Archivi tag: Italo Calvino

Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri

 

Fuoriuscite. Riflessioni su otto libri

di Giovanni Agnoloni

Nell’ultimo periodo mi sono reso conto che la parola d’ordine per me, in questa fase, è fuoriuscite. La vita spesso si svolge secondo schemi che nascono dall’abitudine, ma pone anche davanti alla necessità di rispondere a una chiamata autentica, che viene da dentro. E lo scarto tra i comportamenti consolidati e la piena adesione al sentiero vocazionale (qualunque sia la vocazione di ciascuno) passa per lo smaltimento di qualunque residuo di scorie provenienti dal passato.

Coincidenza piuttosto singolare, questa mia non facile fase di salto quantico in avanti ha coinciso con l’uscita della mia traduzione ad oggi più impegnativa, L’isola dei condannati di Stig Dagerman (Ortica Editrice), capolavoro del Novecento svedese e opera emblematica di un pensiero profondo e contorto che cerca una vita d’uscita dall’angoscia. Secondo romanzo del giovane, geniale e tormentato autore scandinavo (1923-1954), appassionato interprete dei valori dell’anarchismo (ideologia libera da vincoli e retta sul solo imperativo della vicinanza agli ultimi), racconta la terribile vicenda di sette naufraghi (cinque uomini e due donne) su un’isola esotica disabitata e popolata da rettili, uccelli predatori e altri animali minacciosi, veri o frutto delle allucinazioni da fame, sete e sfinimento dei personaggi. Ognuno di essi, infatti, sovrappone alla drammatica esperienza del presente ricordi affioranti dal passato – scorie, appunto, grumi interiori che il sofferto confronto con la morte e la paura, il senso di colpa e una vasta gamma di altri sentimenti disarmonici fa emergere, urgendone uno smaltimento che si prospetta, in questo caso, cocente ed estremo. Continua a leggere

Mostri sacri e complicanze storiche

di Antonio Sparzani

di Antonio Sparzani
I miei mostri sacri della letteratura italiana sono Calvino e Gadda, rigidamente in ordine alfabetico. L’altra sera mi sono saltati addosso insieme. Cominciavo a leggere la quinta delle Lezioni americane di Italo Calvino: sappiamo che egli accuratamente scrisse le Lezioni prima di andare negli USA per portargli un po’ di cultura; ma incontrò, ancor prima di partire, la nera signora e tutto finì. Questa quinta lezione, titolo La Molteplicità, comincia con una lunga citazione di Carlo Emilio Gadda, di cui vi riporto solo la parte che mi interessa. Lo scritto di Calvino comincia appunto così:

“Cominciamo con una citazione:
Nella sua saggezza e nella sua povertà molisana, il dottor Ingravallo, che pareva vivere di silenzio e di sonno sotto la giungla nera di quella parrucca, lucida come pece e riccioluta come agnello d’Astrakan¸ nella sua saggezza interrompeva codesto sonno e silenzio per enunciare qualche teoretica idea (idea generale s’intende) sui casi degli uomini: e delle donne. A prima vista, cioè al primo udirle, sembravano banalità. Non erano banalità. [ . . . ] Sosteneva, tra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia, d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico “le causali la causale” gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia. L’opinione che bisognasse “riformare in noi il senso della categoria di causa” quale avevamo dai filosofi, da Aristotele o da Emmanuele Kant, e sostituire alla causa le cause era in lui un’opinione centrale e persistente: una fissazione, quasi: che gli evaporava dalle labbra carnose, ma piuttosto bianche, dove un mozzicone di sigaretta spenta pareva, pencolando da un angolo, accompagnare la sonnolenza dello sguardo e il quasi-ghigno tra amaro e scettico, a cui per “vecchia” abitudine soleva atteggiare la metà inferiore della faccia, sotto quel sonno della fronte e delle palpebre e quel nero piceo della parrucca.
La causale apparente, la causale principe, era sì, una. Ma il fattaccio era l’effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a molinello [ . . . ].”
(Italo Calvino, Lezioni americane, Garzanti 1988, pp. 101-2, dove viene citato Carlo E. Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti 1973, pp. 2-3).

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Tre libri di, su e per la traduzione di Marino Magliani 

Articolo di Giovanni Agnoloni

Tre libri di, su e per la traduzione di Marino Magliani 

Una riflessione generale sull’opera di autore e traduttore di Marino Magliani è cosa pressoché impossibile da fare in poche righe, tanto è vasta e articolata. Per di più, per me s’intreccia con il fatto di essere suo amico da molto tempo. Anzi, scrivo su questo blog perché quindici anni fa (abbondanti) mi ci introdusse proprio lui. E insieme abbiamo fatto e continuiamo a fare tante cose, in ambito letterario e linguistico.

Qui, però, vorrei concentrarmi su tre momenti recenti del lavoro di Marino, ovvero il romanzo Il bambino e le isole (Un sogno di Calvino) (ed. 66th&2nd), l’opera critica Calvino, Biamonti, Magliani. Il racconto del paesaggio, lo sguardo, la luce (di Luigi Marfè, Claudio Panella, Luigi Preziosi e Fabrizio Scrivano) (ed. Exòrma) e il volume Islario fantastico argentino (di Salvador Gargiulo, Alejandro Winograd, Gonzalo Monterroso e Alberto Muñoz) (ed. Tarka), su numerose isole(tte) del territorio argentino, trattate con spirito tra il geografico e il fantasioso, che Magliani ha tradotto con una competenza che non nasce solo dalla conoscenza della lingua, ma da quella dell’Argentina, dove ha trascorso un periodo della sua vita.

C’è un elemento comune che attraversa tutte e tre queste opere; e si tratta di qualcosa che, nel mio lavoro di saggista e di narratore, ho sempre avuto a cuore, ovvero la dimensione sottile interna al reale. Questa non è indice di “fuga dal mondo” (Tolkien avrebbe detto di “escapismo”), ma al contrario della volontà di cogliere le dinamiche più intime e apparentemente inafferrabili del mondo e della vita. È, come ho già avuto modo di scrivere altrove, la “Terra di Mezzo della realtà”, strettamente connessa con i misteri dello spazio e del tempo.

Non a caso, Il bambino e le isole ha come sottotitolo Un sogno di Calvino. Il tema è quello che il grande autore avrebbe voluto sviluppare in un suo racconto, che però non scrisse mai, e che Magliani ha “recuperato” e sviluppato con la sua voce genuina, intrecciandolo con scene e momenti attinti dalla vita stessa di Calvino, anche legati al suo supposto incontro, da ragazzo, con il filosofo Walter Benjamin durante un suo soggiorno in Liguria. Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura! ITALO CALVINO (seconda parte).

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

Nel primo episodio dedicato ad Italo Calvino, Bruno e Matteo avevano conversato dell’arte combinatoria, la struttura letteraria usata da Calvino in alcuni dei suoi libri, quali Le città invisibili e I tarocchi.
Calvino scrisse anche saggi teorici, tra i quali Cibernetica e fantasmi, tratto da una serie di conferenze fatte nel 1967 in varie città italiane, sulla narrativa come processo combinatorio. Calvino era molto interessato alla Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura! ITALO CALVINO, prima parte

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Italo Calvino.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
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Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

Venezia ho paura di perderla tutta in una volta

Dopo il tramonto, sulle terrazze della reggia, Marco Polo esponeva al sovrano le risultanze delle sue ambascerie. D’abitudine il Gran Kan terminava le sue sere assaporando a occhi socchiusi questi racconti finché il suo primo sbadiglio non dava il segnale al corteo dei paggi d’accendere le fiaccole per guidare il sovrano al Padiglione dell’Augusto Sonno. Ma stavolta, Kublai non sembrava disposto a cedere alla stanchez­za. – Dimmi ancora un’altra città, – insisteva.

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Entro a volte nel tuo sonno

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C’è uno scrittore – un poeta diresti – che scrive frammenti lirici, lasse di testo che hanno una consistenza piumosa e, a un tempo, abbondante. È Sergio Claudio Perroni – io lo conoscevo soprattutto come traduttore di Steinbeck – che ora pubblica, con La nave di Teseo, un bellissimo libro, Entro a volte nel tuo sonno (pp. 180, euro 12), una sorta di modernissimo Zibaldone di pensieri, più aderente alle piccole cose, più intimo ancora, un diario senza tempo che lo sguardo può scorrere in un senso e anche nell’altro, poiché la forza dell’insieme sta nello scorcio sempre inedito che ogni rigo getta sulla vita. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 1


(i redattori di La Poesia e lo Spirito hanno recentemente aderito alla proposta di descrivere in un post quella che potrebbe essere chiamata la loro educazione sentimentale, tipicamente un libro che li abbia molto colpiti e che abbia sensibilmente contribuito a formarli quali essi sono. Pubblico qui il primo contributo, dovuto al “nume tutelare” di questo splendido blog, Fabrizio Centofanti.
A. S.)

Mi è facile rispondere: i libri che mi hanno segnato sono soprattutto quelli di Calvino.

Detto così, sembra banale: letture scontate, logore perfino a scuola. Chi non si è mai sorbito Marcovaldo? Eppure, per me, è stato un incontro folgorante. Non ci crederete, ma quando morì, nel 1985, mi fecero le condoglianze.

Cosa mi piaceva di lui? Tutto, anche quei tratti che a molti sembrano la negazione della letteratura, chiamata a compromettersi, a perdersi, a rischiare fino a contraddirsi, per sondare il territorio infido e per certi versi inconoscibile che è l’altro. Continua a leggere

Il tempo e il carciofo

ordine del tempo

Il tempo di Carlo Rovelli perde strati come i libri-carciofo indicati da Italo Calvino – Gadda, Rabelais, per dirne due soli tra i grandiosi epos del Moderno –, perché è la realtà stessa a presentarsi “ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti”. Ci sono tuttavia affinità e differenze: i libri-mondo che Calvino cercava di sfogliare (nel senso etimologico del termine) assomigliano, certo, al concetto di tempo che Rovelli sfronda – più per noi non addetti ai lavori che per la comunità scientifica –, e tuttavia il procedere di Calvino puntava dritto allo svelamento della complessità (che sempre fugge come l’Angelica dell’Ariosto), mentre L’ordine del tempo di Rovelli (Adelphi, pp. 207, € 14), almeno in apparenza, procede, consonamente al rigore della prosa divulgativa, non solo alla razionalizzazione ma anche alla semplificazione – intesa come pulizia – di un concetto sul quale troppe sbavature si sono sedimentate. Continua a leggere

I Paesaggi piemontesi di Giuseppe Torelli

Paesaggi Torelli

Giuseppe Torelli fa parte di quella schiera di autori dell’Ottocento piemontese che poca fortuna ha riscosso presso l’editoria del nostro e del secolo precedente. Tuttavia non è scrittore da dimenticare se anche Italo Calvino vide nell’Emiliano un romanzo degno d’essere inserito tra le “Centopagine”. Torelli nasce nel 1816 a Recetto (Novara), ma trascorre l’infanzia in Valsesia, nel convitto di Doccio. Orfano a nove anni di entrambi i genitori, studia medicina a Vercelli, seguendo le orme paterne. Scrive, a Novara, sull’“Iride” di Angelo Brofferio. Collabora e dirige importanti riviste, siglando sovente gli scritti con lo pseudonimo (che mantiene per quasi tutta la produzione) di Ciro d’Arco. Amico di Massimo d’Azeglio, ne diviene segretario e di lui cura, postumi, I miei ricordi. Dal 1852 al 1856 dirige la “Gazzetta Piemontese” (la futura “Gazzetta Ufficiale”) sulle pagine della quale pubblica racconti e descrizioni paesaggistiche confluite poi nel volume Paesaggi e profili (Le Monnier 1861). Deputato nel 1860 e nell’anno successivo, trascorre gli ultimi anni a Torino dove si spegne nel 1866. Continua a leggere

A Giovanni Inzerillo, su Calvino e la musica

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Carissimo Giovanni,
il “Calvino” che mi hai inviato è, come sempre, pieno di sorprese. E questa sorpresa l’hai confezionata ad arte, in un testo che affronta rigorosamente, con piglio filologico, l’avventura calviniana tra le note alte o popolari della musica che, come ricordi nel volume, lo spaventava o lo metteva in soggezione. Continua a leggere

L’inferno

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da qui

Oggi, nella nostra società, si verifica l’opposto di ciò che Jung chiamava principio d’individuazione. E’ in atto un processo di alienazione progressiva, in cui ognuno s’allontana da se stesso, dal suo centro, asservendosi ai sette-otto potenti che governano la terra. Ogni tanto qualcuno mi chiede l’inferno cosa sia. Ecco, l’inferno è questo.

Yehoshua, ‘finalmente’. Il nuovo romanzo di Fabrizio Centofanti

di Guido Michelone

Prosegue incessante la ricerca espressiva di Fabrizio Centofanti che, in un campo ascrivibile tanto alla letteratura contemporanea quanto alla filosofia (anche religiosa), nel giro di pochi mesi offre per due ‘piccoli’ editori altrettanti ‘grandi’ libri da leggere, disquisire, meditare, su cui appunto collegialmente riflettere, valorizzare, approfondire temi, risvolti, spunti e punti di vista. Se Stelle e Yehoshua fossero usciti da una ‘grossa’ casa editrice, sarebbero già un caso nazionale, per il carattere fortemente innovativo di entrambi e per la forza propulsiva delle idee presentate con il piglio solerte, tranquillo, immaginifico dell’artista, del teologo, dell’uomo di fede e del compagno di strada. Continua a leggere

Lezioni americane per scrivere e per vivere

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aae704e2-0c68-4abc-8c5f-62dd7cda3d35-radio1.html#p=0

Pubblico qui la registrazione della puntata di domenica 11 marzo della rubrica Il Viaggiatore, su Rai Radio 1, diretta da Massimo Cerofolini, che ringrazio di cuore per avermi invitato con la funzione di filo rosso tra gli interventi. Un omaggio prezioso alle Lezioni americane, capolavoro saggistico di Italo Calvino.

Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis). Continua a leggere

Calvino impuro nella lettura spirituale di Fabrizio Centofanti

di Andrea Sartori L’opera letteraria di Italo Calvino è troppo complessa e articolata per essere etichettata come rappresentativa di un modo univoco di intendere la letteratura e il suo rapporto con la vita. Da qui l’insoddisfazione di Fabrizio Centofanti (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, Clinamen, Firenze 2011) rispetto a quelle letture che schematizzano il lavoro di Calvino in due fasi tra loro non comunicanti, o che oppongono seccamente i suoi scritti «di carta e d’inchiostro» – come ebbe a dire Carla Benedetti – a quelli «di carne e di sangue» di Pier Paolo Pasolini (la gestazione dello studio di Centofanti risale a prima della pubblicazione del discusso Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura, Bollati Boringhieri, Torino 1998, ma è piuttosto chiaro che Centofanti già allora non avrebbe condiviso l’impostazione oppositiva, antagonista e a tratti manichea del pamphlet della Benedetti). Continua a leggere

L'”Italo Calvino” di Fabrizio Centofanti al Gabinetto Vieusseux

Lunedì 20 giugno, alle ore 15:30, a Palazzo Strozzi, in Sala Ferri, Via Strozzi 1, Firenze, si terrà un seminario del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux sul saggio di Fabrizio Centofanti “Italo Calvino – Una trascendenza mancata (ed. Clinamen, 2011). Introdurrà Giovanni Agnoloni e presenterà il Prof. Giuseppe Panella.

L’opera contiene un affascinante percorso alla scoperta del “limite” della razionalità calviniana, di quella “zona d’ombra”, o forse “di luce”, in cui la componente intuitiva e trascendente dell’essere umano sembra affacciarsi, minacciosa e insieme foriera di promesse. Un’interessantissima lettura in controluce, che il fondatore di “La Poesia e lo Spirito” conduce con un stile suadente e coinvolgente.

Vivalascuola. Un panino alla “Divina Commedia”?

La “riforma epocale” della scuola è basata su tagli di docenti, saperi risorse. Nessuna novità su programmi e didattica. “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia” dice l’on. Giulio Tremonti.

Non si creda che i classici vanno letti perché “servano” a qualcosa. La sola ragione che si può addurre è che leggere i classici è meglio che non leggere i classici (Italo Calvino, Perché leggere i classici?) (vedi anche qui).

Andando oltre i numeri: il vuoto culturale
di Valter Binaghi

Capisco che, in un momento in cui la sopravvivenza stessa della scuola pubblica è minacciata come mai è stata prima, ci si concentri su dati numerici (rapporto docenti/alunni, orari e supplenze, stipendi ecc). Continua a leggere