Dobbiamo spostare la questione dalle donne agli uomini: la loro voce non si sente.
È a ognuno di loro che lanciamo un appello: costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.
(Lucia Annibali e Alessia Morani)
Cinquanta donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno, in maniere raccapriccianti, da uomini con cui avevano o avevano avuto una relazione, spesso significativa. Una strage intollerabile. Cercare una soluzione è un dovere di ognuno di noi. Le donne muoiono, sono uccise, in quanto donne, per quello che sono, non per quello che hanno commesso, o per quello che gli uccisori credono che abbiano commesso.
Si sollecita l’opinione maschile, l’impegno in una battaglia culturale che sradichi atavici modi di pensare, le radici velenose della mentalità patriarcale, straordinariamente tenaci, secondo cui la donna non possiede autonomia e dipende comunque, per tutta la vita, da una figura maschile: padre, fratello, marito, figli. Michele Serra, nella sua rubrica di ieri, si appella a una rinnovata battaglia politica e culturale: “costumi e comportamenti di massa – dice – sono largamente influenzati, e sovente migliorati, dalla temperie politica e culturale dell’epoca”, addossando così parte della responsabilità del femminicidio, che non accenna ad arrestarsi, al discorso pubblico “in una società smagata, relativista più per sfinimento che per cinismo.”
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