di Fabrizio Centofanti
Metafisica ironica: definirei così questa raccolta di poesie di un settennio, che Nicola Vitale ha dato alle stampe a cura di Maurizio Cucchi. Non c’è aspetto della vita che non venga contemplato in queste pagine che sorprendono a ogni passo, per la capacità di trasformare i temi più complessi in una diagnosi spiazzante che provoca a una qualche conclusione in proprio. Inutile elencare le occorrenze di una quotidianità che offre il suo semplice esserci come pretesto per incursioni esistenzialiste e – appunto – metafisiche, a metà strada tra l’haiku e l’apologo filosofico. A prevalere, sembra il pessimismo ironico di un’antica saggezza, ma tra le righe appare una simpatia profonda per la vita, un’empatia per l’umano e non solo, visto che un capitolo è dedicato all’enigmatico mondo dei gatti. Molti sono i registri evocati in questo libro: da quello più lineare e immediatamente comprensibile, a quello più complesso, che richiede al lettore di lasciarsi trasportare nella plurisemanticità della parola poetica. Dalla lettura si esce con una domanda più profonda sulla vita, con la convinzione che ci perdiamo sempre qualcosa del suo spessore imprevedibile: ma proprio in questa ricerca possiamo ritrovarci. O forse il leit motiv è un altro: la musica, il ritmo, che non vengono mai meno, che fanno di questi testi un inno discreto a una bellezza di altri mondi, che introducono il lettore in uno scenario di specchi in cui è costretto a interrogarsi su se stesso. Continua a leggere





















