Immaginiamo che una legge severissima proibisse all’umanità di ringraziare: che cosa proverebbe? Si affaccerebbe un desiderio di pronunciare la fatidica parola? L’Eucaristia, sia feriale sia festiva, sarebbe vietata, perché significa “ringraziamento”. Da qualche parte il vocabolo salterebbe fuori, e i responsabili del suo utilizzo sarebbero puniti con la morte. Verrebbe allestito un cimitero per seppellire solo loro, rei di aver compiuto un atto temerario, coraggioso, ormai dimenticato: dire “grazie”. Tuttavia, da qualche parte, in un angolo sperduto del mondo, per l’assenza di autorità riconosciute o tribunali approvati dal governo, questa parola trascurata, negletta, invisa ai potenti della terra, sopravviverebbe, tuonerebbe, garantendo la conservazione del genere umano, col suo carico esplosivo di vita.


La gratitudine salverà il mondo, per parafrasare Dostoevskij…perché è una declinazione dell’amore, di cui l’Eucaristia è la massima espressione.
Un pezzo effervescente!
Mi viene in mente 1984 di Orwell, in cui il totalitarismo vuole una nuova lingua che abolisca innumerevoli parole; ma non c’è storia, vita, in cui una Parola così delicata, altresì potente, quale è il “Grazie” non viva e risuoni nel cuore. E non c’è occhio che pensi di vedere, sapere tutto, mentre sorveglia l’individuo in ogni suo movimento, durante ogni momento del giorno.
Solo il Cuore legge il cuore. E salva. Grazie!
Dire “grazie”crea un ponte tra gli esseri umani, significa accorgersi della presenza e dello sforzo di un’altra persona. È il contrario dell’indifferenza. Se pure chi la usasse sarebbe passibile di morte, chi e’ indifferente e’ già morto.
G R A Z I E , caro Fabry, di questo breve ma molto “grazioso” pezzo!