Morite, morite, di questo amore morite,
se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!
Morite, morite, di questa morte non paventate,
da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!
Morite, morite, da questa carne morite,
non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!
Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!
Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!
Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:
morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!
Morite, morite, uscite da questa nube
usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!
Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.
Rumi
Non potevamo che cominciare da qui. Da Rumi. Dalla morte. Da colui che è probabilmente il più grande poeta mistico di tutti i tempi. Dal tema che è il grande rimosso del nostro tempo, la mostruosità inaffrontabile, il dolore inconsolabile.
Probabilmente questi versi sono sempre stati provocatori e capaci di risvegliare le coscienze, ma letti oggi mi sembrano ancora più potenti. Qui non si tratta di accettare la morte, non si tratta di scendere a patti, non si tratta di fare faticosamente i conti con qualcosa che non solo non vorremmo mai vivere, ma della quale non vogliamo nemmeno sentir parlare. E Rumi ci scuote a tal puto da invitarci a morire, Rumi ci canta la morte e di questo canto fa un incantesimo incantatore, Morite, morite! Se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!
Questi versi non possono essere letti una sola volta. Non si possono leggere e poi tornare a fare la vita di prima facendo finta di nulla. Provateci pure se proprio volete. I versi e le singole parole si insinueranno dentro di voi. Cominceranno lentamente a scavare. Cercheranno la vostra più intima profondità, per seminare lì la loro profezia. In un terreno da sempre fertile. Tanto vale non porre alcuna resistenza e anzi, favorire il processo. Leggete questi versi ogni giorno, almeno una volta al giorno. Senza pretendere nulla, senza nemmeno sperare che improvvisamente il grande mistero sia rivelato, solo saprete, senza più dubbio alcuno, di essere vivi in un mistero profondo, e di farne parte. Saprete di essere voi stessi mistero. Leggete ad alta voce, senza la volontà di capire. Solo leggete, e lasciatevi guidare dai versi del grande poeta. Ascoltate la vostra voce cantare la morte. Entrate in armonia con l’antico segreto. Non vi saranno più estranee le notti, né sarà privo di senso il mattino. Piano piano, il profumo della rosa sarà più familiare. La primavera non sarà solo una delle quattro stagioni, anche voi risorgerete nel vento nuovo. Tutto il creato vi apparirà diverso. Le vite degli altri saranno importanti. Tutte. Nemmeno la morte del più bieco assassino vi sarà indifferente. La violenza diventerà intollerabile. L’amore sarà l’unica domanda buona, l’unica risposta giusta – come scrive il grande Valerio Grutt.
E poi scoprirete il silenzio. Essere un flauto silente. Attendere di essere suonati dal Grande Musicista, e per tutto il resto del tempo, tacere.

Non si può leggere un testo di RUMI come questo senza essere immersi nella dolcezza della vita ! Rumi ci affascina sempre, ma quando – nel gran traffico in cui siamo incatenati – ci sentiamo liberati e viviamo. La lettura di “Morite, morite” è un ritiro spirituale di una setimana vissuto in un delizioso giardino. Dopo ci si sente più umani, liberi, gioiosi di poter raggiungere una meta di pienezza.
Bellissimo commento! Grazie!