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Umberto Saba
Caffè Tergeste
Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei più allegri canti.
Caffè, di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.
Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?
Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.
Caffè di plebe, dove un di celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’italo e lo slavo,
a tarda notte, lungo il tuo bigliardo.
Claudio Magris: Il sì alla vita di Umberto Saba (Interzona)
La poesia della settimana. Umberto Saba

Città vecchia
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
da Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Torino, Einaudi 1971, p. 791s.
Ornithology 44. Saba

«È un pettiazzurro… Cosa vuoi che sia Einstein in confronto.
(Non buttar via. Posso un giorno averne bisogno).»
Annotazione manoscritta da Umberto Saba su volantino pubblicitario di un manuale di birdwatching [“studio delle voci degli uccelli”] in lingua tedesca.
*
Al lettore
Se leggi questi versi e se in profondo
senti che belli non sono, son veri,
ci trovi un canarino e tutto il mondo.
*
Fratellanza
Ho fatto un sogno, e all’alba lo ritrovo.
Parlavano gli uccelli, o in un uccello
m’ero, io uomo, mutato. Dicevano:
NOI DI BECCO GENTILE AMIAMO I FRUTTI
SAPORITI DEGLI ORTI. E SIAMO TUTTI
NATI DA UOVO.
Proprio il sogno d’un bimbo e d’un uccello.
*
Pettirosso
Trattenerti, volessi anche, non posso.
Vedi, amico del merlo, il pettirosso.
Quanto ha il simile in odio egli di quella vicinanza par lieto.
E tu li pensi compagni inseparabili, anche agli orli
di un boschetto sorpreso li sorprendi.
Ma un impeto gioioso al nero amico,
che vive prede ha nel becco, l’invola.
Piega un ramo lontano, cui non nuoce,
se un po’ ne oscilla, l’incarco; la bella
stagione, il cielo tutto suo l’inebbriano,
e la moglie nel nido. Come un tempo
il dolce figlio che di me nutrivo
si sente ingordo libero feroce;
e là si sgola.
*
Umberto SABA, Uccelli. Quasi un racconto (1948-51)
in Tutte le poesie, a c. di Arrigo Stara
“I Meridiani”, Mondadori, Milano, 1998
Che figura! L’anastrofe

Godere dell’inversione, del capovolgimento, dominare la scena mentre il mondo si ribalta, come S.Pietro in questa tela di Caravaggio, dove c’è una rappresentazione esemplare dell’anastrofe.
San Pietro è raffigurato in un momento particolare del suo martirio, mentre i serventi si affannano per sollevare la croce. Il genio del Caravaggio sta, anche, nello scegliere il momento da rappresentare. E la scelta cade sul momento che esalta il ribaltamento delle aspettative. Il momento in cui il corpo di S. Pietro sta per essere rovesciato, in una sorta di suggestiva anastrofe visiva, per la volontà dell’apostolo di differenziare la sua dalla crocifissione del Cristo. Continua a leggere

