Recensione di Francesco Improta
L’amore impossibile di Chiara Tortorelli (Homo Scrivens Editore)
Dopo Storia pettegola di Napoli, affresco, nelle sue luci e nelle sue ombre, della Napoli del Novecento, attraverso le figure più iconiche e carismatiche, Chiara Tortorelli riprende il discorso iniziato nel 2021 con Lilith, la donna simbolo del femminile eretico e ribelle, proseguito nel 2023 con Eresia, in cui racconta i soprusi di cui sono state vittime le donne ma anche la loro forza e capacità di resilienza, per concluderlo con questo libro complesso, originale e ambizioso come preannuncia lo stesso titolo, L’amore impossibile. Al centro del romanzo sette donne di età differenti, vissute in epoche diverse, segnate da esperienze particolari ma legate dal comune desiderio di amare, di essere amate e di raggiungere la felicità attraverso questo sentimento che, purtroppo, ai nostri giorni sembra svuotato di significato. L’esergo iniziale conferma l’interesse di Chiara Tortorelli per la fisica quantistica, di cui aveva dato già prova nel romanzo Noi due punto zero, dove il Punto Zero del titolo è quello che in fisica quantistica rappresenta il campo vuoto dove si incontrano le molteplici potenzialità ancora inespresse, quelle in grado di cambiare le cose sulla terra, ma è anche, sulla base di alcune filosofie orientali, la capacità di concentrazione che ci consente di percepire ogni suono, ogni odore, piacevole o sgradito che sia, per potenziare le nostre capacità sensoriali, per acquisire una maggiore consapevolezza e per raggiungere la tanto agognata armonia interiore. Qui l’esergo, invece, rimanda esplicitamente all’Equazione di Dirac che mostra come due sistemi interagenti diventino un unico sistema, un’equazione che viene spesso associata (analogicamente) all’entanglement quantistico, dove due particelle restano intrinsecamente legate anche a distanza. È il caso di Filippo e Pia, che dopo una intensa storia di amore e di sesso, si lasciano, perché Filippo, dopo aver rischiato di morire, in seguito a un’oscura malattia, sembra chiamato a nuova vita e, risoluto a seguire un percorso alternativo di sperimentazione e di ricerca spirituale, si spoglia di tutti i suoi beni, alla maniera di San Francesco (di cui condivide l’iniziale del nome e la terra di residenza, l’Umbria), e nel prendere congedo da Pia dice testualmente:
“Ascolta… Quando sono stato per morire ho avuto chiaro che potevo perdermi…che se morivo allora la mia anima sarebbe andata via dannata” […] “ora non voglio più perdere tempo, ora so quale strada devo percorrere… è lì davanti a me e non voglio più lasciarla andare. […] E poi cerco l’amore. Quell’amore che ho intravisto quando ero a letto immobile senza più coscienza”.
















