Archivio mensile:Maggio 2025

Nicola Vitale, Baci fuori bersaglio

di Fabrizio Centofanti

Metafisica ironica: definirei così questa raccolta di poesie di un settennio, che Nicola Vitale ha dato alle stampe a cura di Maurizio Cucchi. Non c’è aspetto della vita che non venga contemplato in queste pagine che sorprendono a ogni passo, per la capacità di trasformare i temi più complessi in una diagnosi spiazzante che provoca a una qualche conclusione in proprio. Inutile elencare le occorrenze di una quotidianità che offre il suo semplice esserci come pretesto per incursioni esistenzialiste e – appunto – metafisiche, a metà strada tra l’haiku e l’apologo filosofico. A prevalere, sembra il pessimismo ironico di un’antica saggezza, ma tra le righe appare una simpatia profonda per la vita, un’empatia per l’umano e non solo, visto che un capitolo è dedicato all’enigmatico mondo dei gatti. Molti sono i registri evocati in questo libro: da quello più lineare e immediatamente comprensibile, a quello più complesso, che richiede al lettore di lasciarsi trasportare nella plurisemanticità della parola poetica. Dalla lettura si esce con una domanda più profonda sulla vita, con la convinzione che ci perdiamo sempre qualcosa del suo spessore imprevedibile: ma proprio in questa ricerca possiamo ritrovarci. O forse il leit motiv è un altro: la musica, il ritmo, che non vengono mai meno, che fanno di questi testi un inno discreto a una bellezza di altri mondi, che introducono il lettore in uno scenario di specchi in cui è costretto a interrogarsi su se stesso. Continua a leggere

Il magistero di Papa Francesco: tradizione e novità

di Fabiano D’Arrigo

Papa Francesco, a mio avviso, è stato un importante papa, un papa che ha saputo aprire la grande tradizione cristiana alle novità ed alle problematicità della fluida società contemporanea.
E una volta sopite le discussioni, che hanno caratterizzato il suo pontificato, se ne riconoscerà sicuramente il valore.
Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 e viene battezzato il giorno di Natale. Continua a leggere

Estratto de “Le continuazioni”, romanzo di Marco Candida

Estratto de “Le continuazioni”, romanzo di Marco Candida (Arca Edizioni, 2025)

Ma pure Nicolò ha un vizio mica da ridere.
Però, trattasi di vizio diverso da quello di Silverio.
Se per Silverio il tic nervoso agli occhi è una chiave aurea per aprire scrigni di esoterico sapere, per Nicolò il suo vizio lo caccia solo nei guai, non rappresentando alcuna cartografia alternativa relativa a tesori nascosti. Nicolò parla ad alta voce. Cammina e borbotta da solo. A volte parla a voce proprio alta alta e sempre più spesso si ritrova a farlo in mezzo ad altre persone e addirittura quando è in compagnia di una singola persona, come a tavola o al bar, il che forse è ancor peggio di quando lo fa smaterializzato nella folla. Gli scappa qualche parola ad alta voce sciolta dal contesto e dalla conversazione costringendo chi è con lui a sorridergli e a chiedergli se per caso stia parlando da solo. Altri più stronzi non si limitano a chiedere, ma lo accusano proprio. Lo dileggiano. Nicolò cerca di dissimulare. Cos’altro potrebbe fare? Ammettere di essere matto come un cavallo e di sentirsi solo come un cantante in un’astronave deserta? Nicolò non si rende nemmeno più conto ormai di parlare a voce alta da solo, mentre esce di casa per fare commissioni. Non solo frasi sconnesse, ma ormai interi discorsi e a volte intere confessioni. Il suo è un rimuginare costante che scaturisce dai recessi più tempestosi del suo animo: è un fiume di mesto risentimento che incontenibile sgorga dalla bocca. In tempi di Covid gli andava anche bene indossare la mascherina: nascondeva le labbra in perpetuo movimento. Adesso invece occulta l’indefesso cicaleccio solitario ficcandosi un auricolare nell’orecchio in modo da far finta di parlare al cellu con qualcuno. Ma molte volte si dimentica. Ovviamente il disturbo si è acuito dopo la rottura con Marina. Nicolò mastica e rimastica il trauma in vari modi. E borbotta la storia con Marina (o dove Marina della storia è il centro irradiante) pressoché di continuo.

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Cardinale, Santo e Poeta: John Henry Newman

di Alida Airaghi

 

Di John Henry Newman (Londra 1801-Birmingham, 1890), cardinale, teologo e apologista cattolico, si mantiene oggi sensibile memoria non solo nel mondo ecclesiastico per la sua autorità dottrinale, ma più in generale in ambito letterario come raffinato poeta e saggista.
Presbitero anglicano e docente universitario, in gioventù fu figura trainante del Movimento di Oxford, che intendeva spiegare razionalmente i dogmi e la fede cristiana. In seguito a una profonda crisi personale e dopo gravi lutti familiari, si convertì al cattolicesimo e venne ordinato sacerdote nel 1845, quindi elevato al cardinalato nel 1879, beatificato nel 2010 da papa Benedetto XVI, e infine proclamato santo il 13 ottobre 2019 da papa Francesco. Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Certifico la mia esistenza in vita e in morte
Sesso cultura e religione
Monogama nei fine settimana
Poligama poliandrica etero e mono
Dichiaro in cattiva e buona fede
D’essere nata a in e da ma non per

Produco documento della mia cultura
Lingua nazione stato ma non d’animo
Patente identità passaporto assicurazione
Iban codici bancomat tessere a punti
Indirizzo domicilio provvisori e traballanti
Di essere mittente e destinataria
Di lettere bollette petizioni informazioni pubblicità

Dichiaro sotto nessuna responsabilità
Di non riconoscere sempre le mie foto
Di essere inabile al successo e alle guerre
Perfino condominiali per non dire domestiche
Di parlare ai gatti che spesso mi rispondono

Certifico inoltre dichiaro infine
Di esistere senza ombra di dubbio per me e me stessa
Anche quando ogni documento sarà scaduto
Ed è l’unico miracolo che mi aspetto.
In fede.

** Continua a leggere

POESIA E POLITICA. 7. GIAN PIERO STEFANONI

 

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

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MUSEO DI VIA TASSO

A volte ritornano

 

                   per Marek Edelman

 

Conoscono solo la forza

e tu opponi la forza. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Rumi

Morite, morite, di questo amore morite,
se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!

Morite, morite, di questa morte non paventate,
da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!

Morite, morite, da questa carne morite,
non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!

Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!
Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!

Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:
morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!

Morite, morite, uscite da questa nube
usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!

Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 34

Cari scrittori,

non lesinate sui segnaccenti. Gli spagnoli ne fanno un uso smodato, i francesi arrivano a metterne più d’uno sulla stessa parola e noi dovremmo aver paura di distinguere càpitano da capitano; séguito da seguito; abbònati da abbonati; sùbito da subito; prìncipi da principii (meglio ancora principî: povero, bistrattato circonflesso)?

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Lasciar andare

 

Lucio Fontana

«In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e vengo da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». [Gv14,23-29] Continua a leggere

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Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Nell’officina del poeta

 Entriamo ora, con cauta ma attiva curiosità, nell’officina del poeta, dove sono custoditi gli attrezzi del suo lavoro. 
Avendo indicato la musica e il ritmo come componenti primarie della poesia, l’aspetto che ora va insegnato – dapprima gradualmente poi con la velocità adatta per ogni classe – è la metrica. Quando ascoltiamo Sapore di sale, Serenata rap  – o, a ben altro livello, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale dagli “Xenia” di Eugenio Montale – non ci mettiamo subito a calcolare il numero e l’insieme delle sillabe. Eppure, la pianificazione (meglio: l’orchestrazione) del ritmo dei versi è un aspetto importante, perché fornisce l’identità ritmico-sonora di una poesia. Di conseguenza lo è anche la tipologia del componimento: giambi o epodi per la poesia classica, il pentametro giambico shakespeariano, il sonetto, la canzone o l’ottava nella tradizione italiana.  Continua a leggere

Paul Celan

di Giorgio Stella

voi fiori di Germania, o il mio cuore
divien autentico cristallo, al quale
la luce sperimenta se stessa; quando la Germania
Hölderlin, Dall’abisso infatti…

…come alle case degli ebrei (per ricordo della
Gerusalemme distrutta), deve sempre essere
lasciato qualcosa di i n c o m p i u to…
Jean Paul, La valle di Campan

Metti la sbarra: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C’è
il settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme. Continua a leggere

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Ricordo 2

Il Ricordo 2. In onda

I risvolti iniziali riproducono un ammiccante monoscopio televisivo; poi una pagina interamente porpora ed un’altra tutta bianca, con il titolo del fumetto: George Sprott 1894-1975; poi ancora due pagine bianche, nella seconda, in basso, un uomo anziano, voluminoso, un po’ curvo, con cappello e borsa, disegnato di spalle; ed ecco, sotto un cielo stellato, due moderni palazzi, sormontati da lettere cubitali che riportano nuovamente quel nome e quel cognome, George Sprott; e tornano anche, una per pagina, le due date; segue un vignettone a mo’ di fotografia, con tanti personaggi in posa, sorridenti, la dicitura recita: “Le stelle della CKCK, 1966”, e i loro nomi ci sono tutti; quindi una fitta griglia di piccole vignette (la prima contiene un annuncio: “George è nato”), ed in ognuna di esse fluttuano il testone o il corpo del protagonista, da infante e da anziano, mentre il narratore si pone alcuni quesiti non banali, che restano senza risposta; poi una pagina in cui vediamo Sprott al lavoro negli studi televisivi, durante un intervista; e, finalmente, appare il frontespizio, che ribadisce il titolo del fumetto precisando: “Un racconto per immagini di Seth”. Continua a leggere