Archivi categoria: Divagazioni

Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici


Nei Dèmoni, uno dei personaggi più enigmatici che Dostoevskij abbia mai creato dice: “Tutto è buono… Tutto. L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. Soltanto per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante…”

Così disperatamente semplice è la soluzione.

10

Dialoghetto famigliare di compleanno

di Antonio Sparzani

La famiglia Lampetti è formata dalla madre, matematica pura, dal padre poeta e dal figlioletto dodicenne Carletto, per nulla timido e curioso d’imparare. Un giorno – è il compleanno del padre – viene in visita lo zio Fiorino, fratello della madre e noto come filosofo un po’ rompiscatole, e si aspetta anche l’arrivo degli amici coniugi Baluba, con il loro figlio Lamberto, amico da anni di Fiorino, ma anch’essi assai affezionati ai Lampetti. La signora ha cucinato con le sue mani una stupenda crostata di mele, da abbinare ai raffinati tè che il signor Lampetti sempre serve ai suoi ospiti,
Saranno dunque in sette a mangiare la crostata e occorrerà dunque dividerla in sette parti uguali, se no sai che mugugni. La mamma pone il problema a Carletto che subito, ben fiero del suo sapere, dice che basta dividere uno per sette.

Madre: “Coraggio, bimbo mio” Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura! ITALO CALVINO (seconda parte).

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

Nel primo episodio dedicato ad Italo Calvino, Bruno e Matteo avevano conversato dell’arte combinatoria, la struttura letteraria usata da Calvino in alcuni dei suoi libri, quali Le città invisibili e I tarocchi.
Calvino scrisse anche saggi teorici, tra i quali Cibernetica e fantasmi, tratto da una serie di conferenze fatte nel 1967 in varie città italiane, sulla narrativa come processo combinatorio. Calvino era molto interessato alla Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura! DARIO FO e FRANCA RAME.

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Dario Fo e Franca Rame.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
*

Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

 

Down Under: Finalmente letteratura! ITALO CALVINO, prima parte

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Italo Calvino.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
*

Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

Down Under: Finalmente letteratura! ANTONIO TABUCCHI

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Antonio Tabucchi, conosciuto da Bruno nel 1991 durante un sabbatico alla Normale di Pisa. Il loro incontro segnò l’inizio di un’amicizia ricca di esperienze e collaborazioni, tra cui l’introduzione e l’analisi del testo curata da Bruno per Sostiene Pereira, nell’edizione Loescher. Ascoltiamo da Bruno vari aneddoti della loro amicizia.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
*
Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

Down Under: Finalmente letteratura! ULISSE

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo primo episodio, Bruno e Matteo, contornati da Continua a leggere

Tutto

Il discepolo chiese al maestro:

Perché non trovo lo Spirito, pur cercandolo sempre?

Il maestro rispose:

Perché non trovi te stesso.

Il discepolo riprese:

Come faccio a sapere quando trovo me stesso?

Quando saprai quali siano il tuo monte e il tuo fiore preferiti, quando ti interrogherai su cosa serva all’altro, e quando sentirai lo sguardo di Gesù posato su di te.

Il discepolo andò via felice. Gli sembrava di aver capito qualcosa che permetteva di capire tutto.

L’ultimo giorno

Oggi è l’ultimo giorno di vita, per Terenzio. La sveglia è alle cinque e un quarto, come sempre, ma apre gli occhi prima che squilli. L’ha puntata per non perdere un minuto del tempo che gli resta. Come ogni mattina, legge un pensiero religioso, poi strappa la pagina del calendarietto: ha un sussulto al pensiero che sia l’ultima. La guarda diversamente dalle altre, come fosse “la sua”. In effetti è così: il giorno che vai via è il tuo giorno, il dies natalis, dicevano i Padri, il giorno natalizio.

Continua a leggere

Il rondone

C’era uno che aveva sempre paura di sbagliare. Temeva l’opinione degli altri, ed era certo che tutti lo guardassero male. Un giorno incontrò un uomo e gli chiese: può dirmi perché mi sento in difetto? L’uomo lo portò su un monte. Guarda – gli disse, – cosa vedi? – Vedo le colline, la vegetazione sparsa, qualche casa. – Guarda meglio. – C’è una macchina che passa, un cane che abbaia, una donna che accompagna una bambina. – Guarda ancora. – Vedo balle di fieno, un torrente che scorre in mezzo ai pioppi, un albero dai fiori rosa. – Ecco spiegato il tuo problema: c’è un rondone che vola, proprio davanti ai nostri occhi, eppure non lo vedi. Se tu ti accettassi come sei, senza tormentarti coi pensieri, daresti a Dio il tempo di baciarti, e potresti volare. Da allora in poi, quel tale guarì completamente. Tenne in casa, per sempre, l’immagine di un rondone volante, simbolo dell’incontro fra Dio e la sua nuda verità.

da qui

Natura o Persona?

Oggi prevale l’idea che l’essere umano sia istintivo, che viva assecondando ciò che sente, senza mediazioni. È un equivoco grave, perché manca il dato che lo rende “umano”: un io che sceglie dove andare, cosa fare, se rivolgersi alla carne o allo spirito, in termini teologici. In una parola, non è la natura, ma la persona l’elemento decisivo. La natura è necessitata, la persona è libera. Per il credente, la Persona per antonomasia è Cristo: se vive di Lui, partecipa della sua libertà.

Il segreto

La seconda riflessione estiva riguarda Silvano del Monte Athos. Il mistico russo sosteneva che trova la pace solo chi, per grazia, ama i nemici. Niente di più vero. Se coltiviamo l’inimicizia, viviamo di diffidenza e di sospetti: mi sarà favorevole o contrario? Parlerà bene o male? Mi avverserà o soccorrerà? In questo modo, la pace diventa un’utopia. Ma se, per grazia, amo i nemici, nulla potrà turbarmi, avrò trovato la pace che non passa. Questo è il segreto.

Capolavori

Il tempo estivo favorisce le riflessioni estemporanee. Oggi vi propongo questa. La qualità di una relazione non dipende dalla sua facilità, ma dalla capacità di superare gli ostacoli che si frappongono. I matrimoni più riusciti sono quelli in cui i coniugi coltivano l’arte difficile della conoscenza di sé e dell’altro. I problemi cominciano quando si vorrebbe che la riuscita fosse spontanea: nella vita umana, i risultati che contano sono frutto di un duro lavoro. Il cuore ha bisogno di artisti che confezionino pazientemente il capolavoro necessario.

Sotto la grande nuvola bianca #3 (T?ne Mahuta)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti

Il Re della Foresta: T?ne Mahuta

Una camminata di pochi minuti all’interno del parco naturale di Waipoua, nella più grande foresta pluviale ancora intatta nell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, e ci si trova davanti a T?ne Mahuta, un gigante di 51,5 metri, con una circonferenza del tronco di 13,77 metri, il più grande esemplare di albero kauri sopravvissuto al disboscamento seguito alla colonizzazione europea.
Nella mitologia maori T?ne è il dio della foresta e degli uccelli, il figlio di Ranginui (Padre Cielo) e Papat?anuku (Madre Terra), nonché colui che avrebbe dato origine al genere umano.
Con un’età stimata di circa 2000 anni, T?ne Mahuta è il più maestoso albero kauri al mondo, attualmente protetto, insieme col resto del parco e con Te Matua Ngahere, il suo vicino di 30 metri d’altezza (età stimata, tra i 2500 e i 3000 anni), dal Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda.
Come le sequoie in California, i kauri appartengono alla famiglia delle conifere e un tempo costituivano una riserva illimitata di legno per il popolo maori che li utilizzavano per costruire waka (grandi canoe lunghe fino a 40 metri), realizzare sculture ed elevare abitazioni, oltre che per Continua a leggere

Diffondendo aroha

Se l’identità di un individuo o di una comunità non viene definita da quello che gli succede ma dalla maniera in cui reagisce a quanto gli è accaduto, la Nuova Zelanda sta dimostrando ancora una volta di essere una nazione a cui guardare quando si pensa alle sfide che un mondo sempre più globalizzato, multietnico, multiculturale e multireligioso presenterà negli anni a venire.
All’indomani dell’atto terroristico che ha portato alla morte di cinquanta fedeli islamici (uomini, donne e bambini) riuniti in due differenti moschee della città di Christchurch per la tradizionale preghiera del venerdì, l’intera nazione sta reagendo con toccante partecipazione e con un sorprendente senso di appartenenza.
Da una parte la prima ministra Jacinda Arden si è recata a portare conforto e solidarietà alla Continua a leggere

Lasciare L’Isola Che Non C’è

È importante chiarire subito una cosa: Leaving Neverland, il documentario prodotto da Channel 4 e da HBO, e diretto dal regista britannico Dan Reed, con protagonisti Wade Robson e James Safechuck, non è un’investigazione con al centro della propria indagine Michael Jackson (come invece potrebbe apparire ad una prima, superficiale analisi).
È invece un’inchiesta che vuole mostrare nei minimi dettagli il funzionamento psicologico di un adescamento, ovvero un’opera che, nelle parole del regista stesso, vuol far vedere “come un abuso sessuale ai danni dei bambini si pianifica, si sviluppa, si evolve e si verifica, e le conseguenze che comporta a lungo termine nelle vite delle sue vittime e delle loro famiglie”.
È anche importante chiarire subito una seconda cosa: Leaving Neverland è senza dubbio un’opera a senso unico, un’inchiesta in cui non si dà volutamente spazio alla controparte (Jackson e i suoi difensori) per concentrarsi unicamente, e con maniacale insistenza, sulla ricostruzione degli eventi fatta dalle Continua a leggere

Plotone d’esecuzione


Oggi, per la prima volta, ho capito dal vivo cosa sia la psicologia della folla. Ero all’ufficio postale, in attesa che uscisse il numero, conversando con un mio confratello e l’impiegata. Finita la pratica del sacerdote, ero convinto che toccasse a me, cioè che fosse scattato il mio numero, il primo della serie dei correntisti. Dopo un poco, quasi al termine dell’operazione, una signora dietro me dice che ho fatto il furbo, il finto tonto e via insinuando. A lei si uniscono altre donne, che evidentemente non vedevano l’ora che qualcuno desse fiato alle trombe. Io ero frastornato: non mi è venuto in mente di dare l’unica risposta sensata, che cioè fossi convinto, per ragioni imponderabili (la stanchezza gioca al prete brutti scherzi) che fosse scattato il mio numero. Un fuoco incrociato di accuse mi investiva, come davanti a un plotone d’esecuzione. Finita la pratica, ho salutato le impiegate, sorridendo cordialmente. Non immagino cosa abbiano potuto dire di me le signore del plotone, ma posso farne a meno. L’importante è aver capito, per la prima volta, cosa sia la psicologia della folla. Ed esserne uscito vivo.

Time machine: scritto nel 2011 ma ancora attuale? Giudicate voi….

La discussione in rete (e non solo) sulla rete sta negli ultimi giorni tornando ad agitare i pomeriggi afosi di chi ha appena finito le vacanze. Internet continua a essere la nuova frontiera, il grande universo rigirato che vive dietro gli indici cliccanti di milioni di persone. Il buco del coniglio è uno schermo sempre più piatto, dove a detta di molti si potrà scendere sempre più in profondità, con orizzonti e confini tutt’ora impossibili da delineare. È una vera e propria ‘corsa all’ovest’ dove alle terre si sostituiscono i ‘domini’ e dove ognuno, come nella migliore tradizione pionieristica, può crearsi una nuova identità a cavallo della quale rifarsi un’altra vita.
Si cercano regole. Si parla di buon senso. Regole e buon senso che difficilmente potranno essere trovate, se pensate sulla base dei parametri del mondo, cosiddetto, reale. La prima regola del mondo-internet, infatti, è che non pare esserci distinzione tra reale e immaginario, in una sorta di paradossale ricostituzione delle tre unità aristoteliche secondo la quale tutti possono essere (quasi) chiunque, in (quasi) ogni luogo e (quasi) nel medesimo tempo. Continua a leggere

Sotto la lunga nuvola bianca # 1 (Il Trattato di Waitangi)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere