«Non pensare che l’abbia fatto tanto per, io ragiono prima di agire»;
«Hai sempre avuto il maledetto vizio di parlare giusto per.»;
«Quel birbante ne combina di ogni.»;
«Non sono certo il tipo che davanti al prossimo si prostra piuttosto che.»
Come definire questi modismi (reali, beninteso, non d’invenzione) che si diffondono sempre più largamente (per ora, se ho ben visto, solo negli ambienti cólti del Settentrione e in alcuni testi narrativi)?
Sospensioni?
Reticenze?
Aposiopesi?
E a che si deve quest’improvviso bisogno di stringatezza nei parlanti/scriventi più antonomasticamente prolissi dell’Occidente?
Il tema merita studio.














