Proibito ringraziare

di Fabrizio Centofanti

Immaginiamo che una legge severissima proibisse all’umanità di ringraziare: che cosa proverebbe? Si affaccerebbe un desiderio di pronunciare la fatidica parola? L’Eucaristia, sia feriale sia festiva, sarebbe vietata, perché significa “ringraziamento”. Da qualche parte il vocabolo salterebbe fuori, e i responsabili del suo utilizzo sarebbero puniti con la morte. Verrebbe allestito un cimitero per seppellire solo loro, rei di aver compiuto un atto temerario, coraggioso, ormai dimenticato: dire “grazie”. Tuttavia, da qualche parte, in un angolo sperduto del mondo, per l’assenza di autorità riconosciute o tribunali approvati dal governo, questa parola trascurata, negletta, invisa ai potenti della terra, sopravviverebbe, tuonerebbe, garantendo la conservazione del genere umano, col suo carico esplosivo di vita.

 

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4 pensieri su “Proibito ringraziare

  1. S&R

    La gratitudine salverà il mondo, per parafrasare Dostoevskij…perché è una declinazione dell’amore, di cui l’Eucaristia è la massima espressione.
    Un pezzo effervescente!

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  2. Roby

    Mi viene in mente 1984 di Orwell, in cui il totalitarismo vuole una nuova lingua  che abolisca innumerevoli parole; ma non c’è storia, vita, in cui una Parola così delicata, altresì potente, quale è  il “Grazie” non viva e risuoni nel cuore. E  non c’è occhio che pensi di vedere, sapere tutto, mentre sorveglia l’individuo in ogni suo movimento, durante ogni momento del giorno.
    Solo il Cuore legge il cuore. E salva. Grazie!

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  3. Ema

    Dire “grazie”crea un ponte tra gli esseri umani, significa accorgersi della presenza e dello sforzo di un’altra persona. È il contrario dell’indifferenza. Se pure chi la usasse sarebbe passibile di morte, chi e’ indifferente e’ già morto.

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