117, euro 15,00, puntoacapo 2024

Gli “Orienti” di Elio Grasso rispondono a una grammatica propria e a una carta geografica tutta da verificare. Silvia è la musa che, rivivendo i suoi viaggi, dà voce e occhi nuovi al poeta: l’oriente ligure, Venezia, Marrakesh, Praga, Istanbul, sono i luoghi dove si rimette in discussione la guerra, il confine, il potere, consapevoli “che coscienza e intelligenza si scontrano deflagrando”. Di storia e politica non si parla esplicitamente, ma tutto il libro ne trasuda: “Forse siamo, senza saperlo, i resti di un’Apocalisse” (così l’unica riga di “Secolo aggiunto”, che chiude la prima parte del libro). La poesia appare a un certo punto come vittima sacrificale, pronta a lasciare il mondo in cambio del dono della comprensione e del pentimento, ma poi eccola ancora lì – “La poesia è come prima. Nessuna poesia è come prima” – a dimostrazione che mai comprenderemo fino in fondo accadimenti, colpe e ragioni, e che dunque di essa avremo bisogno ancora, anche se, confessa il poeta, “Non sappiamo se sia un bene che la poesia fermi gli orologi”. Nell’alternarsi di prosa e poesia, incontriamo anche testi d’intenso lirismo, dove la musa si muove in una natura propriamente mitologica: Continua a leggere