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La Trasfigurazione

di Giampaolo Centofanti

Mt 17,1-9 Verità e bellezza

Trasfigurazione del Signore

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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Uno stesso sole

di Giampaolo Centofanti

Papa Leone sabato 10 gennaio ai giovani:

Ma tante volte la solitudine esiste e molti soffrono. Allora, osservando la solitudine, Salvatore Quasimodo scrisse questi celebri versi: «Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera». [1] Quello che sembrerebbe essere un destino senza scampo, in realtà ci chiama a destarci: l’unica terra sostiene tutti gli esseri umani e uno stesso sole illumina ogni cosa. Il raggio che ci trafigge, cioè entra nelle fenditure dell’animo, non è una luce intermittente, che sorge per poi tramontare, ma il Sole di giustizia, il sole che è Cristo! Egli riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore. Continua a leggere

Canti della liberazione

di Giampaolo Centofanti

Il vuoto pneumatico

Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.
Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo…

La natura della luce

L’amore nasce come un tramonto – diceva –
un raggio di sole infiamma un breve tempo
e tutto trasluce, quieto, nel vespro,
nella naturale mancanza di senso.

Ma la favilla avvampò nel riposo
quando il cuore sentiva nel silenzio
e Ti pensa ogni momento e si stupisce
e perdutamente si perde in questo vento.

Alla fine il mio cuore immacolato trionferà

…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino!

Confessione

Specchiano raggi del tramonto
dai casolari la grazia del tempo
e sento: più non contano beghe
che nella luce mi perdo sereno.
Trafitto dall’eterno nel profondo
con tutto il mondo insieme sono
e nel rosso di sera spero il giorno.

Il muro di cinta

Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che dice: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.

Un barbone

Che cielo verrà
che voi non avete conosciuto?
Noi morivamo sulla via
nel tepore di un mattino d’inverno
e tutto era così dolce
che ci pareva di sognare.

La grazia dell’estate

Ma cadono stelle nel petto
la notte al primo assopire
– e non se ne vede una –
e cosa canta allora la luna?

Il segreto dell’estate

Stanco di farci aspettare viene d’estate
un cielo di stelle come lampare nel mare
ed un mare che brilla come un cielo vicino…

Secondi vespri

Giungevano quei campi
alla filanda,
poi al villaggio,
portati dagli olmi,
dai cornioli,
fino al bosco
che si faceva colle
quasi monte ed oltre
da un ribasso
si vedeva all’orizzonte
il mare
ed al tramonto
un sole enorme rosso…

Canti al tempo del metaverso

di Giampaolo Centofanti

Il vuoto pneumatico

Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.

Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo… Continua a leggere

Giampaolo Centofanti, poesie

Madonna del Divino Amore, poesie 

Selezione da: E ne senti la voce (Gv 3, 8)

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti lasciandole condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Misteriosa centralità della Madonna del Divino Amore*

…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino! Continua a leggere

Giampaolo Centofanti, cinque poesie

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti lasciandole condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Kairos e Chronos

Bagliori ad est, destati colli
di verdi, gialle, rosse, speranze.
Che li mira Silvia mentre piange.
E carretti di muli col grano
giù nel traffico della statale…
È l’alba, bianche nubi a dire
qua e là il segreto del tempo. Continua a leggere

L’era dell’Immacolata

di Giampaolo Centofanti

L’era dell’Immacolata

Luci del borgo antico nella notte,
gialle come la pietra di queste case
oranti da sempre nel semplice ora!

Voi altro non ricordate che segreti
che sciolgono nodi, aprono strade,
per questo un dì venni a cercarvi.

Era quando perso in oscuro cielo
seppi che v’era l’inarrivabile oltre
che veniva pur dove non si poteva…

Credenti o non credenti, a tutti necessita un ponte

di Giampaolo Centofanti

In https://gpcentofanti.altervista.org/lintoppo-della-storia-scovato/ rilevo che in tutta la storia della cultura, almeno occidentale, si può riscontrare un oscillare tra la teoria e la pratica. Platone e Aristotele, la grecità col suo filosofare e la romanità con la sua pratica di governo, Sant’Agostino e san Tommaso, Hegel e Kant, positivismo e romanticismo, Vaticano I e Vaticano II…
Dunque non solo nella Chiesa ma anche nel mondo non credente si ripropone il problema. Ricordiamo il programma di Hilbert, che voleva ricostruire una logica autoesplicantesi e i teoremi di incompletezza di Goedel che dimostrano che la logica non può non partire da punti accettati come dati (così tra l’altro da una fede) dunque dal contatto con l’esperienza concreta. Questioni suffragate dalle teorie del caos che hanno messo in crisi la scienza che vede la realtà concreta sfuggire continuamente al proprio controllo.
Siamo in un’epoca in cui l’oscillazione propende non di rado verso Aristotele, la pratica. Ma la teoria e la pratica colgono ciascuna aspetti riduttivi e distorcenti della realtà, conducono con più difficoltà nel mistero di ogni cosa. Continua a leggere

Il segreto del tempo

di Giampaolo Centofanti

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutti questi fatti-parole lasciandoli condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Il segreto del tempo

Sparsi villaggi per i colli
specchiano qua e là raggi
del tramonto. Come fitte
lancinanti di luce o grida
di perché rivolte al cielo.
E velano e rivelano il segreto
del tempo, di ogni sentimento
umano che parla nel silenzio
e attende la risposta di qualcuno
chiedendola all’eterno. Continua a leggere

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Il canto che sorprende

di Giampaolo Centofanti

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone. Spesso parla direttamente il protagonista. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutti questi fatti-parole lasciandoli condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Pellegrinaggio per l’Appia antica

Lucignoli fumiganti
per catacombe ancora
nella notte di Roma
del quo vadis.

La natura del vento

La notte nel silenzio le canzoni
volavano dai cuori nelle case
passando magari da bugigattoli
aperti al fresco dell’estate.

Il vento le portava, che’ sa molte
cose, le più nascoste pure.
Le posava discreto con un soffio
leggero nel riposo ignaro.

Erano sogni d’amore, preghiere
implorate da madri ansiose,
suppliche di pace ed altre belle cose
che sole la brezza può fare volare.

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Giampaolo Centofanti, E ne senti la voce, poesie.


E ne senti la voce (Gv 3, 8) 
Ferragosto
Nel lungo silenzio d’estate,
entrato il ristoro dell’anno,
la poesia saliva dalla carne e dal sangue,
come una caparra dell’assunzione.
Sentivo cantare la vita, persone,
l’umano dolore, le gioie,
nella sconfinata Compassione.
*
Via lucis
Nella cineteca della memoria
prendo il film della tua storia
con sorpresa sempre nuova
di mille sfumature inavvertite.
E cercandoti mi scopro,
lì, sull’argine nebbioso,
a metà del primo tempo,
nell’ultima parola, non colta,
di quel canto, ai titoli di coda.
*

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Piccolo Magnificat. 3


di Giampaolo Centofanti 

Abramo, che sperò contro ogni speranza

Niente.

Non vedo ancora niente lì sul monte.

Forse le stelle alpine sono le sole

a credere ancora ad un tempo che viene,

loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.

Lì sulle cime calve battute dalla tramontana

vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.

Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,

su per la mulattiera, ancora è come lana. Continua a leggere

La vecchia rivoluzione e quella sempre nuova

di Giampaolo Centofanti

Una radice della crisi attuale sta, come osservato per esempio da diversi filosofi e scrittori, nel razionalismo che svuota, omologa, le persone in un percorso consequenziale che è passato tra l’altro, come se nulla fosse, dalle grandi ideologie rivoluzionarie al dominio della finanza e dei potenti di internet sotto l’ombra di un astratto civismo, solidarismo, che spoglia di ogni libera ricerca identitaria e di un solo allora autentico scambio. Su queste scie ogni valore viene manipolato ai fini del potere: il femminismo per esempio può divenire scusa per cooptare persone ad hoc nel sistema. Certo anche con tali rischi vi sono molti validi motivi per dare più spazio alle donne. Ma la vera liberazione della donna non può prescindere dalla vera liberazione di ciascuno.

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Giampaolo Centofanti, Habemus papam

Capitolo 1

“Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam”. Laggiù in piazza san Pietro e come sentendo milioni incollati ai media di tutto il mondo, un silenzio inusuale. È palpabile nelle luci della tarda serata una preghiera intensissima, accorata, che dura da mesi. Poi una choccante sorpresa, non segue l’ormai da molti imparato a memoria emintissimum ac reverendissimum… ma semplicemente “Dominum” e improvvisa si diffonde l’attesa di un miracolo quasi insperato. Quei pochi secondi sembrano interminabili… il protodiacono riprende la parola: “Dominum Johannes Sanctae Romanae Ecclesiae presbiterum Lon Rong, qui sibi nomen imposuit Discipulum”. Si ode un brusio animatissimo, si percepisce chiaramente la domanda che rimbalza in ogni parte del globo terrestre: “Chi è? Who is he? Quien es el? Qui est-il?”. Anche il telecronista non sa cosa dire, solo traduce: “Si tratta di un sacerdote, il nome come percepite sembra orientale”. Subito dopo il commentatore riesce ad avere notizie: “È un prete della Corea del Sud. Dovrà venire ordinato vescovo. È giunto in gran segreto ieri a Roma. Ha or ora accettato l’elezione”.

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Piccolo Magnificat, di Giampaolo Centofanti

Seconda Ave Maria

Sempre la sera quando scende la tua pace

domando che sia del mondo che non spera.

Potenti affannati a dominare gente

che cerca solo una vita più serena.

Oh Signore, tu sai perché permetti

queste cose, questi dolori, queste ferite

astruse. Quando le cose semplici e buone?

Quando la fede coltivata a scuola,

pure lo scambio col pensare altro?

Lasciateci campare, siamo stanchi.

Viene la sera, ogni voce si fa eco distesa,

si quieta il campo di girasoli, il faggio riposa.

Fuma il comignolo del casolare nella tenue rossastra

luce diffusa. E l’allodola dal nido ai margini del bosco

canta che questa vostra vita non è vera.

***

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Una nuova rivoluzione sociale

di Giampaolo Centofanti

La società della ragione astratta tende a svuotare le persone e a irreggimentarle nei ruoli di un apparato che può venire facilmente telecomandato da pochi veri potenti. Questi infatti si servono di gente che ha bisogno di lavorare o ha smania di denaro e di successo per manipolare attraverso i media, la cultura, il popolo. Nella scuola possono esservi molti insegnanti che vorrebbero aiutare davvero i giovani a sviluppare una ricerca personale autentica ma un falso neutralismo voluto dell’istituzione incatena la loro opera.

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Sinodalità e partecipazione. Come il pane

di Giampaolo Centofanti

La libertà di crescere alla luce di ciò in cui si crede, anche nella scuola e nella comunicazione mediatica, e nell’incontro con ogni altra persona, comunità, cultura costituiscono una profonda via di rinascita personale e sociale. La democrazia sta involvendo nella dittatura soft dei poteri forti che tacitano in vario modo le voci alternative e cercano di teleguidare il popolo. Questo blog si propone di cogliere gli spunti non uniformati, degli orientamenti più diversi, dovunque si trovino. Certo nei limiti di una convivenza civile. Il pensiero unico, la falsa, impossibile, neutralità di un certo scientismo, stanno cercando di spegnere le coscienze, di rendere ciascuno un mero consumatore isolato dagli altri e perso in una massa anonima. Ma un mondo svuotato di slanci, di libera, vissuta, ricerca, di partecipazione va verso il crollo. Non lo si vede a tutto campo? Dall’ecologia, all’economia, alla psicologia, si cercano soluzioni tecniche ad un problema di base più profondo: la scomparsa di un’autentica, plurale, ricerca umana. In preda ai falsi meccanicismi della tecnica, degli apparati, la vita sulla terra va verso il crollo e nessuno sembra poter fare nulla. Serve un salto di qualità. Un passaggio epocale. Costruiamo dal basso una nuova società, viva di valori, non omologata.

Chi fosse interessato, può approfondire qui.

La manipolazione imperante

di Giampaolo Centofanti

L’identità da sola può diventare chiusura. L’incontro da solo può diventare un eticismo omologante che svuota le persone e le rende meri isolati consumatori manipolabili. L’identità non può venire ridotta a vago omologante solidarismo perché per esempio il cristiano ha bisogno di essere formato alla luce di Gesù in tutti gli aspetti del cammino di crescita.

La scuola se non vuole spegnere nell’appiattimento i giovani deve stimolare la loro libera vissuta ricerca identitaria a tutto campo. Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei e poi avere anche congrui momenti di scambio e di incontro con gli altri, di religioni e filosofie diverse. Almeno nei tempi e nei modi adeguati orientarsi in questa direzione. 

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La questione di fondo

di Giampaolo Centofanti

Si può rilevare nella Chiesa un oscillare tra vari orientamenti. Alcuni più vicini ad un certo razionalismo, fino ad assumere criteri in parte ideologici. Altri che non si riconoscono in tale astrattismo ma non trovando il sostegno di una cultura rinnovata si rifugiano spesso in due limitate tendenze variamente distanti anche tra loro. Una di queste si focalizza su una crescita prevalentemente spirituale demandando il vasto campo dell’umano concreto alla cultura intellettualista vigente. Vista con vario sospetto ma anche senza conosciute alternative. Si finisce così nello spiritualismo, in un considerare un cammino solo delle intenzioni profonde ma con forti rischi di schematismo, di poca incarnazione. L’altro invece è un orientamento pragmatico che cercando di non restare impelagato nelle astrazioni del razionalismo e dello spiritualismo si getta nel vissuto senza trovare però più distintamente riferimenti alternativi. La cultura di fondo, pur vista con sospetto anche qui, resta quella in varia misura dei ragionamenti a tavolino.

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