
Raffaela Fazio, Un Sì illocutorio
(“Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, Ladolfi 2026)
Il filo conduttore di questo libro è una domanda che mi sono posta: qual è il Sì che può essere pronunciato davanti alla Vita?
A mio parere è un Sì capillare che, attraversando prove e incertezze, comporta l’accettazione dell’esistenza e delle sue sfide non con rassegnazione, né con irenismo, ma con fiducia e con il coraggio anche di posizionarsi fuori dal coro, controcorrente. Un Sì illocutorio, che coinvolge chi lo pronuncia e ne innesca l’agire. Un Sì anaforico, che va ripetuto di volta in volta, non potendo mai essere dato per scontato, perché spesso rischia di affievolirsi, di ammutolire.
Questo Sì, questa forza vitale, assume sfumature diverse per ciascuno di noi. Sottotraccia vi è l’idea del desiderio come spinta che orienta lo sguardo e il passo, se è vero che proprio dal modo in cui concepiamo il desiderio dipende anche il modo in cui ci muoviamo nel mondo e intessiamo relazioni. In questo senso mi richiamo a una tematica a me cara, già affrontata nella raccolta precedente, “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti&Vitali, 2023), aggiungendovi punti di vista e punti di fuga diversi.
Nella prima sezione, che dà il titolo al libro, “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, mi pongo la domanda anche interloquendo (e a volte dissentendo) con alcuni filosofi che mi hanno particolarmente stimolata: Arthur Schopenhauer, Ludwig Wittgenstein, Baruch Spinoza, Michel de Montaigne, Karl Popper, Alexander Baumgarten, Edmund Husserl, Friedrich Nietzsche.
Nella seconda sezione, più biografica, “Vivo in mezzo ai vivi”, parto da esperienze vissute, come la perdita di una persona cara, la scoperta di un tumore, il mio legame con gli affetti quotidiani.
Nella terza sezione, “Gli iris di van Gogh”, torno su un aspetto accennato nella prima sezione, soprattutto con Baumgarten, fondatore dell’estetica moderna, riprendendo l’idea della bellezza come via percorribile per pronunciare quel Sì alla Vita, una via che fa i conti con il dolore (come quello conosciuto da Vincent van Gogh, da Caspar David Friedrich, da Edvard Munch e da Amedeo Modigliani, artisti a cui dedico i miei versi), una via che non persegue il mero piacere dei sensi, ma che, puntando all’intensificazione dell’esperito e riconoscendo il valore della condivisione, si vuole finestra aperta verso l’Ulteriorità, lascia spazio al Mistero e ad esso si appella, si affida.
***
Tre poesie della raccolta:
Invece
dell’ultima paura, una voce
semplice, capace
di uscire allo scoperto
incontro sia alla vita sia alla morte
come il larice
che sulla sua corteccia
sente il fuoco e gli risponde
offrendo
la resina migliore
goccia a goccia
o la bocca di Isaia così imperfetta
resa pura
al tocco
del carbone ardente.
Emettere
un suono solamente
(sia sfida, sia abbandono):
Hinneni
- eccomi! ci sono.
*
Sì, Signor Nietzsche
Lo sento, lo sento
il suo grido, il suo inno
frainteso
a ogni scheggia di vita
a quel ragno, a quel chiaro di luna:
istante
che non muore in sé stesso
ma che è teso, vibrante
come corda in boccheggi di note
come danza che vuole
al suo interno
l’abisso, la notte e la rosa
come serpe che si squama
e rinasce
come il Sì, Signor Nietzsche
che redime
l’eterno
se detto anche a un solo momento
(al tocco di un filo si muove
l’intera rete)
ed è un Sì a fondo perduto
senza ritorno
che va ripetuto ripetuto ripetuto
nella scelta
di volere in ciò che ci accade
l’accadimento.
Friedrich, negli occhi le vedo
il volto sfuggente del vero
la stella, il Dio ignoto
(da cammello a leone a fanciullo).
Ma lo spazio che preme
non trova
nella mente confini.
Immobile e muta, la fine dei giorni.
Il corpo ora è cavo
e pare
che nulla lo sollevi.
Eppure
fa ancora una prova
e tenta di unire
le mani
all’ascolto di un brano.
Il suo ultimo gesto
è risposta a quel dono:
vorrebbe, vorrebbe
applaudire.
*
16/12/2024
Ieri notte ero sveglia, agitata.
La Vita mi ha detto: Ascolta.
E mi ha avvolta
mentre ero rannicchiata.
Le ho chiesto un momento.
Lei mi ha lasciato il tempo
di un singhiozzo
e ha ripreso: Non è la prima volta
ricordi? Ricorda. A ritroso
scendi passo a passo.
E nel farlo sentivo
che lei c'era a ogni svolta
a ogni scossa
e che mi preparava (questo sì
mi ha sorpreso)
da quando ero bambina.
Ma appena ho messo il piede
su quello che credevo
l’ultimo scalino
tutto è rallentato e si è confuso.
Adesso dormi un po’.
Ti tengo stretta.
Neanche tu arriverai alla terra promessa.
Ma sposterai i tuoi confini.
Di giorno in giorno sarà
una mina che salta
in ciò che è circoscritto
un’uscita continua
dall’Egitto.