Caffè Tergeste
Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei più allegri canti.
Caffè, di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.
Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?
Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.
Caffè di plebe, dove un di celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’italo e lo slavo,
a tarda notte, lungo il tuo bigliardo.

