Assunta Sànzari Panza

Francesco

Piccolo piccolo, ossa consunte,
miracoloso, egli stesso miracolo,
sguardo alla pietra occhi chiusi rapiti
penetrano la coltre
che ammanta serra
la parola di pace.
Siede una donna al suo fianco
stringe le braccia al petto composto delirio
testura di gesta antiche
tutto ciò che narra
e lei disegna la sagoma sacra,
sottili capelli bruni unghie divelte
dal misero incanto di madrefeconda
esile corpo reietto logorato dal tempo
in basso con la polvere:
non sono sapiente, ma il nulla,
l’ultimo degli ultimi,
in basso è il mio posto
beati i poveri i semplici
che si nutrono di libertà
povertà è libertà
beata Irene

avverso templi di stille argento.
Cavalieri con armature dorate
e palmi colmi di gloria,
andate per il mondo a mani vuote.
Ecco l’uomo: invoca risposte
la mente il respiro le dita intrecciate
recise le vesti torna alla madre
com’esule figlio di misera erba
arsa dal sole fratello padre amico.
Si odono cori di voci fatue
echi di parole traslate, bisbigli confusi:
impariamo dai sassi il silenzio.
Ecco di nuovo cosa dice l’uomo
che reclina il capo su un guanciale di pietra.
L’uomo ricco ma povero
povero ma ricco.
Deus mihi dixit
la parola è ora profezia di eclissi
nessun trono nessuna fattezza dorata
nessun precetto: la scrittura
non detta leggi né dispone confini
mentre i passi avanzano stanchi
e la folla si stringe sussurra parla poi grida,
infine siede su troni di sabbia.
Il grano è miraggio sopito
nell’arido soffio di vento
che brucia le vesti divora le carni
a terra soltanto frammenti di ossa.
Deus mihi dixit ancora grido di goccia vagante
il corpo vacilla nell’eremo
impariamo dai sassi il silenzio
la presa fulminea afferra le acque
genera chiassosi rissosi scroscianti battiti
a invadere il coro di pensatori.
Eterni riflessi di eterna memoria.
Tacete, creature, figlie dell’arida zolla,
inondate di canti i flussi lontani.
Andate, cercate, aprite i palmi.

Cosa resta dell’uomo grato
agli uccelli, che invoca la pioggia sorella
che esulta se sente le frecce nel petto?
Visto dal cieco
udito dal sordo
da minima pietra a macigno
il cui nome è eco mai spenta.

Da La visionaria di Assunta Sànzari Panza
Firenze, Vallecchi, 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *